Incredibile pellicola del tutto sui generis, caratterizzata da uno smisurato amore per il cinema, al quale rende omaggio attraverso un originalissimo tributo.
Capitan Celluloide si adopera a favore di un’associazione cinefila che si occupa di preservare e conservare i più grandi capolavori del cinema. Il suo antagonista è il Maestro Duplicatore, un energumeno incappucciato in nero che cerca in ogni modo di sottrarre le più preziose pellicole conservate dall’associazione per realizzarne delle copie pirata da immettere sul mercato.
Il film comincia col ritrovamento della (ahimé tuttora perduta) versione integrale di Rapacità di Von Stroheim e con l’ingegnosa macchinazione messa in atto dal Maestro Duplicatore per appropriarsene.
Tra scazzottate, azione e inseguimenti, e con l’ausilio di fantasiosissimi gadget tecnologici che strizzano l’occhiolino alla sci-fi d’antan (un raggio smaterializzatore, un apparecchio per rendere invisibili, un raggio ipnotizzatore e tanto altro ancora), il film procede con brio fino all’inevitabile happy ending.
La pellicola, pur avendo una colonna sonora ambientale, è girata senza dialoghi e con lo stesso stile recitativo un po’ iperrealista del cinema muto, con tanto di cartelli che riportano attraverso le didascalie le parole dei personaggi. La vicenda è suddivisa in quattro brevi parti, ciascuna dotata di titoli di testa e coda, facendo il verso alle serie cinematografiche dei primordi come Za la mort o Fantomas.
Un’operazione bizzarra e decisamente gradevole, vista anche la scarsa durata consiglio caldamente la visione.