À bicyclette! (Mathias Mlekuz, 2024)

Yuri, il figlio del regista, dopo un viaggio in bicicletta da La Rochelle a Istanbul si suicida. Il padre decide di rifare il percorso sulle tracce del figlio. Parte film, parte documentario, un road movie sgangherato con due sgangherati interpreti, che non disdegnano scorciatoie in autobus/treno/camper quando il percorso ciclistico risulta troppo impegnativo per la loro carenza fisica. Ma si rifanno tra mangiate e (soprattutto) gran bevute. Pur trattando un argomento pesante risulta leggero e delizioso, un inno alla vita che Yuri non ha saputo trattenere, tra personaggi insoliti (il Normanno dei Carpazi) e situazioni insolite, come la proprietaria dell’Air BnB viennese che non parla una parola d’Inglese ed usa un traduttore automatico con effetti esilaranti. I francesi direbbero “coup de coeur”.

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Leggendo la trama ricorda molto Il Cammino per Santiago con Martin Sheen.

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Non l’ho visto, ma direi di sì. La differenza sostanziale è che Yuri era il figlio di Mlekuz, che ha utilizzato il media cinema come risoluzione per la scomparsa del figlio.

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