Da tempo immemore volevo vedere questo film di un regista abbastanza sconosciuto (Gwing-Gai Lee) con all’attivo 5 titoli, di cui questo é l’esordio, con protagonista l’abituale Simon Yam nel ruolo di un poliziotto trasferito su un’isola sperduta in seguito ad un evento traumatico (il massacro della sua brigata durante una retata).
La vita scorrerebbe pacificamente finché sull’isola sbarcano un gruppo di giovani per fare del campeggio, un marito sopravvissuto all’aggressione della coppia (con annessa uccisione della consorte) e un trio di sicari, che non si contenteranno del loro obiettivo iniziale
Primi 45 minuti pazzeschi, poi il film rientra in binari più risaputi ma mantenendo comunque una gran ferocia e una certa originalità (la morte del cattivo principale o la difesa con dei sassi ne sono due esempi).
Se l’aggressione sensoriale iniziale, tra suoni, montaggio e immagini, fosse continuata durante tutta la durata della pellicola saremmo di fronte ad un capolavoro, ma il film rimane comunque memorabile ed é un peccato che gli altri film del regista sembrino ben più convenzionali.
Qualche foto, che in ogni caso non potrà rendere appieno il delirio iniziale:
ce l’avevo anch’io in watchlist da tempo immemore (1998) e l’ho depennato solo oggi dopo la miseria di 28 anni. il titolo si direbbe la parafrasi di 98’ senza legge e non c’è dubbio che quella narrativa sia assolutamente contumace, caotica a voler proprio minimizzare. che sia del tutto fuori dai coppi non c’è dubbio, ma non avere un mezzo straccetto di racconto da seguire né dei personaggi da riconoscere e ai quali affezionarsi mette anche la pazienza e la clemenza a dura prova e già dopo 30-35’ di coiti d’emblè, stupri, gente che si prende a legnate e coltellate, sparatorie senza capire una mezza cippalippa di chi sta facendo cosa e perché può facilmente arrecare prolassi scrotali importanti.
devo anche dire che rispetto a tutto quel che ne ho letto e udito in giro specie da quanti l’hanno esaltato l’avevo fantasticato molto più graficamente ingestibile e dalle parti del cat III più incarognito (chessò, ai livelli da red flag dei coevi the untold story o run and kill), ma il marasma di botte spari e lame per quanto scassaneuroni non si sopraeleva mai oltre gli eccessi cui ci aveva abituato il periodo e il filone, per quanto ho letto di coltellate nella vagina e sevizie su bambine che nella visione da me vista, pari alle running time, non risultano affatto pervenute. quindi, ecco, non vale neanche come splatterfeast e ci si deve sforzare di prenderlo per uno sfizio sperimentale dove il montaggio è avvenuto tirando per aria le bobine, fettucciandole al volo col decespugliatore e incollando tra loro i pezzi raccolti a casaccio.
non si sa davvero cosa dirne e se ciò è un bene o un male lo lascio decidere agli amanti dello sprezzo del pericolo.