Donne Con Le Gonne (Francesco Nuti, 1991)

Per me è un po’ il film spartiacque nella carriera di Francesco Nuti. Fino al precedente Willy Signori Nuti aveva mostrato di avere sempre la palla in canna ed il pubblico gli dava ragione (con la critica i rapporti sono sempre stati burrascosi). Due anni dopo Nuti è più arrabbiato, sempre più arroccato su certi chiodi fissi che lo ossessionano, demoni e fantasmi che lo condizioneranno sempre più nel prosieguo della sua carriera.

La forza del miglior Nuti era quella di mascherare la sua misoginia con un’ironia tagliente, il surreale, il sentimentalismo, ora languido e malinconico, ora esplosivo e passionale, ma sempre sognante, pindarico, ai limiti del fanciullesco. Quella cifra lì cade del tutto in Donne Con le Gonne (titolo programmatico), si dilegua cedendo il posto ad un portentoso travaso di bile derivante dall’incomprensione tout court verso l’universo muliebre. Nuti ed il suo alter ego Renzo Calabrese non capiscono le donne, nessuna donna del film. Due compartimenti stagni, due galassie incompatibili, due sordità che si parlano senza risultato. La linea di confine tra i due mondi la fa percorrere a Carole Bouquet - attrice e donna splendida, qui usata tipo capro espiatorio - ma la traccia Nuti. E infatti difficilmente lo spettatore empatizza con la sua Margherita, mentre sorride e si intenerisce per gli arrovelli e la testardaggine di Renzo, che però - a ben vedere - compie diverse violenze durante il film, anche se aleatoriamente sempre giustificate dall’amore. C’è un dialogo paradigmatico tra i due, quando Renzo chiede perché lei non possa essere la donna che aspetta a casa il ritorno del marito, bada il focolare e si accontenta di quella vita semplice; Renzo le chiede e si chiede cosa ci sia di così terribile in quel quadretto (arcaico) e Margherita gli risponde che non c’è assolutamente niente di terribile, semplicemente lei non è quel tipo di donna. L’unica concessione di umanità che viene fatta a Margherita è questa rivelazione, per il resto il suo agire da donna libera ed emancipata viene vissuto quasi come un atto di guerra da Renzo. In questa poetica del patriarcato vecchio stampo di Nuti c’è tutto l’incancrenirsi del film su di una posizione ideologica che fa fatica ad essere respirata e digerita già nel 1991.Oltre ciò, la verve comica di Nuti è comunque meno brillante di prima. Le gag sono stanche (la madre al cimitero), le battute fanno ridere molto meno, le situazioni sono più prevedibili del solito. Qualche zampata c’è ancora; tutta la parte in manicomio è stralunata e disagevole (come giustamente doveva essere), la fotografia è davvero bella in certi momenti (la parte contadina), con un incipit del film che pare addirittura Apocalypse Now. Divertentissimo il sondaggio tra le donne italiane relativamente al loro grado di soddisfazione all’interno della coppia. Nuti le ritrae nel pieno dell’atto sessuale (differenziandole pure per posizione) ingenerando un siparietto davvero buffo e particolare, anche perché le signore, completamente nude, si rivolgono direttamente allo spettatore/intervistatore. Nulla può nemmeno il generoso Moschin, per quanto si spenda e per quanto sia sempre quel grande attore che è, anche lui appare pleonastico e sprecato in un film che non acchiappa quasi mai lungo tutta la sua durata. Assolutamente vedibile, non il suo peggiore né il suo migliore. Comunque a suo modo coraggioso, nel senso che Nuti è franco e schietto, non si nasconde dietro il politicamente corretto e mette in piazza tutte le sue paure, le sue ansie e le sue recriminazioni nei confronti del gentil sesso.

1 Mi Piace

Sono completamente d’accordo. Tra l’altro, se non sbaglio, è stato il più grande successo in sala di Nuti - mi pare terzo nella classifica dell’anno in cui è uscito - eppure è uno dei suoi titoli, ad oggi, meno citati e visti, almeno rispetto a Willy Signori o Caruso Pascoski. Io l’ho rivisto alcuni anni fa, e lo ricordo abbastanza inconcludente, con molti passaggi non all’altezza delle ambizioni.

A me la parte della cena/scambio di coppia con Antonio Petrocelli fa sempre molto ridere.

Si, forse quello è tra i momenti più brillanti, anche se verso Cinzia Leone ho un’antipatia a pelle.

Da sottolineare anche Alex Partexano nella scena del manicomio.