Identificazione del mio primo "road-movie"

Da piccino, era una domenica meriggio e doveva essere uno di quegli anni attorno al '75, vidi quello che fu il mio primo film “sulla strada”.
Poteva essere la Rai o Capodistra a trasmetterlo.
Lo vidi per caso, avendo mia zia iniziato la visione dell’immondo film ed essendomi io stravaccato davanti alla tv col cuginetto a film già iniziato.

Devo ammettere che di “road” ne ho visti eccome ma quello - causa la tenera età - mi turbò oltremisura e non escludo che mi abbia in qualche modo fornito una sorta di “imprinting”.
Quel genere di film, quel genere di paesaggio e quel raccontare la violenza così come si racconta la vita, evidentemente devono essersi fatti strada nella mia zucca.

Son ben conscio delle amplificazioni temporali e delle distorsioni di un bambino, ma una roba così non l’ho più vista.

Mi è venuta l’idea di aprire questo topic dopo aver visto che un forumista chiedeva di Punto Zero.
E difatti i miei ricordi scommetterebbero che il film che cerco io è una produzione americana di quel periodo che potrebbe andare dal '70 al '74.
Paesaggi della tipica provincia americana degli stati desolati.
Un ragazzo e una ragazza. Mi pare che si incontrino per caso.
Nasce una sorta di legame malato fra i due e, mi pare di rammentare, lei trascina lui in una serie di violenze sulla strada.

Due scene me le ricordo a vita.

Ad un certo punto i due, probabilmente per rubare un’auto o forse per compiere una violenza del tutto gratuita, fermano un mezzo che di là passava con un tizio a bordo.
Rammento bene che la fanciulla chiede al tipo che si era fermato di dare un’occhiata alla meccanica.
Quando il tipo abbassa la testa per controllare il motore lei - ma forse era il ragazzo - abbassa con violenza il cofano.
Forse se la rivedessi ora non batterei ciglio. La questione però ai tempi mi ribaltò lo stomaco.

L’ultima scena che ricordo con lucidità è quella che dovrebbe essere la conclusiva. Ed è pure quella che dovrebbe far capire a chi l’ha visto da “adulto” di che film si tratta.

La ragazza, forse a causa di uno scontro con la polizia o con una delle loro casuali vittime, probabilmente viene uccisa.
Il ragazzo allora, vistosi mancare l’unica ragione della propria esistenza, si costruisce una sorta di “kimono” costituito da piccole bacchette di legno (o forse altro…). E si appicca fuoco.
La sequenza non è breve ed il tizio, divenuto autentica torcia umana, è seguito per un po’ dalla macchina da presa.

Tutto il film è drammatico, non vi è nulla di ironico, forse ci sono un paio di mezze nudità, di certo il tutto trasudava un’amercanità che non solo Quentino dovrebbe aver apprezzato.

Un bacio ed un abbraccio a chi mi toglie dalla turba di un ricordo andato a male…