Escape From Death Block 13 (2021)

E’ stata dura, anzi durissima recuperare questa chicca con Robert Bronzi, il Charles Bronson ungherese.
Trattasi di film carcerario di serie infima, produzione ai livelli dell’Ausylum, quelli di Sharknado per intenderci, con un uso smodato della CGI. Però nonostante il film sia una cazzatona incredibile, con a contorno Nicholas Turturro fratello sfigato di John, Chris Hann che solo i più attenti fans del wrestling anni 80\90 hanno visto come sparring partner dei più famosi superstars, e non ultimo qualche attore di serial TV. Devo dire che Bronzi ha sicuramente un suo perchè (e non chiedetemelo, ma mi sono innamorato). Espressioni migliori di Nicholas Cage, non ve dubbio, e un qualcosa che ricorda più che Bronson il granitico Danny Trejo (stesso Sex Appeal).

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Con un poster e un titolo del genere intrigherebbe chiunque in questo forum, peccato che dopo 10 secondi di trailer viene smontato ogni entusiasmo, comunque se mai mi capiterà sotto mano, non mi tirerò indietro.

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È molto meno brutto di quel che si può immaginare, non è peggio di tanti altri film del genere: c’è il tema carcerario, con tanto di rivolta finale e carneficina e c’è anche una storia di amicizia virile con l’ex nemico tipo in “Nick Mano Fredda”; c’è la vendetta, la violenza, l’indagine poliziesca.

Certo è girato male e interpretato peggio, le tante scene di lotta – compresa una maxi rissa di gruppo nel cortile della prigione – sono davvero di scarso livello.

I dialoghi fanno spesso pena:
“My brother was murdered? By who? Give me the last name, please!”

E poi: la polizia usa un tizio appena arrivato dall’Ungheria, e che è in loro custodia con varie accuse di aggressione, come infiltrato in una operazione.

C’è anche un lieve momento di metacinema, quando il nostro eroe arriva nel carcere e i detenuti dicono:
“We got a real movie star tough guy”
Immagino che anche loro abbiano notato la somiglianza con Charles Bronson.

Va bene, va bene, il film non è il massimo (anche se comunque non è noioso).
Ma è chiaro che se lo si guarda è per provare la sensazione di Uncanny valley suscitata da tal Robert Bronzi.
Lui è inespressivo, legnoso, si muove con la grazia del Bigfoot nel filmato Patterson-Gimlin. Questo quando cammina.
Quando corre sembra uno dei personaggi del videogame Track & Field, non so se ci avete mai giocato negli anni 80.

Però come dice Stubby, ha il suo perché.
Dopo pochi minuti ti ci affezioni. Veramente.
A me piace il candore con cui interagisce e passa attraverso le situazioni, quando spiega - per esempio - che ha un martello nella borsa perché vuole portarlo alla sua famiglia come souvenir, perché il loro cognome, Kovacs, significa fabbro in ungherese. E altre cose del genere.
E non capiamo mai se è serio o no.

E poi sembra sempre cascare dalle nuvole, qualsiasi cosa gli dicano.
Forse perché, come dice a un certo punto:

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