Gli ultimi (Vito Pandolfi, 1962)

Di questo oscuro film drammatico mi aveva incuriosito il manifesto, in cui appare il famigerato testone dipinto sulla parete di una casa. In verità, pare che la storia nulla abbia a che fare con il figuro appeso in piazza Loreto e con le infami gesta dei suoi, quanto piuttosto sembrerebbe vicino a L’ANTIMIRACOLO di Elio Piccon o a una sorta di ALBERTO DEGLI ZOCCOLI ante litteram.
Questa la trama: Checo, figlio di poveri contadini del Friuli intelligente e sensibile, è isolato dai compagni che lo chiamano “spaventapasseri”. Il nomignolo lo ossessiona al punto da tentare di fuggire a Venezia, dove sogna di poter diventare pittore. Tornato a casa, si trova ad attraversare con la famiglia un periodo tristissimo: la terra è sempre più avara, i contadini sono sull’orlo della disperazione…
Credo che nelle sale via vissuto bel poco. Qualcuno l’ha visto?

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L’ho visto un paio di settimane fa, che dire? L’ho trovato molto minimalista, una piccola storia racchiusa nella quale è comunicato bene il forte disagio della povertà delle comunità dell’epoca, molto sforzo per portare qualcosa in tavola e per di più sovrastate da impietose condizioni climatiche, si percepisce la solitudine di chi non può offrire niente agli altri col timore di avvicinarsi solo per chiedere qualcosa, sembra quasi che i pochi contatti con gli organi sociali che si intravedono, come la maestra o i proprietari che elemosinano un pò di lavoro, rappresentassero una sorta di ambito spiraglio verso una migliore condizione e ricordiamoci che la vicenda si svolge in piena epoca fascista. Per il resto la storia è debole e poco coinvolgente per chi non si accontenta di un film lento che offre così rarefatte sensazioni. E si, pare proprio l’antenato dell’albero degli zoccoli.

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