3 Ottobre 1976 : Prima puntata di Domenica in

Una domenica come tutte le altre, quella del 3 ottobre del 1976 c’è qualcosa di nuovo in quell’Italia fatta di rapimenti, il disastro dell’Icmesa di Seveso, le ferite ancora aperte del terremoto del Friuli, che sta per cambiare, senza ancora saperlo, il proprio modo di vivere il giorno di festa.
Nelle case l’odore del ragù fatto in casa, dell’arrosto con le patate, il caffè con le “pastarelle” si mescola con un silenzio insolito in televisione, che fino a pochi minuti prima era in programmazione un documentario.
Una calma alquanto apparente che sta per essere interrotta da una grande idea nata per necessità: il paese stava affrontando una nuova e profonda fase di difficoltà energetica ed economica, l’aumento del costo della benzina e dell’inflazione ha svuotato le strade e la Rai inventò un modo per trattenere gli italiani in casa, davanti allo schermo, dalle due del pomeriggio fino a dieci minuti prima delle venti.
Dietro le quinte dello Studio 5 di via Teulada a Roma, un uomo cammina con passo misurato. Ha cinquantadue anni, un completo impeccabile e quel sorriso sornione, intramontabile, che gli increspa gli occhi.
È Corrado Mantoni, ma per tutti semplicemente Corrado.
È lui il comandante scelto per guidare la primissima edizione di Domenica In.
Il programma non aveva una vera e propria sigla di testa cantata o animata: il programma si apriva con un semplice motivetto musicale creato dal Maestro Nello Cingherotti mentre il conduttore scriveva in diretta la scritta “Domenica In” su una lavagna si accese la spia rossa della telecamera, Corrado fa un passo avanti, non urla, non aggredisce lo schermo.
Guardava l’obiettivo come se stesse guardando un amico oltre la vetrina di un negozio;
“Buon pomeriggio…” esordisce con quella sua voce profonda e da una sottile e rassicurante ironia romana pronta ad esplodere da un momento all’altro.
Sono bastate due sole battute delle sue, un’alzata di sopracciglio, e l’immenso studio televisivo si trasforma nel salotto di casa di milioni di spettatori.
Il programma è una nave da crociera che viaggia per sei ore con pochissime interruzioni pubblicitarie (dopo il primo intervento di Paolo Valenti per la presentazione della prima giornata di campionato) all’epoca ancora vietate nella fascia pomeridiana.
Corrado si muove tra i vari spazi del programma con grande naturalezza, insomma un padrone di casa davvero impeccabile.
Ci sono i grandi attori del cinema italiano che si prestano a interviste che sembrano più a chiacchierate tra vecchi compagni di scuola, e i siparietti comici, tra un’anteprima del quiz Chi Un due tre dove il concorrente tenterà di indovinare il colpevole di un mini giallo mentre noi bambini di allora non facciamo fatica ad imparare la sigla cantata da Lino Toffolo, Johnny Bassotto.
Siamo calamitati da quel programma, fresco e brillante tanto che riusciamo a vedere sovraimpressione anche solo i risultati di serie A senza conoscere i marcatori in attesa di 90 minuto ed un tempo di un incontro commentato dal telecronista della nazionale Nando Martellini.
Ma ancora prima di vedere, rigorosamente in bianco e nero una sintesi di una partita, ancora spazio a Pippo Baudo e alla puntata di Chi e ai casi del Commissario Serra (interpretato da Alberto Lupo) che si alternerà nelle puntate successive con quello di Cremonesi (Nino Castelnuovo) e il loro fido aiutante il brigadiere Franceschi (Maurizio Micheli)
La forza della Domenica In di Corrado sta tutta in quella dicitura, “contenitore”, che sotto la sua guida non è un freddo elenco di rubriche e appuntamenti ma un flusso continuo di umanità.
Non ci sono le grida della televisione moderna, non c’è la frenesia dei ritmi contemporanei.
C’è il gusto del racconto, della dizione perfetta e, soprattutto, quel garbo ironico con cui il presentatore sapeva “prendere in giro gli ospiti”, il pubblico e, prima di tutto, sé stesso.
Manca poco, la maratona stava tagliando il traguardo, Corrado (non fa trasparire affatto il suo affaticamento) saluta gli italiani stanchi ma felici, augurando loro una buona settimana.
La scatola magica era ancora accesa in attesa del telegiornale ma per ogni italiano si percepì il giorno seguente (visto che ne parlarono tutti, perfino noi bambini in quarta elementare) che non avevamo trascorso un pomeriggio in…utile ma in…sieme a un carissimo amico di famiglia o un parente che ci era venuto a trovare.




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