Cash? Cash! (Paul Collet, 1967)

Filmetto underground belga low budget, quasi realizzato tra amici, che però ha diverse sfaccettature interessanti.

Innanzitutto bello l’inizio godardiano, in cui si presentano produttori, regista, attori e sinossi, quasi come se si fosse di fronte ad un documento di nulla osta ministeriale ma realizzato con parole ed immagini.
Poi si prosegue sulla falsariga dell’avanguardia con una bella sequenza in cui la protagonista Brigitte posa come fotomodella, sequenza realizzata con l’alternanza di immagini in movimento e quadri fissi, come se fossero gli scatti del fotografo.

Da qui in poi il film procede canonicamente a livello di struttura narrativa, ma sono i contenuti che vogliono essere non dico eversivi, ma quantomeno portatori di valori libertari e “di rottura” rispetto alla società dell’epoca (teniamo presente che era il 1967).
I protagonisti sono dei giovani che non seguono dei principi etici, ma si muovono unicamente in funzione del vantaggio individuale alla ricerca del dio danaro (come dice il titolo stesso). Sono dei giovani che si comportano in modo anticonformista (infrangere le norme sociali - fanno rapine e furti, non rispettano il codice della strada - e superare i tabù sessuali, disporre liberamente del proprio corpo - le ragazze sono quasi tutte delle fotomodelle di nudo e i ragazzi dei playboy libertini) ma sono al tempo stesso schiavi del consumismo: bottiglia di coca cola sempre in mano e desiderio di auto sportive e soldi facili per soddisfare i propri vizi.

E così si mettono a ricattare un uomo potente con delle foto compromettenti della figlia, scatenando però ritorsioni e vendette; un noir atipico e anticonformista, che racconta una generazione che ha perso i punti di riferimento.

Nel finale una lunga sequenza di inseguimento tipicamente fiamminga, tra corse in auto nella nebbia dei campi (incredibile rendersi conto che già allora lì accanto ala strada per i veicoli a motore c’era la pista ciclabile), ponti che si sollevano sui canali e traghetti di linea che solcano flemmatici le acque.

Degni di nota anche i titoli di testa psichedelici simil “op art” con la magnifica eponima canzoncina pop che ti si fissa nel cervello.

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