From Paris With Love - Pierre Morel, 2009

http://www.imdb.com/title/tt1179034/
http://www.cinematografo.it/pls/cinematografo/consultazione.redirect?sch=50943

Anno: 2009
Genere: Azione
Regia: Pierre Morel
Cast: John Travolta, Jonathan Rhys Meyers, Kasia Smutniak, Richard Durden

Ennesimo giocattolone d’azione non stop creato dalla premiata ditta Besson/Morel, già fautori dell’adrenalinico Io Vi Troverò.
A differenza del film con Liam Neeson in questo lavoro vi è presente una venatura comica portata avanti dal personaggio dell’istrionico John Travolta, davvero sopra le righe in questo ruolo e vero mattatore di questo scoppiettante action francese.

Vercetti mi fa: - Mettici le figure, mettici le figure porco… (non posso proprio scriverlo)!, che noi con tutti quei paroloni non ci capiamo mai una madonna di che cazzo di film è che ci parli!

Ok, eccovi sotto l’immagine della locandina.

Va bene così, eh?

Dunque, dicevamo?

[SPOILER]
Ah sì, quella sminchiata tanta di My name is Earl.

Sì, degli ultimi 76 , 77 o 78 telefilm che mi sono regalato, questo qui è l’unico che non ce la fa proprio. Io mi sono fatto fregare dalla faccia del protagonista: troppo mi ricordava quella leggenda vivente della psichedelia californiana. E tanto mi sono fatto fottere da ‘sto qua che mi sono ovviamente accattato l’edizione a 18 cofanetti, tutti in lingua originale con i sottotitoli in americano. Come sapete io so l’inglese benissimo quindi non ho dovuto nemmeno attivare i sub tanto ne so. Il telefilm parte già malissimo per quel particolare interagire dei protagonisti con il set. Su tutto c’è una gran puzza di sit-com ed io non ci stavo già più dentro da subito. Ma poi arrivano quei dialoghi, quelle battute e quelle espressioni. Vi spiego subito: questo qua è un prodotto pensato per quelle nuove coppie gay dell’America di Baracco. Immaginatevi una gran culandra di negro del mississippì con il suo amante, un ebreo metro & sessuale di Nuova York talmente polacco che avrebbe pure una gran faccia di cazzo se solo la si riuscisse a scorgere sotto a tutta quell’acne. Ecco, ‘sti due babbafichi, dopo la loro bella cenetta a finocchietto e salsa di arance, si smollano una serie di sguardi languidissimi e si sentono molto ma molto maschi. Qui ci vuole qualcosa di veramente fico, democratico e progressista per concludere la seratina. Si dicono. L’ideale, si sa, sarebbe quello di andare tutti a casa del Pier a sfunnarsi di seghe davanti a tele Palermo. Ma il Pier lui sta troppo lontano e la coincidenza non c’è mica. Qui allora ci vuole qualcosa che solo gente come noi, gente così “prog”, così “liberal”, così “rive gauche”, così “yes, we can” guarderebbe. Si dicono. Qui ci vuole qualcosa che ci faccia sentire ancor più fieri di questa America-figlia-di-Baracca che ci siamo voluti. Si dicono. Qui ci vuole My name is Earl! Si dicono… [/SPOILER]

Quindi c’è John Travolta, quel finocchio metrosex del Johnny “Ras” Meyers (io ad uno così non gli lascerei fare nemmeno l’“Orzobimbo” su Canal Jimmi), c’è Parigi e quella gran, gran, gran, gran, gran, gran, gran, gran, gran, gran, gran, gran, gran, gran, gran, gran, gran, gran, gran, gran, gran, gran,gran, GRAN (scusatemi ma lo voglio scrivere un’altra volta ancora), G-R-A-N cucciolona della Caterina Smutniak. La signorina è una delle milanesi più sexy che mai possiate incontrare se verrete a fare shopping nella mia città. Ah… nel film c’è pure una piccola particina per due notissime bagasce di Rue de Rivoli (io l’ultima volta che sono stato a Parigi, due anni fa almeno, mi son fatto coraggio e sono andato a scambiare due chiacchiere con quella spilungona, quella che tutte le volte che passavo di là mi sganciva tali sorrisoni che dentro ci potevo tranquillamente parcheggiare l’auto. Oltre che arrapante alla potenza ennesima, la signorina è più sveglia del tassametro di zio Paperone e non gliel’ha dovuto suggerire l’inps che mai e poi mai me la sarei potuta permettere. Con tutto ciò, evidentemente impietosita dalla mia condizione di nulla-tenente e forse anche dal mio look tipo Giorgio di Sant’ Angelo, quella m’ha pure offerto un lavoro! - Ci sono ‘ste due sventole di San Pietro & Burgo. Mi fa. - ‘Ste due si sono piazzate nella traversa qua di fronte. Sono qui da due settimane, il francese lo parlano a stento ma fatturano già come la Italsider dei tempi d’oro. Ma non hanno il “manico”. Cocco tu mi sembri davvero un ganzo. Te ne vai a spasso che sembri l’Alain quando ha girato quel film con la Parillaud e la Lahaie e la miccia di sotto non mi sembra che ti manchi proprio. Hai quel sorriso sborone e quella patta rigonfia che ogni parigina sogna di trovare sotto l’albero ogni 25 di dicembre. In più mi ci gioco la passera che sei pure di quelli che non si rasano il cazzo. Cocco se ti fermi qui in città fai colazione a cornetti e vulva, tutte le mattine del mondo. Bom!, questo è quanto mi disse la signorina, in uno di quei pomeriggi di folla in Rue de Rivoli. E quando mi sono rivisto tale signorina in una produzione del genere non ho potuto ripensare a quelle colazioni francesi che mi aveva pronosticato). Con tutto questo condimento che vi ho scritto di sopra ci si poteva sfornare proprio un bel pranzetto. Il film però l’ha diretto un babbo. ‘Sto babbo so solo che si chiama Piero. Piero Qualchecosa. Ed il Qualchecosa è scritto in francese. E con quel nome non mi passa manco per la zucca sapere chi è e che cosa ha fatto prima. Quello che fa qui, comunque, è fare piuttosto schifo. Si dichiara regista mediocre da subito quando, totalmente privo di quella marcia in più che fa ancora la differenza, si butta in una “plongée infinita” tanto per omaggiare il Besson di Léon, che qui pare abbia scritto parte della sceneggiatura. Mah… il film porta avanti un plot trito e ritrito cercando di mascherare la pochezza del tutto con la personalità di Travolta, botti, botte ed azione (c’è pure un inseguimento in cui si vede benissimo il manichino che dovrebbe guidare l’auto, piazzato al fianco della guest star). Ma alla fine di tutta ‘sta spremuta, ammettiamolo, di succo nella tazza ce ne resta ben poco. Io poi mi aspettavo chissà cosa. Con Travolta agghindato da fricchettone libanese, la regia francese, il budget importante, Parigi stessa e quel paio di bagasce dal gran tiro. Ma il tutto si riduce ad una birra media, va là!

E’ ancora Vercetti che mi chiede approfondimenti. – Ma Marci, dicci bene, dicci bene se questo film vale o non vale davvero la pena. Facci esempi concreti, cazzo! Mettici dinnanzi a situazioni in cui si debba scegliere se guardarlo o no, cazzo! Così capiamo bene, no? E facci degli esempi no? Eddai che lo sai che qui siamo tutti una gran famiglia di babbei, no?

Ok Tommy, ora mi prodigo.

Dunque, voi siete a casuccia e c’avete il bluetto di From Paris with love tutto nuovo. Vi chiama il Robby. E’ tristissimo perché suo marito è fuori per lavoro e lui non ha nessuna voglia di passare la serata solo e soletto. Vi chiede di andare da lui promettendovi una lunga notte di trastulli assortiti. Dunque, Robby è proprio un bravo ragazzo e c’è pure da dire che da quando suo marito gli ficca quella pomata all’aloe vera su pel culo, al Robby non gli puzza manco più l’alito. Allora che fare, eh? Andare dal Robby a fare il trenino o sfunnarsi il bluetto eh? Beh, in questo caso dipende un po’ da voi. Da quanto vi piacciono gli uomini, i treni e tutto il ciuf-ciuf che ne consegue. Io me ne starei col bluetto ma non si può mai dire.

Ricevete un invito da Bluevelvet e tutta la cumpa. C’è ‘sto bamba che organizza un cenone là dove il Pier, allora trentenne, andava a bagasce. Ed il posto è sempre quello in cui, il Pier, ora quarantenne, va a comprarsi l’erbetta che si piazza nel bong. Quel bamba d’organizzatore v’ha pure vantato un’osteria. Però in quel posto, e lo si sa fino in Lombardia, servono delle cotolette cazzo… delle cotolette che sembra di masticare pura suola di Geox. Che fare quindi? In questo caso la risposta è sicura: a casa col bluetto.

Piazzate nel lettore From Paris with love quando, tutto ad un tratto, vi ricordate di avere di là “Zeta One”, e non l’avete mai visto!!! Cristo c’è Valerie Leon, nuda da paura, e basta la title track di Johnny Hawksworth con i titoli di testa, solo quelli, per tirare il carro senza nemmeno averci attaccato i buoi. Che fare allora? Prendete il bluetto e lo tirate al cesso. Poi andate di là, vi alitate più volte sul palmo, alzate le casse a palla ed abbassate la braghetta a palle.
Siete a casa con la morosa. Quella prima dello spazzolo si vuole vedere un film. Voi, come dei condor, piazzate su From Paris with love. Ma la morosa protesta e mugugna che di quel film non gliene fotte una spugna e vi proprone “A piedi nudi nel parco”. Risposta esatta: “A piedi nudi nel parco”!

Non si sa come e non si sa il perché, ma vi invitano ad una serata dell’intelletto gay. Si beve e si chiacchiera. Tutta gente appostissimo. Ed ovviamente, as usual, in sala c’è un buon numero di fighe di tale blasone e pregio che voi, sedicenti etero, già sognate l’impossibile. In sottofondo viaggia “Can’t get used to losing you” di Andy Williams e l’alcool comincia a pittarvi di azzuro e rosa tutto il futuro di cui credete di poter disporre. Una di quelle bambole da sogno vi si avvicina, se ne sta a braccetto con un tizio elegantissimo che è da tutta la vita che vi saluta dalla sponda di rimpetto. E voi è tutta la vita che fate finta di non vederlo. La pupa, con la naturalezza tipica delle creature abituate a frequentare la fauna da party gay, vi incanta con un sorriso che è spettacolo puro, vi posa la mano sull’avambraccio e, leggermente, ve lo stringe. Andy Williams si fa da parte adesso, c’è Sarah Vaughan e la sua versione più pesante e nera di “Whatever Lola wants Lola gets”. Voi, oramai, non capite più un cazzo. Tutta quella raffinatezza non l’avete mai assaggiata e state lentamente, inesorabilmente affondando dentro agli occhioni della creatura che vi tiene il braccio. La tizia ha saputo che voi siete uno di quelli che scrivono per un sito che tratta di cinema. L’amico con cui è venuta lì da voi, proprio lui, le ha raccontato che scrivete su “gente di rispetto”. Quel buffo nome la diverte ma lei sembra comunque attribuire una certo valore alle vostre (presunte) competenze cinefile. S’è deciso che la serata ora continuerà con un film e la pupa ha deciso che a sceglierlo dovrete essere proprio voi. Mentre vi spinge di là a sbirciare fra i dvd del padrone di casa, parte “The pusher”. E voi, che avete visto dodici volte Easy Rider e siete dei tossici della madonna, sì che avreste potuto contarle su qualcosa di buono. Avreste potuto sì, se solo aveste riconosciuto il pezzo visto che a rullarselo, ora, è Nina Simone. Comunque eccovi qui, voi a sinistra, la tipa a destra ed i dvd in fronte a voi. Cazzo ma ci stanno un sacco di filmoni paura: Bourgeoise et… pute!, Lust For a Vampire, California Suite, La Femme Objet , Sull’Orlo della Paura, Così bello, così corrotto, così conteso!, The Lickerish Quartet, When Dinosaurs Ruled The Earth, Maraschino Cherry, Nipples, The Danish Connection, The Silencers, The Sinful Dwarf, Dans la Chaleur De St-Tropez, Klito Bell, Dodo Petites Filles Au Bordel, The Private Afternoons of Pamela Mann ed ovviamente tutto Cary Grant a manettone. Ma è quando piazzate le mani su una copia de “Il bel mostro”, l’aprite, e dentro ci trovate una dedica al proprietario di casa firmata da Virna Lisi, è allora che vi crolla tutto il mondo in testa. Ma come? Sei anni a scrivere stronzate su “GDR”, dodici ad acquistare e leggere tutti i libri del Grattarola, e basta la prima risma di froci della Milano Pene per appiopparvi un bel 6-0 6-2 6-3 (Corrado Barazzutti sfunna Woo-Ryong Lee, Coppa Davis, ottobre dell’82) in storia dell’Eurotrash? State per sventolare bandiera bianca e chiamare il Lollo: d’ora in poi sarà meglio dedicarsi a più proficue attività all’ortofrutticolo. Ma il peggio arriva adesso: la stra-figa si ricorda benissimo che siete entrati con un pacchettino. Sono quei pacchettini che parlano chiaro: siete stati in uno di quegli store tipo Ricordi e vi siete fatti il vostro bell’acquistino multimediale. La tizia, che molto probabilmente si chiama pure Lola, non ve lo chiede neppure. Di getto sfoga la sua curiosità femminile e denuda il contenuto del pacchettino: è il bluetto di From Paris with love. Ovviamente lì dentro nessuno s’è mai masticato una simile puttanata e quindi la cerbiatta vi guarda aspettandosi qualche spiegazione. Nel buio della vostra mente, una luce quasi accecante. Sono grossi tubi al neon messi lì a sussurrarvi una sola parola: S-P-A-C-C-I-A-T-O. Quanto dura quel momento? Mah… non saprei dirvelo neppure io che sto qui a scrivere la storia. Abbiate ancora un attimino di paziena, no? Un attimino ancora che quel fico d’un dj vi cambia il destino: piazza sul piatto “Sexopolis“ di Jean Pierre Mirouze. Quel groove spinge come la verga dello Zio Tom: a tempo medio ed in profondità, sempre più in profondità. Ok, ci siamo: v’è appena passata davanti l’intuizione. Viaggiava a tutta tavoletta ma voi, con quel popò di groove sotto, siete stati assai lesti a farla vostra. Sorridete alla tizia ed il vostro sorriso è quasi quanto quello che mi regalò una bagascia di Rue de Rivoli, due o tre autunni fa.

  • Di là ho qualcosa di meglio…

Eh già… EH GIA’! Perché improvvisamente vi siete ricordati di quello che tenete nello zainetto da sfigati che avete lasciato al guardaroba. E’ da una settimana che ci avete dimenticato dentro un dvd acquistato d’impulso dopo aver letto il commento di Marcello su quel sito di cazzoni. Il film non l’avete nemmeno spacchettato. Non sapete di che parla, di che canta o di cosa si lamenta. E’ un rischio al 100%. E con tutti quei maschioni pieni di orgoglio che aspettano di là…
E come Willer quando si fa sotto a quelle due dozzine di desperados unicamente brandendo il suo Winchester 73, voi entrate di là, la vostra accompagnatrice in tailleur alla vostra destra, il dvd di The Informers impugnato in bella vista.

……
…………

Il giorno dopo siete davanti allo specchio, vi guardate e vorreste pure sorridervi di più. Ma quel sorriso che vi sta cucito addosso dalla notte prima, quello non è ulteriormente modificabile. Un leggero cicalio vi segnala l’arrivo di un breve messaggio di testo. Andate di là e lo leggete. Lentamente. Ancora più lentamente. E poi lo rileggete per mettere ancora più a fuoco il piacere. Tenendovi fino all’ultimo il sapore di quelle vocali su per il palato.

“Buongiorno.

E’ passata quieta la nottata?
Io ho ancora dentro le ultime immagini del tuo film… mamma mia…
Stamani ho fatto un salto da Black Saint e mi sono presa un paio di dischi. Chasin’ e Hot Corner dei Five Corners… poi penso che mi riguarderò il tuo dvd… troppo bello.
Tu che fai?

Lola”

E buona domenica a tutti.

non mi ha convinto piu di tanto , lo si poteva fare meglio e in una location diversa (sara perche a me non piace la francia).
john travolta non si discute si ama in qualsiasi ruolo fa , mente jonathan rhys meyers lo vedo fuori luogo. , kasnia smutniak e bella e brava. il film pero e un po calcolato , perche si immagina quasi subito che kasia smutniak e una terrorista

Visto nel blu ray UK (ottimo, tra l’altro).
Sì, un filmetto divertente (e un po’ razzista) con un Travolta super (anche perché in questo film ha il mio stesso look quindi è un figo pazzesco :giorgiob:) e un ritmo costante.
Bello come la storia acquisti un po’ di drammaticità verso il finale (ma giusto un po’) e belle anche le sequenze action ma Morel è uno che sa girarle bene e ormai si sa.
Mi piace poi che Parigi non venga presentata come una città da cartolina (anche perché non lo è) e questo viene molto dal fatto che il regista e il produttore sono Francesi e non hanno la meraviglia un po’ stucchevole che hanno i cineasti americani che la dipingono come un piccolo paradiso.
Brava anche la polacca Kasia Smutniak (o come si scrive). Non le avrei dato un centesimo e invece non era affatto male.

Interessanti gli extra dove tra gli altri interviene il figlio di Rémy Julienne che ha curato le belle sequenze con le macchine, anche lui pazzo scatenato come il padre.

Visto ieri sera, io mi sono divertito, non un capolavoro certo, ma un ottimo prodotto entertainment nei canonici 90 minuti, con Travolta larger than life e dialoghi che ammiccano molto a Pulp Fiction (c’e pure la citazione del Royale with Cheese). Assolutamente non politically correct, ma va bene cosi, a mio avviso ci starebbe bene un sequel, vedremo.

Non mi ha preso per niente, stavolta Morel ha cannato. Il film comincia ad affondare nella noia appena compare Charlie Wax. Questo personaggio di Travolta è tremendo, più fa lo sborone e più diventa odioso. Poi fa effetto vedere dei francesi girare un film così “yankee”,per dire Wax/Travolta lascia che alcuni flics vengano arrostiti da un’esplosione e addirittura impedisce a Reece/Rhys Meyers di intervenire. Ma forse è una cosa voluta: in America saranno stati contenti di vedere che fanno i padroni anche a Parigi e in Francia saranno stati soddisfatti nel vedere confermati i propri pregiudizi. Subdolo ma efficace.
Ho individuato le due mignotte in Rue de Rivoli di cui scrive Marcello :smiley: (nell’altro thread, c’è un doppione).

Io lo vidi al cinema anche perchè a differenza di ninomartino, amo la Francia e soprattutto Parigi, poi c’era pure Travolta che è da sempre uno dei miei attori preferiti, per cui, ne fui subito incuriosito ma, alla fine non mi entusiasmo’ piu’ di tanto… anche perchè proprio il personaggio di Travolta mi lascio’ molto perplesso… comunque ho visto di peggio e, se non altro come detto mi son un po rivisto seppur su pellicola Parigi che conosco abbastanza bene per esserci andato diverse volte!!! :wink:

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