Ecce Homo - I sopravvissuti (Bruno Gaburro, 1969)

ECCE HOMO
regia: Bruno Gaburro
1969

Qualcuno ha notizie a riguardo? qualcuno di voi l’ha mai visto?

visto: noiosissimo, consigliato per chi ha sonno arretrato l’utilizzo della colonna sonora di Morricone, probabilmente la peggiore da lui composta in carriera.

Io l’ho apprezzato, anche se certamente la trama non è delle più vivaci, il ritmo è lento e l’ambientazione è statica; tutto infatti avviene su una spiaggia assolata, dove vive all’interno di una roulotte la famiglia composta dal sofferente Leroy e Irene Papas, con Marco Stefanelli nel ruolo di figlio.
Ma nonostante questo il film ha una sua profondità culturale,e una “mise en scène” di buon livello.
C’è una buona analisi del significato del film su Mymovies
A mio parere il film è accostabile, anche per la trama simil “post-atomica”, a Sotto il segno dello scorpione dei fratelli Taviani, seppure lo ritenga maggiormente riuscito.
Un Gaburro intellettuale e profondo mai più visto da allora, e da recuperare senz’altro.
Tutti gli attori sono in parte; Philippe Leroy - che risulta anche come produttore associato- la Papas come preda ambita dall’intellettuale Wolff e dall’animalesco Tinti, pare si sia divertita un mondo ad amoreggiare nuda con quest’ultimo, immersa nel mare sardo (almeno mi pare sia questa la location).

Nocturno approndisce la tematica in un numero, il 51, e un articolo on line, http://www.nocturno.it/movie/ecce-homo-i-sopravvissuti/
Personalmente, trovato dopo anni finalmente, seppure in un umile TvRip. Ma ne sono orgoglioso. Lo volevo vedere a tutti i costi. Devo dire che, rispetto al coevo film di Ferreri, Il Seme dell’uomo, è più statico. Ma ciò non toglie una vena crudele e nichilista molto interessante. Un Gaburro più intenso, che con due soldi sforna qualcosa non di epico ma di elaborato.
Il pool di attori se la cava molto bene e sinceramente la sofferenza di Philippe Leroy l’ho sentita addosso…

Questa volta non mi trovo d’accordo col buon @johnnyb e spezzo una lancia a favore del film.

Come detto da altri, la pellicola procede lenta ma inesorabile verso il tragico epilogo, portando alla luce pian piano una visione pessimistica e disillusa nei confronti del genere umano.

Attori tutti in parte e molto bravi, che sostengono alla grande un film costruito solo sulla loro perfomance e sull’aridità del paesaggio, nel quale si rispecchiano i sentimenti ed i rapporti dei personaggi.

Unica nota stonata l’eccessiva retorica e l’ingessato didascalismo di alcuni discorsi messi in bocca a Leroy (ma in fondo era pur sempre il '69)

Spiazzante sorpresa lo scoprire che allora Gaburro i film li sapeva scrivere e dirigere, triste rendersi conto che per tutta la sua parabola “artistica” ha diretto pellicole di bassa lega (senza peraltro inseguire mai il successo commerciale, accontentandosi di fare prodotti anonimi che si perdevano nella massa, eccezion fatta per l’exploit degli abbronzatissimi arrivato a fine carriera), quando invece qualche cartuccia in più da sparare ce l’aveva eccome.