BXL (Mounir Ait Hamou e Ish Ait Hamou, 2024)

Film belga che getta uno sguardo critico ed attento sulle dinamiche che portano alla radicalizzazione ed agli estremismi.

Come dice il titolo protagonista è la città di Bruxelles, però per sineddoche si sta parlando dell’Europa e delle sue politiche in materia di accoglienza, di immigrazione, di inclusione.

La storia è ambientata nel quartiere di Molenbeek, una parte della città che è abitata soprattutto da cittadini immigrati. Seguendo la storia di due fratelli di origine musulmana e dei lor amici capiamo come sia difficile riuscire ad integrarsi in un paese occidentale, un paese che in teoria è una democrazia nella quale vi è libertà di pensiero e di parola, nella quale tutti hanno le stesse opportunità e sono uguali di fronte alla legge. La pellicola ci fa un reset mentale, ci mette di fronte alle nostre illusioni ed alle nostre ipocrisie e ci fa vedere concretamente come invece provenire da un’altra cultura, avere tradizioni diverse ed una pelle con un’altra pigmentazione costituisca ancora uno stigma. Come non sia vero che tutti abbiano le stesse opportunità, quanto sia difficile emanciparsi da un contesto socioculturale al quale sei legato fin dalla nascita e nel quale molto spesso resti intrappolato per tutta la tua esistenza a causa del pregiudizio esercitato dalla società che ti ospita e che, nonostante le aperture presenti sulla carta, non ti consenta realmente di accedere concretamente agli stumenti che possono permetterti un’emancipazione.
Cambiare vita è difficile anche perché la gabbia che ti imprigiona è spesso invisibile e subdola, è composta dai preconcetti e dalle chiusure mentali delle persone intorno a te, che hanno una visione rigida e talvolta cieca (anche inconsapevolmente) e non ti permettono di evolvere liberamente, privandoti delle opportunità alle quali invece in teoria tu avresti diritto. Peggio: spesso queste chiusure, queste strade sbarrate, questi vicoli ciechi nei quali un immigrato si trova bloccato dipendono da storture istituzionali, ostacoli messi a tuo detrimento dall’apparato legale e burocratico di un mondo, quello occidentale, che in fondo fatica ad accettare intrinsecamente le migrazioni ed il melting pot che ne deriva come effetto collaterale della globalizzazione e delle disparità sociali che sono linfa vitale di questo nostro capitalismo selvaggio.

Ed è così che anche il migrante che davvero mira ad un cambiamento, ad una trasformazione, ad un riscatto sociale può invece incappare nel fenomeno della radicalizzazione ed iniziare ad odiare sempre più questo “occidente” che lo ospita… Con le conseguenza che ben conosciamo, soprattutto a Bruxelles (il tema degli attentati fa ahime da scomodo sottofondo non esplicito a tutta la vicenda narrata).

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