Bertrand Tavernier per il sociale.
Una coppia francese va in Cambogia per adottare una bambina, ma lì scopre che non tutto funziona come si sarebbero aspettati. In un paese povero e ancora fortemente segnato dal genocidio, l’adozione diventa innanzitutto una questione di denaro e mazzette anche se si percorrono le vie legali, per non parlare di quando ci sono di mezzo intermediari senza scrupoli che trafficano bambini venduti dalle disperate famiglie di origine o addirittura rubati.
In questo contesto seguiamo per due ore buone le peripezie della coppia, sulle cui dinamiche relazionali e vissuti psicologici è incentrato il film (più che sulla denuncia della situazione delle adozioni internazionali in sé, che fa quasi più da sfondo).
Mi è sembrato all’inizio interessante, ma poi pian piano sempre più fine a se stesso e pesante, con sempre meno cose da dire; una volta compresa la situazione, trovavo un po’ vuoto continuare a seguire nel dettaglio tutte le esperienze, speranze, illusioni e delusioni dei protagonisti. Verso i tre quarti di film già non vedevo l’ora che finisse.
Al termine della propria odissea la coppia riesce ad adottare la bimba; quando montano in aereo per tornare in Francia il film si conclude. Stop.