David Gilmour - On An Island

Finalmente il comunicato stampa sul disco solista di David Gilmour, che uscirà il 6 marzo 2006, giorno del suo 60° compleanno. Un disco solita, che da un punto di vista musicale oltre alle note atmosfere floydiane, offre la personale visione di Gilmour, della sua chittarra e della sua inconfondibile voce, e attraversa vari stili, tra cui folk, jazz, musica orchestrale e rock. L’orchestrazione è curata dal compositore polacco Zbigniew Preisner e oltre a lui ci sono tante altre collaborazioni importanti, con ospiti quali David Crosby e Graham Nash, Robert Wyatt, Caroline Dale, Alasdair Molloy, Jools Holland e anche cari compagni dell’avventura Pink Floyd, come il bassista Guy Pratt e il grandissimo Richard Wright.
Alcune curiosità… Nell’album troviamo anche Rado (aka Bob) Klose, chitarrista che faceva parte dei Pink Floyd al tempo dei primissimi esordi !
Ancora vede la collaborazione della moglie Polly Samson, come già in Division Bell, (stavolta oltre ai testi interviene anche con piano e voce).
Particolare, infine, è che Gilmour suona vari strumenti, tra cui anche il sax, in cui si era cimentato qualche anno fa insieme al figlio, che lo stava imparando.

    Nell'album, , troviamo canzoni e brani strumentali, e per Gilmour rappresenta un importante punto di arrivo artistico, ed anche qualcosa che lo ha veramente entusiasmato.

TRACK LIST
[ul]
[li]Castellorizon [/li][li]On An Island [/li][li]The Blue [/li][li]Take a Breath [/li][li]Red Sky at Night [/li][li]This Heaven [/li][li]Then I Close My Eyes [/li][li]Smile [/li][li]A Pocketful of Stones [/li][li]Where We Start[/ul] [/li] Ecco i crediti dell’Album
[SIZE=4]Castellorizon
(Gilmour)

David - guitar[/SIZE]
[SIZE=4]On An Island
(Gilmour/GilmourSamson)

David - vocals, guitars, electric piano, percussion
David Crosby - vocals
Graham Nash - vocals
Richard Wright - Hammond organ
Rado Klose - guitar
Guy Pratt - bass
Andy Newmark - drums[/SIZE]
[SIZE=4]The Blue
(Gilmour/Samson)

David - vocals, guitars, bass, percussion, piano
Richard Wright - vocals
Andy Newmark - drums
Jools Holland - piano
Chris Stainton - Hammond organ
Rado Klose - guitar
Polly Samson - piano[/SIZE]
[SIZE=4]Take A Breath
(Gilmour/Samson)

David - vocals, guitars
Guy Pratt - bass
Ged Lynch - drums
Phil Manzanera - keyboard
Leszek Mozdzer - piano
Caroline Dale - cello[/SIZE]
Red Sky At Night
(Gilmour)

David - guitars, saxophone
Caroline Dale - cello
Chris Laurence - double bass
Ilan Eshkeri - programming
This Heaven
(Gilmour/GilmourSamson)

David - guitars, vocals, bass
Georgie Fame - Hammond organ
Phil Manzanera - keyboards
Andy Newmark - drums
Drum samples courtesy of Adam Topol and Jack Johnson
Then I Close My Eyes
(Gilmour)

David - guitars, bass harmonica, cumbus
B J Cole - Weissenborn guitar
Phil Manzanera - piano
Robert Wyatt - cornet, voice, percussion
Andy Newmark - percussion
Caroline Dale - cello
Alasdair Malloy - glass harmonica
[SIZE=4]Smile
(Gilmour/Samson)

David - guitars, vocals, percussion, Hammond organ, bass
Willie Wilson - drums
Polly Samson - vocals[/SIZE]
A Pocketful Of Stones
(Gilmour/Samson)

David - guitars, vocals, Hammond organ, piano, bass, percussion
Leszek Mozdzer - piano
Lucy Wakeford - harp
Alasdair Malloy - glass harmonica
Chris Laurence - double bass
Chris Thomas - keyboard
Ilan Eshkeri - programming
[SIZE=4]Where We Start
(Gilmour)

David - guitars, vocals, bass, percussion, Hammond organ
Andy Newmark - drums[/SIZE]
Orchestral arrangements:
Conducted by Robert Ziegler
Orchestra recorded at Abbey Road Studios by Simon Rhodes
Orchestral Leader David Juritz
Strings contracted by Hilary Skewes, Buick Production Ltd
Produced by David Gilmour, Phil Manzanera and Chris Thomas
Recorded by Andy Jackson and David Gilmour
Assisted by Damon Iddins, Devin Workman and Jamie Johnson. Technical support by Phil Taylor
Recorded at Astoria, Abbey Road, British Grove, Gallery Studio and at home

Prospettive appetitose. Orribile la copertina in stile Pooh.

Lo compreremo in cinque: io, shangai joe e i parenti stretti di Gilmour. Sebbene io sia un watersiano assoluto e detesti la svolta impressa da Gilmour agli ultimi Pink Floyd. Infatti ritengo che Gilmour abbia fatto molto meglio come solista (David Gilmour, about face) che come leader del gruppo nel dopo- Waters. A proposito di quest’ultimo: ma “ça ira” - capolavoro - non se lo è inculato proprio nessuno? Dal mio thread caduto nel vuoto sembrerebbe proprio così…

Concordo sulla copertina da baci Perugina…io Gilmour l’ho sempre seguito in quanto chitarrista, e ti dirò che in “the Division bell”, pur essendo lontano anni luce dai vecchi lirismi Floydiani, offre sicuramente il meglio di se, sia come autore che come strumentista sfoggiando una tecnica pressochè perfetta…in realtà io odio “momentary laps of reason” che, come da titolo, è stata per fortuna solo una Momentary laps…

…per quanto riguarda l’opera di Waters, sono ancora in attesa che qualcuno me la regali…:rolleyes:

Una nota riguardo i collaboratori, sarebbe stato interessante un Manzanera in veste di chitarrista invece che come tastierista, magari dal confronto poteva venir fuori qualche spunto interessante.

la collaborazione con Manzanera credo sia poco più che formale…ha presenziato come testimone al suo matrimonio…e comunque quando scende in campo Gilmour, non c’è spazio (giustamente) per altri chitarristi…(in special modo se è un suo album solista…)

Si, lo sò, è che mi stuzzicava l’idea essendo estimatore di Manzanera.

che effettivamente nei Roxy Music ci può stare…poteva essere effettivamente un esperimento curioso, ma trattandosi di un album solista di Gilmour lo preferisco protagonista assoluto…

ma che scherzi? E a me dove mi metti? Lo prenderò appena uscito nei negozi. Ho preso Ca ira, figuriamoci… Opera lirica a parer mio (e non solo, da quanto ho letto) di nessun interesse, due palle e di Waters manco l’ombra, quanto a voce. Il disco 2 ho fatto fatica a finirlo. Sta lì nello scaffale, dubito che lo reinserirò. Quanto alla cover di gilmour… beh, insomma, le cover dei Pooh fanno parecchio più schifo. Graficamente è quanto di peggio (salvo rarissimi casi) si possa vedere in Italia, a parer mio. DIVISION BELL non è FINAL CUT, non è MORE o UMMAGUMMA, ma non è nemmeno MOMENTARY LAPSE OF REASON, e alcuni momenti splendidi li contiene.

Scusa, ma che c’azzecca la voce di Waters in ça ira? Lui in questo caso è soltanto il compositore. E’ un’opera lirica, appunto, e nelle opere liriche di solito cantano tenori e soprano, mica chi l’ha composta… In ogni caso, se si conosce a fondo lo stile di Waters ci si accorgerà di come ça ira sia fitta di suggestioni watersiane, proprio dal punto di vista melodico e compositivo. Sull’apprezzamento e sull’interesse non mi pronuncio, i gusti sono gusti.

è proprio questo che mi spingerà all’acquisto…Waters ha comunque dei canoni molto fissi che raggiungono l’apice dell’evidenza in “The final cut” ma che si ripetono da “Obscured by clouds”…ed è proprio questo il bello, perchè è esattamente quello che voglio ascoltare.

Non c’azzecca nulla, ma siccome io ho comprato il disco quando non ne sapevo ancora praticamente niente, speravo di sentire il suo apporto (che in parte si sente inevitabilmente, visto che l’ha scritta lui) molto di più. Io mi permetto di dire che lo stile di Waters lo conosco piuttosto bene (tra live in casetta e vinile, dischi ufficiali dei Floyd e compagnia raggiungo i 300 pezzi, circa, ascolto Floyd da quando avevo 15 anni e non mi sono ancora stancato) e le suggestioni watersiane non le ho proprio sentite se non molto marginalmente e, come dicevo, inevitabilmente. Nel senso che la musica è troppo diversa. In realtà da ça ira mi aspettavo qualcosa di più di una “semplice” opera, speravo in qualche strano mix sperimentale, speravo insomma che Waters in qualche modo riuscisse a scardinare le convenzioni per darci qualcosa di unico. A parer mio non l’ha fatto. Se poi a te è piaciuto sono contentissimo per te.

Frattanto, per rimanere in tema col topic, metto qui un link per chi vuol ascoltarsi la title track (piuttosto beatlesiana, a parer mio) di ON AN ISLAND. Attendete che si carichi il file (c’è il countdown a destra dell’intestazione) e daunlodate pure. Si sentono due argentini, messicani o chissàcosa che ci parlano sopra, ma il pezzo è ben udibile.

http://www.megaupload.com/it/?d=UVGBHW6D

mmm…era quello che temevo…negli ultimi 7/8 anni Gilmour si è dato a queste atmosfere “ballad” che poco si addicono, a mio parere, al suo stile (sia vocale che strumentale…). Naturalmente si attende l’uscita dell’album per poter giudicare, ma già da questo frammento si intuisce l’influenza delle varie collaborazioni dell’album…la forza dei Floyd, e di altri gruppi di successo inglesi '70, era il ragionare all’interno del gruppo con mentalità forse chiusa, ma senza comunque cedere al modello americano di “unione fa la forza” creando forzate collaborazioni al fine di produrre album altrettanto forzati e impersonali…

Mi sono imbattuto in questo link, se può interessare:

http://www.repubblica.it/2006/b/sezioni/spettacoli_e_cultura/gilmo/gilmo/gilmo.html

[i]“David Gilmour è un signore elegante e compito. Ci riceve in una splendida houseboat chiamata Aurora, ancorata sul Tamigi a una ventina di chilometri a ovest di Londra.”

[/i]Volevo informare i sig.ri de “la Repubblica” che il battello si chiama Astroria… …aStronzi…

E allora avrai sicuramente notato che la traccia 20 di ça ira (the letter) ha praticamente (e smaccatamente) la stessa identica melodia del tema portante di “Every Stranger’s eyes” ben udibile e per niente marginale. Per non parlare dello spirito che permea tutta l’opera, la struttura nel suo insieme. Riguardo all’intento “trasgressivo” di un artista, io trovo che ci voglia molto più coraggio e follia a rompere gli schemi ed eludere le aspettative facili con un’opera lirica di ispirazione ottocentesca nell’anno di grazia 2006 che a fare il rockettaro dannato o il visionario lisergico a 60 anni suonati. Ma, come ho detto, sono di parte: Watersiano fino all’osso. Mi fermo qui, o si va off topic.

Uhm… Mi ero spostato sul post di ça ira proprio per non continuare a scrivere su quello di ON AN ISLAND, ma tant’è… (speriamo che Grande Fratello SWAT non ci veda). Comunque certo, ci vuole più coraggio a eludere le aspettative facili con un’opera lirica che non a fare il rockettaro dannato a 60 anni (anche se forse Waters, in particolare, avrebbe avuto più coraggio a fare il rockettaro dannato a 60 anni dopo una vita spesa a non farlo). Il punto è che in ça ira non mi sembra abbia fatto alcunchè di rivoluzionario, mentre da uno come lui mi aspettavo veramente qualcosa di innovativo e meno ingessato. E mi fermo qui anch’io.

Ecco un sito dove poter sentire finalmente tutta la title track di On an Island senza dj sudamericani tra le balle

http://profile.myspace.com/index.cfm?fuseaction=user.viewprofile&friendID=52941586

Acquistato venerdi pomeriggio, giorno dell’uscita ufficiale, al prezzo di 20 € tondi tondi…il packaging è molto minimale, seppur curato nei minimi dettagli, e rispecchia grosso modo l’idea generale dell’album…pochi strumenti, chitarre acustiche a profusione, batterie in secondo piano, parti vocali molto melodiche minimo a tre voci…una sorta di album di riflessione, molto intimo e senza troppi richiami allo stile Floydiano al quale eravamo abituati…
per ora ho ascoltato solo metà album perchè, onestamente, non è di facile ascolto…anzi sono ancora diviso tra lo stupore e la delusione latente…

CASTELLORIZON

è un intro strumentale che mi è parso piuttosto confuso con orchestrazioni a profusione ma con partiture troppo oblique, a mio avviso, per un pezzo d’apertura che dovrebbe essere uno stimolo alla curiosità e non un’accozzaglia di note…

ON AN ISLAND
il pezzo che da il nome all’album, posizionato nella traccia n.2 come da copione, è sicuramente un brano molto curato e sorprendente nella sua semplicità. E’ stato pensato come singolo, e come tale rispecchia una produzione più “presente” rispetto alle altre tracce…il timbro della chitarra “solo” di Gilmour è leggermente inconsueto, più simile ad un “On Air” di Alan Parsons che a un album dei Floyd, mente nel riff si nota una breve sequenza di note molto simile al solo di “the Fletcher memorial home”…e non è l’unica sensazione di richiamo a “The Final Cut” all’interno dell’album…anche se effettivamente può suonare strano…

THE BLUE
è il pezzo forse più minimalista dell’album con un grande ritorno all’Hammond di Wright e le, ormai, consuete melodie sognanti a tre voci…simile alla titletrack…

TAKE A BREATH
l’introduzione è un dissonante richiamo a Barret con il passaggio in minore tipico del fondatore nonchè leggendario primo chitarrista/autore…la voce di Gilmour è splendida ed ha un leggero chorus che ricorda le registrazioni di “Not now John” e le melodie di “Sorrow”…l’assolo è un capolavoro di slide e octaver, pedale che i fans conoscono bene grazie al suo uso e “abuso” in “Animals”, ma l’orchestra è a tratti troppo presente e incalzante…

REDSKY AT NIGHT
Il sax è suonato da Gilmour, che confessa di averlo imbracciato per la prima volta insieme al figlio mentre questo prendeva i rudimenti…per il resto è un pezzo piacevole ma anche abbastanza piatto…rischia di portare tutto l’album ad una monotonia latente troppo insistente…

per ora sono arrivato qui…sottolineando che le critiche mosse fino ad ora sono spinte, forse, da aspettative troppo animate, piuttosto che da un ascolto illuminista…speriamo bene…