Dal ciclo delle mie letture estive di registi che, a un certo punto della loro carriera, si improvvisarono scrittori, ecco una tarda produzione di Bugnatelli, che già dal titolo denuncia la propria volontà di scandalizzare noi lettori: ci porta certo al mare, in uno sperduto villaggio di pescatori, ma ci infligge anche una storia di soprusi che non risparmia quasi nessuna parafilia. Il buon Salvatore ![]()
Eva Kronemberg, giornalista da Bruxelles, sbarca in Alfa Romeo Duetto rossa nella provincia italiana, con un solo obiettivo: scoprire i segreti della famiglia Cronati, il cui padre padrone mori suicida, la moglie di crepacuore e il figlio scomparve nel nulla, in seguito a questi tragici eventi una decina d’anni prima. Eva avrà modo di sconvolgere il quieto vivere della comunità, interrogando le due governanti della famiglia, il parroco che impartiva lezioni private al giovane Cronati, la migliore amica della moglie, un pescatore locale e un barbone domiciliato in una grotta marina.
Lo stile è secco, quasi da sceneggiatura, senza fronzoli, salvo quando l’autore decide per dilungarsi in discussioni banali e prive di informazioni utili alla narrazione, con frasi fatte a gogo, oppure per descrivere clinicamente i molteplici amplessi che Eva utilizza come strumento d’indagine per sciogliere la lingua ai testimoni più recalcitranti.
La storia alterna scene del passato, che servono a illustrare il soffocante clima familiare, a scene del presente, nelle quali vengono progressivamente alla luce le malefatte di buona parte del villaggio. L’approccio, per certi versi, mi ha ricordato quello di alcune opere di Ninì Grassia : provincia torbida con perversioni assortite per un’umanità dilaniata dai propri vizi.
Faticai parecchio ad arrivare alla fine del romanzo, ma, man mano che ci si avvicina alla soluzione dei misteri del passato e del presente, il racconto diventa sempre più avvincente. Il finale, pur essendo in parte intuibile, riesce comunque a sorprendere e chiude con grande cattiveria un romanzo ostico, tanto per lo stile evocato in precedenza quanto per alcune scene davvero al limite, nelle quali l’autore sembra voler “denunciare”, o forse semplicemente esibire, le peggiori perversione di questa comunità.
Due pagine giusto per mostrarvi la qualità di certi dialoghi:
L’ambiente è uno di quei soliti piano bar dove la gente s’incontra, ascolta della musica a volte molto vecchia, che suscita una certa nostalgia. Un maestro, piccolo di statura, con pizzetto e baffi, scorre i tasti del piano con maestria, accompagnando le note con voce chiara e cristallina nonostante sia avanti con gli anni.
Il pubblico presente lo ascolta sognante, i tavoli sono occupati per la maggior parte da coppie; alcuni stanno nella sala, altri appartati in separé: evidentemente non vogliono farsi vedere da qualche occasionale cliente, oppure vogliono avere più intimità. Alcune coppie infatti si baciano e si accarezzano dimentichi di tutto e di tutti.
In uno di questi separé hanno preso posto, contrariamente alle usanze del luogo, due uomini. Il primo è l’investigatore che da giorni sta seguendo Eva, l’altro invece è il professore di chirurgia plastica che abbiamo visto nel suo studio.
«Sei sicuro di non aver saputo nient’altro…?» chiede il professore.
«Le posso assicurare, professore, che tutto quello che ho saputo gliel’ho già detto!».
«Mi sembra strano! Ma che rapporto può avere Eva con questa gente?».
«Tutto quello che so è che è interessata a questa famiglia Cronati, ma non sono riuscito a scoprire il perché».
«Porca miseria, sono già due mesi che le stai dietro e tutto quello che mi sai dire è solo di questi Cronati!».
«Sì, purtroppo qui si parla solo di questa famiglia, ma se ne parla solo da quando è arrivata la signora. Sembra, almeno così si dice, che voglia scrivere un libro sulle vicissitudini dei Cronati».
«Ma cosa c’è di tanto importante per suscitare l’interesse di Eva?»
«Ho saputo che il professore Cronati si è suicidato…».
«Il motivo?» incalza il professore.
«Pare per una serie di scandali…».
«Magnifico, ma scandali di che genere?».
«Di preciso non sono riuscito a saperlo ma pare che si tratti di corna…».
«Ho capito, la moglie l’ha reso cornuto e lui si è suicidato».
«Non credo che sia per colpa delle corna della moglie, a questo non ci faceva più caso».
«E allora cosa può averlo spinto a questo gesto insano?».
«Parlando con una prostituta ho saputo che il professore aveva degli istinti perversi».
«Di che genere?».
«Pare che gli piacesse vestirsi da donna, si faceva schiaffeggiare sul sedere oppure gli piaceva farsi cullare come un bambino di pochi mesi e ciucciare dai seni della donna…».
«Non credo che sia questo un motivo per suicidarsi».
«Sono d’accordo, però non sono riuscito a sapere altro».
«E la moglie?».
«Anche lei non era da meno…».
«In che senso?».
«Anche lei frequentava la stessa prostituta del marito».
«Che bella famiglia! E lei non sapeva che il marito…».
«No non lo sapeva né tanto meno la donna aveva interesse a svelare il segreto».
«Perché?».
«Credo per una questione di soldi».
«In che senso?».
«Nel senso che la prostituta così facendo riusciva a guadagnare sia dal marito che dalla moglie».
«Ho capito, però non sono convinto che questi fatti abbiano potuto provocare un suicidio… ci deve essere qualcosa d’altro che dobbiamo cercare di sapere; soprattutto per capire l’interesse di Eva nei confronti di questa famiglia».
«Cosa vuole che faccia professore?».
«Devi continuare a investigare…

