Che bello riuscire ad andare al cinema qui e vedere un gran film, che non sia il solito blockbuster, una marvellata scema o l’ennesimo boombox di Sor Nolan. E anche se eravamo solo in 8 al cinema, nessuno ha fiatato o se n’è andatoper le 2 ore e 30, a differenza di Oppenheimer dove alla fine eravamo rimasti soli. Anatomia di una caduta, o meglio anatomia di una coppia, capisco la Palma d’Oro a Cannes, Triet gira bene ma distaccata, da entmologa (Kubrick?), il cast è da applausi, dalla glaciale Sandra Hüller a Swann Arlaud, Antoine Reinartz è un grandissimo figlio di…, ma gli applausi a scena aperta sono per il bambino, Milo Machado Graner, nonché per il cane, Messi, che inizia e finisce il film. Andatelo a vedere.
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Insisto e persisto. Distribuire un film cinque mesi dopo l’uscita in un qualsivoglia festival è assurdo. Più che mai se quel festival si chiama Cannes e ancora più che mai se quel festival lo vinci. È vero che in Francia è uscito solo a fine agosto ma in Italia potevano andarci di seguito e non aspettare fine ottobre. Tra l’altro nel film è uscito lo stesso giorno di quello di Paola Cortellesi rimanendone schiacciato.
Guarda che io non abito in Italia, quindi 3 o 4 o 5 mesi, già il fatto che un film del genere qui esca è tutto grasso che cola.