Diario di un Vizio (M. Ferreri, 1993)

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Titolo: Diario di un Vizio
Nazione: Italia
Anno: 1993
Genere: Drammatico
Durata: 90’
Regia: Marco Ferreri
Cast: Jerry Calà, Sabrina Ferilli
Produzione: SOI
Distribuzione: IIF/01

Strampalato film del solitamente strampalato Ferreri, provocatore ed esistenzialista. Il primo colpo messo a segno è un Jerry Calà in versione semiseria/drammatica, il secondo è una Sabrina Ferilli pre inglamourimento, qui molto molto generosa nel proporsi “nature” allo spettatore. Pare un’attricetta di Tinto Brass, culone panoramico, mutandoni di pizzo nero, tette alla bisogna e frasi di gran classe tipo “sono un po’ porca”. Infine, il cinema di Ferreri, quello che non ha un inizio, non ha una fine, procede per accumulazione di episodi senza un particolare sviluppo narrativo e temporale, basato su umori, sensazioni, un’emotività cupa, agra, cinica, disillusa, nichilista, all’insegna dello sconfittismo. I suoi cosiddetti topoi ricorrenti, la pulsione, l’ossessione, la femmina che soggioga il maschio, ci sono tutti.

La costruita “sciatteria” della messa in scena procede di pari passo con la sciatteria dei personaggi e del loro interpretare la realtà che li circonda. C’è da dire che Calà rende al meglio il suo Benito, recitando un ruolo drammatico ma sempre sulla falsariga di un background sornione, beffardo, un po’ grottesco e surreale, e quindi sotto sotto ironico. Anche la Ferilli qui è molto più sopportabile del solito, visto che, una volta tanto, non si attribuisce la megalomane eredità dell’Anna Magnani de’ noantri, ma semplicemente fa quello per cui è più adatta (le physique du role), la romana un po’ svampita un po’ furbetta, con due gran tette e tanta roba da mettere in palio (i sopracciglioni comunque non si possono vedere, e pure nel volto c’è qualcosa di diverso e più “primordiale”…).
Giorno dopo giorno, le vicende si ripetono in modo monotono, anonimo, quasi inutile, si sarebbe portati a dire. Forse a testimonianza di una vita priva di senso, contro la quale, più o meno rassegnatamente, i nostri si dibattono come code di lucertola abbandonate a loro stesse. Ci sono molti simbolismi inspiegati nel film, o semplicemente io non li ho compresi, continui accenni, rimandi, riferimenti, immagini, mezze frasi (tipo la prostituta incinta, la Ferilli vestita da Cleopatra che sentenzia massime epocali), è tutta fuffa o dietro c’è chissà quale elucubrazione?

Mi ricordo il trailer che passava all’epoca in tv con una musichetta molto “Pamela Prati” che faceva sembrare il film la classica commediola alla Calà.

nulla di più lontano dalla realtà. Per altro, mi sovviene anche che nel film ci sono un paio di curiose brevissime apparizioni da segnalare:

  1. Jessica Rizzo, che ovviamente fa la zozza in lingerie, con la fissa di essere meglio della Dellera
  2. Bedy Moratti, che fa una tardona che si propone a Calà al posto della figlia

Su Wikipedia è indicata anche la presenza di Manuela Arcuri.
Il film l’ho appena visto, ma non l’ho notata :confused: