A real pain (Jesse Eisenberg, 2024)

Due cugini americani, i Kaplan, si ritrovano dopo un po’ di tempo per un viaggio in Polonia alla ricerca delle loro radici ebree in onore della loro adorata nonna paterna. A Varsavia troveranno un giovane inglese non ebreo che farà da guida, una donna (un’irriconoscibile Jennifer Grey) appena lasciata dal marito, una coppia di anziani coniugi, tutti americani e tutti ebrei anche loro, e un giovane ruandese che da dieci anni ha abbracciato la religione ebraica. L’unico che ha conosciuto il dolore della deportazione è proprio quest’ultimo che è riuscito insieme alla madre a scappare in tempo dal Ruanda altrimenti sarebbe stato ucciso. Gli altri che per questioni anagrafiche non hanno conosciuto l’Olocausto hanno avuto comunque dei parenti che lo hanno vissuto in prima persona. Dei due cugini quello che risentirà più del viaggio, da qui il titolo, è proprio quello apparentemente il più solare Jessie (Culkin).

Eisenberg alla seconda regia, fai i conti con le sue origini ebree e mette in scena un’idea che effettivamente è originale (un gruppo di turisti sostanzialmente svagati che conoscono l’Olocausto per sentito dire o poco più). Come regista sa il fatto suo il problema è che lascia troppo spazio al co-protagonista che non sta zitto un momento (vincitore comunque del Golden Globe). Non ci sono particolari drammi, il film finisce esattamente come inizia con Jessie in attesa dell’aereo. Apprezzabile anche la durata limitata (1 ora e 29 al netto dei titoli di coda). Da noi solo dal 27 febbraio. E vabbè.

Molto bello, divertente senza sbracare, consapevole dell’argomento, toccante il giusto. E bravissimo Culkin, il disagio nella prima scena si capisce meglio in quella finale

sta in aeroporto perché non ha una casa

Mi ha ricordato John Candy. :cry:

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