Il Piacere e l'Amore (R. Vadim, 1964)

Titolo: Il Piacere e l’Amore (La Ronde)
Regia: R. Vadim
Anno: 1964
Paese: Francia
Durata: 110’
Cast: Jane Fonda, Jean Sorel, Catherine Spaak, Anna Karina, Jean Claude Brialy, Maurice Ronet, Bernard Noël
Produzione: Interopa

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Come La Ronde di Ophüls, pure Vadim trae spunto dal Girotondo di Schnitlzer ma, in coerentemente con la sua tipica sensibilità gaia e giocosa (figlia anche del dopoguerra parigino) ne rovescia diametralmente il punto di vista. Secondo la critica, lo scrittore viennese sottolineerebbe l’impossibilità umana di amare, veramente, puramente, senza l’implicazione degli istinti a cominciare da quello sessuale. Una visione ascetica dell’amore, forzata, e quindi “innaturale”, che giustamente, a parer mio, l’epicureo Vadim stigmatizza e corrompe, mettendo in essere un credo opposto: chiunque è esposto al contagio dell’amore e ne viene sedotto, perché è parte costitutiva del nostro essere, non per niente si parla di istinto di riproduzione, un istinto, dunque qualcosa che pre-esiste alla ragione (e alla speculazione intellettuale).

L’amore (ma soprattutto il piacere, sua declinazione più “moderna” e smaliziata) descritto da Vadim è una sorta di testimone che i personaggi del film si passano l’un l’altro, in una giostrina spensierata fatto di figurine allegre, colorate e sempre sorridenti. A Vadim non frega una cippa della profondità d’analisi (cosa che chiaramente un Morandini non afferra o non vuole afferrare, elogiando di contro l’opera di Ophüls), gli interessa unicamente giocare, saltellare di fiore in fiore come le api, ritrarre belle donnine (Jane Fonda, Catherine Spaak, Anna Karina) e ometti sempre in fissa (o viceversa). Nonostante Schnitzler ricorra a diverse professioni e quindi classi sociali (la prostituta, la cameriera, il conte, il soldato, l’attrice, il poeta, il marito, etc), c’è una certa omogeneità nel percepire il naturale richiamo dell’amore, un idem sentire che livella tutti.

Una Jane Fonda che occhieggia, allude, cinguetta, fa la cerbiatta e la gattina, è irresistibile, e svela l’ambigua delicatezza della giovane e “inesperta” mogliettina. Così come la cameriera, in perenne ricerca di un uomo che la ami romanticamente, non si tira mai indietro quando il suo corpo viene desiderato. E la prostituta (una di quelle che Jane Fonda - ma è Vadim che parla - definisce “sempre contente e sorridenti”) concede prestazioni gratuite agli uomini che le piacciono.
Certo, il tono del racconto di Vadim è vacuo, lieve, frivolo, ma di quella frivolezza che rende la vita facile e quindi gradevole di essere vissuta, quasi come fosse quello il vero “senso della vita”, che per secoli e secoli filosofi verbosi e ampollosi pensatori si sono affannati a cercare senza mai trovare.