Banditi a Milano (C. Lizzani, 1968)


BANDITI A MILANO (1968) - Carlo Lizzani
Con: Gian Maria Volontè, Don Backy, Ezio Sancrotti, Tomas Milian, Ray Lovelock, Laura Solari, Carla Gravina…
Soggetto: Carlo Lizzani
Sceneggiatura: Carlo Lizzani, Dino Maiuri, Massimo De Rita
Musiche: Riz Ortolani

http://www.pollanetsquad.it/film.asp?PollNum=32


Visto la scorsa settimana in cineteca. La qualità della copia ve la lascio immaginare, tutta la prima parte “documentaristica” è mutilata e piena di salti, in pratica ci si capisce poco, ma non essendo propedeutica al resto vabbè ci si può passare sopra. Per fortuna il resto del film non risente di salti e si può considerare vedibile. Del resto buona grazia che ce ne siano ancora copie da proiettare. Segnalo anche una più che discreta quantità di pubblico di età variegata.
Il film a me è piaciuto (era la mia prima visione), c’è anche più azione di quella che mi aspettavo, e poi la figata è stata cercare di riconoscere i posti in cui si svolge l’azione milanese a distanza di 40 anni. Tra l’altro credo di poter dire che anche alcuni esterni che volevano essere intesi svolti a Torino secondo me erano girati a Milano (ma magari dico una stupidata). Volontè mi ha letteralmente fatto impazzire, con quella parlata piemontese e quell’aria strafottente (il Cavallerissimo !!!), assolutamente impareggiabile, il siparietto post arresto poi è da standing ovation. Strana anche la parte di Milian che fa un commissario un po’ dimesso, che sembra essere lì un po’ per caso.
Qualcuno sa se l’azione del film rispecchia effettivamente la cronaca ? Prima di uscire ne ho parlato con mia madre che mi ha raccontato i suoi ricordi di quella giornata e in linea di massima era tutto abbastanza corrispondente…

a quanto ho letto, la narrazione rispecchia in modo molto fedele la cronaca. anche nel dettaglio delle uccisioni dei passanti e della cattura dei banditi, grazie alla segnalazione della salumiera nel paesino. ma, soprattutto, sono molto curati i personaggi. ovvio, qua e là si romanza un po’ il tutto, ma lizzani si è molto attenuto alla cronaca. e credo, ma è una mia interpretazione, che l’inizio documentaristico sia stato inserito (malamente) proprio per sottolineare il taglio cronachistico sulle avventure del cavellerissimo. accusati di aver esagerato con l’istrionismo sul personaggio di cavallero, sia lizzani sia volonté confermarono di aver dovuto addirittura abbassare i toni rispetto al vero cavallero, sopra le righe in ogni sua manifestazione. ho letto su l’Europeo, qualche anno fa, che durante il processo lui e i suoi compari non la smettevano mai di ridere, di vantarsi delle loro azioni e di cantare canzoni partigiane. poi, in carcere, cambiò vita e arrivò a fare volontariato per un’associazione cattolica, proprio qualche anno prima di morire. un personaggio decisamente singolare.

grandissimo film!Uno dei migliori poliziotteschi!Ottimo Volontè!

DAVVERO FORSE IL PIù BEL FILM DI CARLO LIZZANI e per l’epoca, 1968, credo il più violento film italiano. Colonna sonora straordinaria di riz ortolani e montaggio ellittico che neanche Di Leo è riuscito mai ad eguagliare.

concordo, peccato solo la prima parte che proprio stride con il resto del film e manda a picco la tensione narrativa

che io sappia, come dice gianmaria, il film ricalca molto fedelmente la cronaca… il camionista ucciso, il ragazzo che andava a giocare a tennis, l’invalido civile che indicò alla polizia l’auto dei banditi (e che poi si sentì male e qualche giorno dopo morì per l’emozione), rovoletto (l’autista) colpito ad un braccio da una pallottola, perfino che due poliziotti speronarono la 1100 dei banditi con una 850 è preso pari pari dalla cronaca

a me poi personalmente il prologo documentario non dispiace, belle musiche, qualche facciotto molto azzeccato tipo il magnaccione che rimorchia la giovane ingenua al concorso canoro e poi la induce alla prostituzione, etc.

la mia supposizione personale è che lizzani gira che ti rigira non aveva poi molto su cui basare il film, se non la cronaca di quel folle pomeriggio… non credo che cavallero e soci avessero raccontato molto dopo la loro cattura, e il processo credo che iniziò quando il film uscì

>non credo che cavallero e soci avessero raccontato molto dopo la loro cattura

qui, secondo me, sbagli, perché il cavallero è sempre stato molto ciarliero e prodigo di dettagli sulle sue imprese. comunque, può essere che l’incipit documentaristico sia stato appiccicato per mancanza di metraggio, ma mi sembra più probabile che sia stato voluto per rafforzare nello spettatore l’idea del film-verità, rigoroso nella ricostruzione. il problema, imho, non è tanto se l’introduzione è bella o brutta in sé, ma che fa a cazzotti con il resto del film

Mah, a cazzotti propriamente non lo so, in fin dei conti potrebbe anche servire a dare allo spettatore un quadro dell’epoca in cui contestualizzare la storia.
In quanto alla possibilità di collaborazione del Cavallero, per me Lizzani aveva paura di perdere il posto…“Uè Cottolengo fai spazio al Cavallerissimo, te la faccio io la regia di stò filmetto !!!” :lol:

>Mah, a cazzotti propriamente non lo so, in fin dei conti potrebbe anche servire a dare allo spettatore un quadro dell’epoca in cui contestualizzare la storia

sono d’accordo con te, a livello di contenuti, secondo me fa a cazzotti a livello stilistico

Ma, a parte le chiacchiere, quando esce il dvd restaurato? Nessuno si preoccupa o ci sono problemi di diritti? Così come SAN BABILA ORE 20: UN DELITTO INUTILE…nessuno sembra preoccuparsi di restaurare questi 2 film di LIZZANI, a differenza de STORIE DI VITA E MALAVITA rieditato (si fà x dire) dalla rarovideo. Chi sà qualcosa prego risponda.

banditi a milano è (era) della paramount, che un pò di tempo fa ha ceduto i diritti a La7 per qualche film (The italian job, Diabolik, banditi a milano e poi non so) e per i primi contestualmente ci ha fatto anche dei dvd

per banditi a milano invece no, perchè, boh?

forse i materiali non sono all’altezza e dovrebbero essere restaurati investendo un pozzo di soldi che poi pensano non gli tornano indietro, chilosa, bisognerebbe chiedere a loro

IMPERDIBILE

25 GIUGNO ORE 02.50 LA7

Semplicemente Fantastico!!!
Molte soluzioni usate già in quel film da lizzani nel 1968 a Hollywood furono spacciate per " assolutamente innovative" 25/30 anni più tardi!!!

" Bisogna aspettare molto per rendere giustizia alle cose"
Mi ricordo ancora che prima che Quentin Tarantino lusingasse Roma Calibro 9(o era Milano???) al festival del cinema,per moltissima gente erano solo
B-Movies, Film spazzatura, Film insignificanti di un periodo rabbioso e infecondo.

Ciao!!!

Milano calibro 9

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Povero Cavallero…
…a fare la suorina al SERMIG!

Come si suol dire, dalla padella alla brace!
Questo percorso di redenzione in extremis secondo me invece che riabilitarlo lo copre ancor più di ridicolo… un po’ di amor proprio!
Non puoi fare una tale strage e poi fare certe affermazioni, e poi seguire un percorso di questo tipo! Mi pare un tentativo davvero troppo disperato di riuscire a recuperare la pace interiore…

Cmq non posso giudicare, dovrei almeno leggermi il libro prima… Anche se temo già di sapere cosa potrebbe esserci scritto, non sopporterei fosse infarcito di postumi mea culpa e via dicendo…

Ma è vero che il gruppo dichiarò che faceva le rapine in vista del finanziamento di un’eventuale imminente rivoluzione proletaria? Nel film quest’aspetto viene messo in evidenza poco o nulla, Cavallero viene dipinto come un uomo di estrazione proletaria avido di ricchezza e lusso, che rinnega le sue origini e il suo passato. Facendo qualche ricerchina in internet pare non fosse proprio così…
Pare che l’organizzazione della banda volesse rispecchiare fedelmente quella di un Gap

Ecco qui due sue lettere scritte da San Vittore:

  • Lettera di Piero Cavallero – San Vittore.

Milano, 3 maggio 1971.
Il mio passato, la mia giovinezza, il Partito, i compagni, le lotte, tutto ciò che mi diede gioia e gusto di vivere, e che ho perduto, mi è balzato agli occhi, per un attimo […]. Ho un grumo di rabbia e di disperazione, dentro, soprattutto con me stesso. Vedi, non mi duole d’aver perso tutto, mi duole d’aver distrutto in me stesso il mio vero oggetto d’amore! il legame con il movimento rivoluzionario. Ognuno di noi si realizza pienamente solo abolendo ogni falsa coscienza, unificando la sua vita – e pacificandola – nell’identità tra la buona coscienza e il buon comportamento. Ognuno si ritrova solamente nell’ambiente, nel modo di vita che coincide con le sue aspirazioni, le sue credenze; per me la buona coscienza era ed è la coscienza di classe, e la mia classe è il proletariato – era… accidenti! – Perciò solo nel proletariato e nella sua avanguardia mi ritrovo, e posso vivere.
Non eravamo una “banda”. Abbiamo cercato di essere un’organizzazione, un Gap; anche in pochi, ciò sarebbe bastato a rompere la cappa di piombo, nella Torino '60. Poi abbiamo fatto un casino. Io mi sono comportato come un bastardo borghese, in un certo senso. Così quel che di buono c’era in noi e nei nostri progetti, è finito in merda. È stato inutile che io abbia studiato per anni i “sacri” testi di Carlo, Giuseppe, Vladimiro, eccetera, o che noi abbiamo per anni vissuto la vita di partito. O che abbiamo imparato a diventare abili combattenti, rotti a tutte le difficoltà, i pericoli, le astuzie della guerriglia e della illegalità. E la colpa è solo mia. Questo è quanto mi rode dentro. Oggi anche noi avremmo potuto essere utili, in Italia e altrove. E invece… Non è solo il fatto di “essere dentro”, almeno per me. È qualcosa di più grave, insuperabile, è l’impossibilità di “rientrare” nel movimento rivoluzionario, è la squalificazione morale e politica, irreversibile. In questo senso mi sono “dannato”, ho “perso l’anima” e la tentazione di compiere il salto definitivo – passare al nemico – c’è stata. Ma è un salto che non ho potuto compiere, c’è una impossibilità assoluta; anche se sono squalificato, anche se sono solo, anche se sono ormai libero moralmente – essendo materialmente schiavo – di scendere ad ogni compromesso, tuttavia non posso farlo, sarebbe un suicidio. Ho già perso tutto, almeno voglio restare in pace con la mia coscienza.
È tremendamente difficile parlare coi detenuti, il passato, la condanna, lo stigma sociale, la condizione di illibertà eccitano il sospetto contro di noi. È come un circolo vizioso: la rieducazione proposta dal sistema borghese è impossibile, ingannevole, qualsiasi metodo si adotti; l’opinione comune, comprendendo benissimo questi risultati – se non le cause – si ribella a una politica di migliorie carcerarie, a una maggior libertà nel carcere, alle riduzioni di pena. Per spezzare questo circolo, è necessario non solo un’opera di denuncia della situazione disastrosa esistente nel carcere, ma l’indicazione concreta di quel che si deve fare per recuperare socialmente il detenuto. E recuperarlo socialmente non nel senso dato a questa parola dalla letteratura borghese, ma come acquisizione di coscienza rivoluzionaria – questa è l’unica rieducazione possibile e auspicabile. Credo che il fine immediato sia la chiarificazione del problema nostro – e del sottoproletariato in generale – di fronte alla classe operaia, spiegando bene a questa che non noi, ma i borghesi, i poliziotti, i magistrati, sono i suoi nemici reali, e che le tesi dominanti sulla pena, la detenzione, il trattamento sono ingannevoli, tendono solo a riprodurre la criminalità e aumentare le frange sociali.

  • Lettera di Piero Cavallero – San Vittore.

Milano, 12 agosto 1971.
L’importante è evitare compromessi e collaborazionismi di qualsiasi tipo. Anzi, ti dirò, l’unico di noi che ha tentato una via che potenzialmente poteva condurre al compromesso, sono stato io. L’ho fatto per motivi molto seri, con intenti precisi e con lealtà, apertissimamente, ma è stato solo un tentativo in quanto, pur con tutta la serietà e l’onestà, non è possibile rimanere puliti, battendo strade ambigue… Ma ciò appartiene al passato, e durò un breve periodo di tempo, giusto il tempo per sperimentare di persona quanto sia pericolosa ogni illusione che si fondi sulla esclusione del concetto di “classe”. L’unica discriminante passa tra le diverse posizioni rispetto all’esercizio del dominio, il bene e il male, il giusto e l’ingiusto hanno un contenuto di classe e non è manicheismo questo ma rispetto della verità, aderenza al reale. Lo diceva anche Gramsci: ogni spirito è “spirito di corpo”, cioè prende partito, fa una scelta, e poi sai bene qual è la definizione leninista della morale… Insomma non c’è dubbio alcuno: il male è dalla parte delle classi dominanti, il combatterle e l’abolirle non solo è “necessario” ma è anche morale. Se ho compiuto alcune “scivolate” nella mia vita (che in ogni caso non hanno mai danneggiato la mia classe) ciò è venuto da qualche sovrapposizione… piccolo-borghese. Ti ripeto che mi riferisco – per me – al passato; ora le cose sono molto diverse.
È molto importante quel che state facendo per la “risocializzazione” del detenuto. In effetti, anche se limitata e parziale, l’unica proposta di soluzione valida è la vostra, è limitata appunto in quanto siamo in un contesto politico e sociale che non permette iniziative più ampie. Ed è giusto condurre avanti sia la critica teorica, sul piano della confutazione degli schemi “rieducativi” (?) attuali, e la critica politica, con la realizzazione di risultati concreti alternativi, proprio sul piano del rendimento “produttivo”: carcere come luogo e come momento produttivo, ma in cui la produzione materiale delle cose è sostituita dalla posizione materiale di “uomini coscienti”… nel significato che diamo noi all’essere coscienti. Si tratta insomma di proporre il carcere come momento di “coscientizzazione”, e un uso del carcere alternativo a quello proposto e attuato dal “dominio”. Ciò implica una serie di iniziative a tutti i livelli e una azione diretta verso il detenuto, parallela ad una azione chiarificatrice, e demistificatrice, diretta verso il pubblico (proletario).
Ti prego di tenerci al corrente di ciò che fate, è molto importante.

Questo libro sembra decisamente bello e interessante:

http://www.unilibro.it/find_buy/product.asp?sku=211038&idaff=0

Pare che durante la detenzione Cavallero abbia affinato il suo spirito dedicandosi anche alla pittura ad olio.

sto cercando il Dvd di Banditi a Milano, volevo sapere esistono piu edizioni??? Nel caso quale mi consigliate???

Non esistono edizioni in dvd. Al momento circola una buona registrazione tv (mi sembra da La7).