Il fantastico nel cinema italiano

La storica rivista Bianco & Nero ha messo in cantiere un numero monografico dedicato al cinema fantastico italiano in tutte le sue accezioni. E’ appena uscito il call for papers, se qualcuno volesse presentare delle proposte queste sono le linee guida:

Call for papers
Il fantastico nel cinema italiano
Più volte messa in discussione dagli storiografi, la linea realista del cinema italiano è rimasta sostanzialmente inscalfibile nei discorsi critici e nell’opinione comune. È difficile del resto negare che la dimensione fantastica nella storia del cinema italiano brilli più per le eccezioni che per una presenza costante e organica. Al di là della nota assenza di un vero e proprio tragico, e gotico, nella cultura umanista nazionale, bisognerebbe però cominciare a verificare i rapporti del nostro cinema con la natura del fantastico, a cominciare dalla controversa negazione di due padri letterari come Dante e Ariosto.
Identificato per lo più con la nicchia dei generi horror e fantascienza (preda degli ardori cinefili: Bava, Margheriti, Argento, ecc.), il fantastico nel senso più complesso e stratificato del termine compare in verità nei luoghi meno canonizzati: il cinema muto, ristudiato dagli esperti del settore e capace di rapporti di largo respiro con l’immaginario della fantasia, dal Pinocchio di Antamoro all’Uomo meccanico di Deed, via fino al Maciste all’inferno di Brignone; il cinema fantastico avventuroso del dopoguerra, da Freda a Cottafavi; il cinema d’autore in “vacanza fantastica” (Toby Dammit, Il seme dell’uomo, La decima vittima, ecc.); la parodia (Totò nella Luna, Fracchia contro Dracula, e tanti altri, quasi una conferma della scarsa dimestichezza con tradizioni allotrie); la fantascienza sociologica e politica (Omicron di Gregoretti, Colpo di Stato di Salce, I cannibali della Cavani); il cinema inclassificabile e distopico di singole evenienze come L’invenzione di Morel (Greco), I viaggiatori della sera (Tognazzi), Arcana (Giulio Questi)…; la scena frastagliata di oggi, molto eclettica (Manetti bros., Gipi, Zampaglione, etc.).
Discorso a parte poi merita lo sceneggiato e la fiction televisiva, con lavori e sperimentazioni importanti da ristudiare, dalla fantascienza di A come Andromeda al gotico fantastico di Il segno del comando.
Il presente numero propone di dare per acquisite le tesi più note (dalla scarsa tecnofilia della nostra cinematografia alla mancanza di investimenti adeguati, dal prevalere del melodrammatico e del comico fino al mancato sviluppo di un capitalismo maturo, quindi di un immaginario tecno scientifico degno di questo nome), per cercare di non ingabbiare il fantastico, in cerca anzi di elementi trasversali, culturali e analitici, che aiutino a ragionare, con gli strumenti di oggi, su un aspetto spesso trascurato (o distinto in singole periodizzazioni) dalla storiografia.

Il numero II/2014 della rivista Bianco e Nero è dedicato cinema fantastico in Italia. Proposte di articoli includono, ma non si limitano a, queste aree tematiche:
> L’immaginario dantesco al cinema: muto e niente più. Riflessione intorno al tramonto di una tradizione letteraria e iconografica
> l’espressione fantastica nel cinema italiano: fattori culturali e di sociologia dell’immaginario;
> riclassificazione delle tendenze fantastiche nel cinema italiano, al di fuori delle preesistenti suddivisioni di genere;
> il surreale nel cinema italiano: una forma di fantastico?
> fantastico cinematografico e identità nazionale;
> dalla scenografia intertestuale al falso iconografico: il paesaggio fantastico nel cinema italiano;
> il confronto tra letteratura fantastica e cinema italiano;
> il fantastico nella storia della fiction televisiva
> populismo e utopia: il fantastico nel cinema italiano e la metafora (o satira) politica da Il disco volante di Brass a Fascisti su Marte di Guzzanti
> L’animazione fantastica: Bozzetto e gli altri,
> il fantastico italiano e la computer graphic: rapporti difficili, mancati ritorni di fiamma, movimenti di immaginario

Le proposte, contenenti un breve abstract (massimo 200 parole), le parole chiave e una sintetica biografia del proponente, devono essere inviate entro il 10 febbraio 2014 a entrambe le seguenti caselle di posta elettronica: biancoenero@fondazionecsc.it e roy.menarini@unibo.it. L’accettazione della proposta verrà comunicata entro il 28 febbraio 2014, e il saggio dovrà essere inviato entro il 28 aprile 2014. I saggi saranno sottoposti a procedura di double blind peer review. Il numero II/2014 prevede la sua uscita alla fine dell’agosto 2014.