Deserto rosso (M. Antonioni, 1964)

Questo film è particolare, nella mia piccola storia personale di passione cinefila. Avevo forse 11 o al massimo 12 anni quando lessi su Tv Sorrisi e Canzoni (ah!) che lo avrebbero trasmesso su Rete 4 in piena notte, e restai alzato di nascosto per vederlo. La trama e le due immaginette viste sul giornale mi avevano letteralmente stregato… chiaramente non ci capii una mazza e mi pare di essermi anche abbioccato verso la fine.

Rivisto come si deve, nel dvd della collana Cinema forever, mi ha fatto uno strano effetto. Non si può dire che non sia un gran film, secondo me: anche se alcuni passaggi mi sono sembrati irrisolti e la celebre scena della favola raccontata dalla Vitti al bambino - girata in Sardegna - c’entra col resto come i cavoli a merenda.

Però il film funziona, in qualche modo arriva…

Esattamente nella piccolissima isola di Budelli (praticamente all’estremo nord-est della Sardegna), celebre per la sua cosiddetta “spiaggia rosa” proprio per il colore particolarissimo della sabbia. È proprio in quella spiaggia che è stata girata la scena in questione. Ricordo un’immagine incredibile di un coniglietto che corre sul bagnasciuga e poi si butta in mare.

Per quello che riguarda il film devo dire che anch’io ne ho subito il fascino anche se alla fine non ho davvero capito dove volesse andare a parare veramente. Per me è tutto troppo sperimentale anche se è vero che alla fine il film arriva. Non so se però l’intenzione di Antonioni fosse davvero questa…

La vostra in effetti è un’analisi piuttosto corretta, intendo la questione del film che ‘alla fine arriva’. Comunque… è il racconto spento ed estremamente cupo di una donna divorata dalla depressione e da una vita interiore straboccante di tormenti. La Vitti è straordinaria in questo ruolo, non è un’interpretazione incentrata su teste basse e poche parole ma è il ritratto di una persona in bilico sul filo di un’esistenza tra la follia e la consapevolezza di avere una malattia. La regia di Antonioni è sublime, primo film a colori ed è un esercizio di stile di grande valore, un film grigio ma violentato da elementi di colore pastello.

Film che non ho mai affrontato, a causa della scarsissima simpatia che suscita in me Antonioni, regista sopravvalutato come pochi (non scambierei comunque la sua opera omnia con un “La maschera del demonio” o “Sette note in nero”, per essere chiari). Un giorno, chissà… Ad ogni modo, altro titolo che vanta uscite br estere (due, sì: U.S.A. e UK, e pure “vecchiotte”!): vedi www.dvdbeaver.com/film/DVDCompare11/red_desert.htm

non lo ricordavo per nulla ed essendo su MediasetPlay in edizione restaurata ho colto l’occasione
mattonata finchè volete, soprattutto nella parte finale ho veramente faticato a reggere, ma esteticamente sublime, ogni inquadratura ti incanta

Grandissimo Film (il primo, a colori, del compianto regista) godibilissimo, peraltro, anche negli Ottimi i bluray sia BFI (Regione B) che Criterion (regione A)… :+1:t2:

C’entra eccome, dopo quel capolavoro narrativo e d’immagine (fotografia di Carlo Di Palma) della fabula capisci (come legioni di critici hanno, del resto, rilevato) realmente la natura del “male” della protagonista Giuliana… :writing_hand:t2:

Che bel film, sono tanti anni che non lo vedevo, da qualche parte ho ancora la rarissima VHS Domovideo/SABA Bianca, a tempo debito se ancora disponibile me lo rivedrò su mediaset play.

E’ sicuramente il film che meglio riesce a rappresentare la depressione, come malattia e non come stato d’animo.
Ci sono delle scene che nonostante il nulla creano un inquietudine incredibile, dalla favola sulla spiaggia a quando vede le macchie sul soffitto, materializzazione astratta della sua malattia e ovviamente la scena del bambino malato.

@gu61 spiegami meglio della favola sul fatto che svela “il male”, ho sicuramente un interpretazione più superficiale.

Come più volte ha chiarito lo stesso Antonioni la protagonista Giuliana è affetta da NEVROSI intesa come “…affezione legata a una sofferenza del sistema nervoso, non provocata da lesioni anatomiche e non collegata a fenomeni psicopatologici…” e “…disordine mentale di natura prevalentemente psicologica, derivato da un conflitto inconscio tra l’individuo e l’ambiente…” ma comunque come un “…insieme di disturbi psicopatologici, in genere scaturiti da un conflitto inconscio, il cui sintomo trasversale di base è costituito dall’ansia e dell’angoscia cronica senza che vi sia però una perdita di contatto con la realtà…”.
Si aggiunga inoltre che “…le nevrosi consistono in un perenne malessere psicofisico accompagnate da disturbi sia neurovegetativi che psichici (ansia, angoscia, fobia, deperimento, isterismo, avvilimento, squilibrio mentale e depressione). Il paziente riesce a dominare tali sintomi solo con la messa in atto dei cosiddetti meccanismi di difesa. Trattasi di meccanismi protettivi intrapsichici attivati dall’io nevrotico del paziente (che è un io fragile) costretto a ricorrere a tali meccanismi per dominare i propri sintomi psicosomatici. I sintomi rappresentano una sorta di “corazza” che generano anche dei benefici secondari, poiché, essi rappresentano un segnale di allarme di un’eventuale presenza di condotte nevrotiche, e quindi, per certi versi è bene che si manifestino perché solo così sarà possibile valutare il tipo di intervento e di trattamento da rivolgere al soggetto nevrotico. Il principale meccanismo di difesa delle nevrosi è la “RIMOZIONE”, che consiste nell’eliminare dal proprio inconscio i pensieri, le immagini e i ricordi negativi e deprimenti legati alle pulsioni. Gli altri meccanismi di difesa attivati dai pazienti affetti da nevrosi sono: spostamento, proiezione, identificazione, introiezione, isolamento, annullamento, formazione reattiva e sublimazione…”.
In questo senso Giuliana attua, similmente a quanto avviene (ad esempio) in “strade perdute” di David Lynch, una rimozione totale attraverso una “fuga psicogena” inventandosi un ambito ideale oggettivo (isola di Budelli) e soggettivo (isola permeata da suoni e colori, senza alcun altro essere umano al di fuori della ragazza) da cui fuggire dalla realtà…
…. ma è una pia illusione, come in strade perdute, la realtà (ineludibile) ritorna con la sua consistente rudezza nelle forme del veliero minaccioso (simile alla nave nel capanno ravennate in cui, in altro momento del film, Giuliana s’intrattiene con il marito ed altre coppie di amici oltre all’ingegnere collega del marito ed ove “…il sesso viene fatto per noia, in mancanza di meglio, è malato-malattia dei sentimenti-, appunto) rendendo vana la fuga amplificando il sensi di “inadeguatezza” e di “smarrimento” di Giuliana che però acquisirà (andando avanti, nel film) quanto meno la “CONSAPEVOLEZZA” del proprio stato come evidenziato in due momenti fondamentali: il primo quando in uno dei monologhi afferma sostanzialmente come debba accettare che qualsiasi cosa accada (ovviamente positiva o negativa), il secondo quando ai timori del figlioletto sui possibili effetti nocivi veleni sprigionati nell’aria dalle fabbriche della città risponde che ormai gli uccellini lo sanno e non ci passano più (si sono, quindi come si spera farà lei, adeguati alla realtà).
Antonioni ha reiteratamente chiarito come il progresso e l’imponenza della tecnologia (testimoniata nel film dalle fabbriche di Ravenna) ma a cui non tutti gli individui riescono ad adattarsi con effetti tremendi in mancanza (appunto) di adattamento (nel primo suo film a colori il regista dipinge molte location al solo scopo, molto evidente, di rappresentare gli stati d’animo della nevrotica Giuliana).
Grandissimo film, ribadisco.

No il bambino, adattatissimo alla realtà, finge la malattia per non andare a scuola e dinon poter camminare prendendosi gioco della madre e delle sue ansie. :writing_hand:t2:

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Beh non posso darti torto, chiaramente in questi casi la chiave di lettura è molto soggettiva e personale, però lultima parola spetta ovviamente ad Antonioni, ovvio.
Sono diversi anni che non lo vedo il film, come molti titoli del genere, più si va avanti con letà, più si matura, più li si apprezzano.
E ora di rivederlo.

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Ho cercato, umilmente nel mio post precedente, di chiarirti come la vedo e la si vede anche altrove sperando di esserti stato utile… :wink:

Te lo auguro e me lo auguro, certo che lo apprezzerai ancor di più… :heavy_heart_exclamation:

Hai espresso il tuo parere sulla sequenza: niente in contrario, siamo qui per questo, ma non vedo come la cosa potrebbe essermi utile in qualunque modo.

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E’ una risposta alla mia domanda riguardo il punto della sequenza sulla spiaggia di budelli, che come dicevo in altra sede, da spettatore sprovveduto ci si limita a chiedersi chi sia la bambina, chi c’era nella nave e chi cantava… tralasciando tutto il resto.
Come dicevo sopra, al di là dei significati scritti da gu61 che posso solo condividere, a me sta scena (che sto riguardando ora) mi fa venire una gran pelle d’oca e mi vibrano tutti i tendini, soprattutto quando il veliero se ne va.
E continuo a pormi le stesse domande mentre cerco i volti nelle rocce. :smiley:
Tu @Renato come la interpreti la sequenza della fabula?

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Potresti riflettere, giacché oltre tutto hai aperto tu questo tread, sulla possibilità che la sequenza de quo non sia inutile e gratuita, come avevi sostenuto…
…a mio avviso può non piacerti, senza problemi, ma certamente non è gratuita e non è una castroneria…
…rinnovo, a mia volta, l’invito di Swat: come interpreti la sequenza ?..
…un bergmaniano come te, i due registi si adoravano tra l’altro, potrebbe suggerire (secondo me) ottimi spunti di riflessione su qualcosa che reputo(come tantissimi, al riguardo, d’altro canto) opera d’arte pienamente funzionale al contesto in cui è inserita che piaccia o meno… :wink: