Una famiglia che vive in povertà nel rurale interior brasiliano accetta di nascondere un criminale argentino che ha inscenato la sua morte.
Film d’esordio per questa regista brasiliana che è anche autrice della sceneggiatura; da qualche parte ho letto che si tratta di una black comedy, non sono del tutto d’accordo con questa definizione.
È anche difficile definirlo un dramma, per quanto l’impostazione soprattutto iniziale sembri andare in quella direzione.
In realtà ogni spunto che possa indirizzare al dramma, piuttosto che alla commedia o al grottesco viene smorzato per passare ad altro, creando un’atmosfera vaga che è la cosa che ho più apprezzato del film.
In linea di massima ci sono dei lievi toni da commedia (sì, dai, possiamo dire commedia nera) che serpeggiano lungo tutta la pellicola, un leggero senso dell’assurdo.
Il ritmo, più che lento, è pigro.
Pigro come quell’ambiente rurale in cui si svolge, con i suoi tempi, i suoi vezzi, i suoi suoni.
Ma attenzione, non è che non succeda niente – è che tutto succede sottotraccia. Forse succede più di quel che appare.
C’è molto di accennato e non spiegato nella storia, c’è molto di suggerito ma anche di taciuto, è evidente che ci sono dei segreti ma non sappiamo chi sa che cosa, questo provoca un senso di straniamento verso i personaggi - tutti ben caratterizzati ma allo stesso tempo indecifrabili – e anche la violenza sembra sempre lì lì per manifestarsi, pigramente o con una deflagrazione.
Mi è piaciuto davvero molto.