Il sapròfita

Anno 1973
Altri titoli Le profiteur
Durata 100
Origine ITALIA
Colore C
Genere DRAMMATICO
Specifiche tecniche PANORAMICA EASTMANCOLOR
Produzione ROEL BOSS PER BELIAL FILM, LIFEGUARD PRODUCTION IN COPRODUZIONE CON NICHOLAS J. DE WIT
Distribuzione REGIONALE - AVO FILM
Vietato 18

Regia
Sergio Nasca
Attori
Valeria Moriconi Baronessa Clotilde Bezzi
Al Cliver Ercole, ex-seminarista
Janet Agren Teresa
Giancarlo Marinangeli Parsifal, figlio di Clotilde
Cinzia Bruno Brunilde, sua sorella
Leopoldo Trieste Don Vito
Pia Morra Addolorata, la servetta
Giancarlo Badessi Il superiore del convento
Carlo Monni Il generale Augusto Bezzi
Nerina Montagnani La serva del ‘santone’
Valentino Macchi Un fascista al funerale
Rina Franchetti Una bigotta in chiesa
Clara Colosimo Signora alla veglia funebre
Soggetto
Sergio Nasca
Sceneggiatura
Sergio Nasca
Fotografia
Giuseppe Aquari
Musiche
Sante Romitelli
Edizioni musicali Curci - Rolex.
Montaggio
Giuseppe Giacobino
Erminia Marani
Scenografia
Giorgio Luppi
Arredamento
Giorgio Luppi
Costumi
Mario Giorsi

http://www.cinematografo.it/pls/cinematografo/V3_S2EW_CONSULTAZIONE.mostra_pagina?id_pagina=12096&url_target=http%3A//www.cinematografo.it/bancadati/consultazione/schedafilm_2009.jsp%3Fcodice%3D13829%26completa%3Dsi

Ad agosto per Cinemakult

http://www.videociak.net/customer/product.php?productid=25057&cat=&page=

Un discreto film con qualche bravo attore. Non è tra i miei preferiti Non credo che acquisterò il DVD, speriamo solo che non sia stato riciclato dalla VHS Avo

Ottimo master, invece. Ne consiglio caldamente la visione, anche perché il film merita: Nasca, del resto,
nei suoi (purtroppo pochi) film, ha sempre dimostrato di avere un certo piglio autoriale.
I suoi film non sono mai banali, mai scontati. Davvero esilarante e dissacrante la satira nei confronti della religione.

Come extra c’è un’intervista di pochi minuti, ma comunque interessante, ad Al Cliver che, con il suo pesante accento romanesco, non ricorda con particolare entusiasmo la sua carriera di attore e il lavoro di attore, considerato noioso e pesante…

Questo film sono ANNI che lo cerco!
Finalmente uscito in DVD, non so quanti salti mortali ho fatto per trovarne una versione in VHS originale senza successo. Fra un paio di settimane metterò le mani sulla mia copia, non vedo l’ora! Boing

Io l’ho già ordinato, dovrebbe arrivare a giorni. Del film non so assultamente nulla e nulla voglio saperne finché non premerò PLAY sul lettore dvd. Manco so chi sia/fosse Sergio Nasca…

Ieri l’ho finalmente visto. Film con alcuni squilibri di scrittura (certe battute e volgarità secondo me stonano nel contesto generale), ma con una sua potenza di fondo che va al di là dei temi forti che sono trattati. Insomma classico film irregolare prodotto in quel periodo, non assimilabile a nessun genere preciso a mio avviso…

Non sapevo nemmeno che ci fosse la vecchia Maria Tedeschi nel ruolo della nonna di Janet Agren (argh!) :-p

Sono d’accordo con il tuo giudizio. Film sicuramente squilibrato in alcune parti, esagerato in altre (addirittura grottesco e caricaturale: bellissima a mio avviso la scena del guaritore, con il ragazzino che viene costretto ad alzarsi ma che poi irrimediabilmente cade… con Nerina Montagnani mamma veneta di questo truffatore), ma indubbiamente potente.
Classico per i temi trattati, ma più riuscito di altri simili coevi.

Ecco vedi, l’episodio del guaritore (bellissimo) l’avevo scordato; questo a mio avviso perché il film accumula un po’ troppe situazioni senza approfondirle troppo (anche il personaggio della mamma di Parsifal esce di scena in modo abbastanza improvviso; fino a lì era praticamente la co-protagonista).
In ogni caso è un film molto interessante ed ingiustamente poco noto; ora che ci penso avendo visto anche Malìa vergine, e di nome Maria si può dire che Nasca non fosse un regista banale, anzi…

[SIZE=2][FONT=Tahoma]Saprofito, agg., detto di organismo vegetale che vive in un ambiente pieno di sostanze organiche in putrefazione.
Saprofitismo, s.m., particolare tipo di nutrizione di alcuni organismi vegetali a spese di organismi in decomposizione o di sostanze di rifiuto di altri organismi.
(Dizionario Sandron della lingua italiana - I.G. De Agostini)

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RIASSUNTINO:

[FONT=Tahoma][SIZE=2]Parsifal è un adolescente disabile, secondogenito di un nobile padre ex-gerarca fascista, malato di sifilide e divenuto, col tempo, sessualmente impotente e di una piacente nobildonna, accentratrice ed altera che non manca, però, di viziare in tutti i modi il suo pargolo. Il giovane sa bene che la sua menomazione è causata dalla malattia del padre e cresce nel risentimento, sfogando i suoi complessi e le sue sofferenze interiori facendo del male (sia fisico che morale) al prossimo. A fargli da attendente, un bel giorno, viene assunto Ercole, bel ragazzo ex-seminarista anch’egli disabile (un’accentuata balbuzie gli impedisce di comunicare col prossimo, così sceglie il mutismo). Ercole fa perdere la testa alla baronessa, adorata madre di Parsifal, con la quale intreccia una relazione sessuale di cui tutto il paese, nel giro di un breve periodo di tempo, viene a conoscenza. Anche Parsifal sa della relazione tra i due ma sembra accettarla in quanto trova in Ercole delle affinità con la sua condizione. Un pellegrinaggio al santuario miracoloso di Lourdes, però, si trasformerà in tragedia.

"Nasca era un genio…lo conoscevo prima ancora che facesse il regista […] Siccome uscivamo spesso insieme, lui mi raccontava delle storie che aveva in mente di scrivere ed erano una più bella dell’altra, delle cose bellissime, intelligenti, rivoluzionarie, che non avevano niente di blasfemo […].
(Dada Gallotti - brano tratto dall’intervista in Cine70 N° 3 - Coniglio Editore)

Pretenzioso. Non è che non abbia qualche freccia al proprio arco, comunque da questo film mi aspettavo tanto e invece mi ha, in parte, deluso.
L’organismo in decomposizione in cui vive il sapròfita-uomo del film di Sergio Nasca è la società dei ricchi aristocratici ma anche dei poveri sotto-proletari ridotti ad elemosinare pochi vestiti e un tozzo di pane - la madre di Ercole con le due gemelline che banchettano sul cadavere del defunto barone rende bene l’idea di una società in cui il saprofitismo è unico sistema di sopravvivenza. L’ambiente in putrefazione che è la società in cui viviamo è habitat naturale per il sapròfita che consuma i suoi rapporti sessuali persino sul letto di morte. E’ come se la morte, il disfacimento fisico ma soprattutto morale dell’essere umano, desse energia vitale a Ercole e al suo doppio Parsifal anche se esiste una piccola differenza tra i due: in Parsifal è contenuto un barlume di speranza, c’è una tendenza alla vita, mentre il cinico Ercole (che è morto a livello interiore, infatti non proferisce verbo per ca. 90 minuti), bello e spietato, sembra essere destinato all’ (auto)annullamento finale. Così non sarà, scelta coraggiosa da parte del regista. Tra decomposizione della famiglia tradizionale, dei valori morali e dei tabù ancestrali (l’adolescente Parsifal, così come il leggendario personaggio di Chretien de Troyes, vive immerso nelle cure amorose della madre che lo vorrebbe, a sua volta, diverso dal padre, ex-militare e noto viveur. Ma il ragazzo interiormente sogna le avventure paterne brandendo la sciabola come il pene che non può usare a causa della sua condizione d’invalido. Toccherà ad Ercole, “stirneriano” alter-ego di Parsifal, accoppiarsi con la madre. Una verniciata edipica sui personaggi a dir poco plateale) ,il grido d’allarme del regista gronda livore e disgusto nei confronti di una società profondamente viscida, marcia e unicamente dedita alla concupiscenza, una società moralmente corrotta e corrutrice di candide quattordicenni con vaghi sogni di gloria televisiva. E la straordinaria attualità sembra essere il pezzo forte di questo film: a ben guardare e col senno di poi, le accuse (per nulla velate) circa una diffusa omosessualità tra i rappresentanti del clero apparivano, gia all’epoca, più che fondate anche se spesso si scade in una rappresentazione del tutto sopra le righe, rasentante il grottesco (il flashback della lezione al seminario con tanto di rivista pornografica che gira tra i pretini è in puro stile Nando Cicero, così come il “duello” canti religiosi/cori da stadio tra pellegrini e tifosi alla stazione). Da notare come la (IMHO eccessiva) ferocia iconoclasta del regista si abbatta anche e direttamente contro il credo religioso visto, da Nord a Sud, come inutile insieme di rituali superstiziosi, un credo che anziché guarire danneggia e…addirittura uccide! (la scena della vasca a Lourdes e quella iniziale del guaritore)E qui arrivano i problemi. Sergio Nasca non era Maselli e ancor meno Pasolini: pur dimostrando di possedere buona volontà e qualità tecniche interessanti, la smania di mettere alla berlina lo squallore della società contemporanea lo porta a strafare e aggiungere sempre più “carne al fuoco” (maluccio la seconda parte), finendo per perdere il filo tra flashbacks, trame e sottotrame dei (forse) troppi personaggi e comprimari in scena. Terminato il film, dei protagonisti si sa ancora poco o nulla (lo shock di Ercole deriva - forse - da un abuso sessuale? Rimane irrisolta la storia con la baronessa), restano impressi giusto alcuni momenti forti del film. Uso delle luci buono ma non sempre significativo, stacchi di montaggio troppo netti, principalmente durante il primo tempo, rendono difficoltoso “l’ingresso dello spettatore nel film” - ma questa è un’impressione del tutto personale - mentre, in generale, un diffuso didascalismo e una certa propensione all’erotismo fine a sé stesso, alla lunga, diventano fastidiosa ostentazione e nulla più. Abbozzata anche l’interessante figura del personaggio interpretato Da Janet Agren, meraviglioso “angelo purificatore” (è la seconda volta che la si vede in quel ruolo nel giro di pochi anni, vedere: La più bella serata della mia vita di Scola) che, in qualche modo, intercede affinchè la grazia divina venga concessa ad Ercole, innescando il decisivo sacrificio di Parsifal. Mediocre la prova di Valeria Moriconi (che sparisce per tutto il secondo tempo); Al Cliver poco espressivo come sempre (in dubbio per la parte sino all’ultimo); molto bene il giovane Giancarlo Mariangeli, invece.

Il DVD della Cinekult offre un buonissimo master (aspect ratio dichiarato 1,66:1; a me sembra più un 1,77:1 full-screen) restaurato piuttosto bene per quanto riguarda la parte video, appare, invece, tutt’altro che perfetto per quanto riguarda la parte audio: fruscio di fondo e difettucci dovuti probabilmente all’usura della colonna audio, si presentano di tanto in tanto. Niente di trascendentale, comunque.

Nasca, invece, per quanto mi riguarda era un ottimo regista e procedeva senza alcuna “smania” e senza strafare. Il Saprofita è un’opera prima di forte impatto e sono assolutamente d’accordo con il buon Caltiki quando afferma che probabilmente è una delle pellicole di questo tipo più riuscite.
ha qualche squilibrio interno, questo sì, ma nulla che davvero diventa “fastidiosa ostentazione e nulla più”… ogni ingrediente del film resta cmq assolutamente funzionale e coerente con gli sviluppi della vicenda, compresi i momenti erotici che se è vero che strizzano l’occhio alla sexploitation lo strizzano bene e con grande consapevolezza registica.
proprio ieri ho rivisto il secondo film di Nasca… “Vergine e di nome Maria”… orbene: sicuramente il suo secondo film risulta più compatto e riuscito, ulteriore dimostrazione della grandissima maestria del regista… (anzi, azzardo: è un capolavoro), ma anche Il Saprofita è, imho, un’ottima prova… e se consideriamo che -lo ribadisco- si tratta di un esordio… beh… me cojoni.
Nasca non era Maselli? meno male.
non era Pasolini? ari-meno-male.
e dico questo non perché i due registi citati non mi piacciono, sia ben chiaro (magari Maselli non è un mio punto di riferimento, questo sì).
piuttosto perché lo sguardo di Nasca non c’entra nulla con gli sguardi dei due… ma ciò non fa di Nasca un regista peggiore o meno interessante di loro.
in ogni caso nelle mani di Pasolini o Maselli questo film -e ancor più Malìa- sarebbero stati altra cosa… ma proprio altra.
per questo ho scritto: meno male che Nasca è Nasca, e non tizio o caio.
:wink:

Tralascio Vergine e di nome Maria perché non l’ho mai visto (andrei pure OT).
Sono d’accordo con te sul fatto che Nasca fosse un regista con buone potenzialità, il punto è che Il sapròfita sta spesso e volentieri in pericoloso bilico tra idea di denuncia sociale ed exploitation all’italiana, come hai notato anche tu e secondo me non a caso. E’ facile dire “opera prima di forte impatto”, senza farne un’analisi accurata.
Mi dovresti dimostrare, poi, cosa intendi dire con il termine “consapevolezza registica” riguardo l’uso di momenti puramente sexploitation da parte di Nasca ne Il sapròfita? Stai forse avallando la tesi circa un uso studiato del nudo o del sesso al fine di fare facile presa su un pubblico di allupati? :slight_smile:
Se una scena di sesso o un nudo, in un contesto filmico come quello di cui stiamo chiacchierando, possiede una sua precisa funzione narrativa/espressiva, ben venga. Quando, invece, diventa strumento usato a bella posta per cercare di infastidire i moralisti benpensanti, allora diventa furbata gratuita al fine di fare scalpore e stop. Una trovata commerciale. In questo caso…crollerebbero le pretese autoriali di Nasca! :smiley:

Io penso che di fondamentale importanza sia l’intento espressivo del regista che deve essere onesto, chiaro, lineare e preciso: in questo Nasca a volte, IMHO, ci prende mica tanto e indugia un po’ troppo su alcuni aspetti morbosi/voyeuristici più adatti ad un film erotico che non ad uno con pretese di “impegno” e di denucia sociale.

Sul piano della costruzione, alcune sottotrame sono appena accennate e alcuni personaggi del tutto vacui scompaiono nel nulla senza lasciar traccia. Ma non solo: Nasca spreca tempo (e pellicola) a filmare scene del tutto inutili come, ad esempio, la rissa al bar con i buzzurri del paesino, scena inutile e totalmente avulsa dal contesto della storia. Inoltre, mi pare lampante il fatto che si esageri e non poco, soprattutto con gli attacchi (alcuni stilisticamente rozzi) nei confronti di Chiesa e culto cristiano. Corruzione e depravazione dappertutto, Nasca non vede vie d’uscita, è troppo “di parte”, anzi, fa morire l’unico personaggio con anche una sola speranza di vera redenzione (Parsifal)! E’ una visione particolarmente negativa che, francamente, non approvo. Avrà avuto i suoi buoni motivi.

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Ripeto, non dico che Sergio Nasca fosse un cattivo regista a priori. Sostengo, piuttosto, che altri suoi colleghi, come appunto Maselli e Pasolini, avessero una classe sicuramente superiore e una sensibilità dello sguardo (cinematograficamente parlando, s’intende) più profondo nel trattare tematiche affini. La tecnica è importante ma non è tutto, forma e contenuto devono essere funzionali l’una all’altro al massimo delle possibilità del regista e dei mezzi messigli a disposizione dalla produzione; certo, apprezzo anche film piuttosto poveri nella messa in scena purché portino avanti una certa coerenza di linguaggio, cosa che a Sergio Nasca con questo film riuscì a fasi alterne. Non credo sia una giustificazione accettabile quella dell’opera prima: gente come Chabrol o Truffaut, al loro primo film, stupirono colleghi esperti, pubblico e critica.
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Ma al di là di alcune scelte stilistiche discutibili, Il sapròfita ha sicuramente dei buoni momenti e merita di esser visto.

sarà anche facile, ma per me basta a sottolineare che, appunto, si tratta di un esordio -dato non credo trascurabile- e come esordio non mi sembra da minimizzare e si possono anche perdonare certe ingenuità. aggiungo, poi, che èun esordio di forte impatto… e non credo siano necessarie tutte queste analisi accurate per rilevare la potenza visiva e concettuale di questo film, malgrado le sue ingenuità.
a palesare tale forza restano le immagini del film… più eloquenti di un trattato.

posso aggiungere a quanto detto che con “consapevolezza registica” non sto “avallando” alcuna tesi… men che meno quella che ipotizzi tu -dal momento che credo Nasca se ne fottesse delle “pretese autoriali” e degli “usi studiati del nudo” etc etc (e per fortuna)…
l’equazione che dai per scontata…ovvero “nudo strumento usato per infastidire=furbata gratuita commerciale” non è poi così scontata nè necessariamente concreta… anzi…
in ogni caso: con consapevolezza registica intendo dire che Nasca, anche quando realizza scene sexploitative sa realizzarle con gusto e mestiere… con l’occhio giusto… il che mi basta per apprezzare, e tanto, le scene in questione.
il fatto, poi, che tali scene in questo caso risultino -almeno per quanto mi riguarda- funzionali al clima torbido del film e non, invece, gratuite e/o commerciali è per me secondario. non amerei altrimenti tanta sexploitation di altri registi -Joe D’Amato? tanto per fare un nome.

che gli aspetti morbosi/voyeuristici sono più adatti ad un film erotico e non a questo è un tuo legittimo punto di vista ma io non lo condivido :wink:
inoltre non credo che Nasca avesse chissà quali pretese di impegno e denuncia… almeno per come intendiamo questi termini in relazione al cinema di impegno e denuncia italiano canonico e tradizionale…
secondo me Nasca era ben consapevole di fare cinema popolare e l’atteggiamento che io rilevo vedendo i suoi film non è quello dell’Autore impegnato.
Nasca è, però, e resta un Autore proprio perché è evidente che se ne sbatte del galateo del bel cinema d’autore facendo un suo cinema che -citando alcune parole usate per Rondi o per lo stesso Cavallone- è popolare e impopolare al contempo. non ha l’esigenza fighetta di escludere per forza logiche exploitation e anzi piuttosto le usa e le funzionalizza per i suoi scopi… qualcuno storcerà il naso?
chi se ne frega.
il risultato è un cinema che apparentemente si adagia su modalità commerciali ma quando lo fa le deteriora, le corrompe.
più che l’impegno e la denuncia c’è l’urgenza -sincera onesta e satirica- di “canzonare” un contesto assurdo.
ma attenzione a non fraintendere… non mi sembra che ci siano velleità pseudo intellettualistiche… nè, soprattutto, la spocchia e la presunzione “militante” di certi grandi maestri.
il suo cinema è puramente grottesco, dissacrante, per certi versi atrocemente surrealista (non surreale eh… surrealista)… e a me piace così… ma ovvio non pretendo che piaccia a tutti, ci mancherebbe.

anche qui, non sono d’accordo.
intanto, per esempio, non è necessariamente vero che Parsifal sia un personaggio più o meno positivo… anzi… forse è il peggiore di tutti… ma ok, ermeneutica docet.
così come non credo che la scena al bar sia inutile e che Nasca “sprechi pellicola” ed esageri con attacchi -rozzi- alla chiesa e al culto cristiano… lo trovo meravigliosamente graffiante e crudele.
ma siam sempre lì… punti di vista… non è mia intenzione farti cambiare idea nè mi preme “dimostrare” quanto dico…
sostieni che sia “di parte”… probabilmente è vero… è di parte ed è incazzato… ed è inacidito…
sì.
apprezzo il suo cinema… proprio per questo.
ma oh…un conto è essere di parte, avere una visione precisa… altro conto è far cinema militante (Nasca, ripeto, per fortuna non è Maselli eh eh eh).
poi ok, te non condividi la visione nichilista e negativa del regista (ecco, tutto spiegato).
io invece trovo che la sua sia l’unica visione possibile, ieri come oggi, oggi più che mai… (ecco, tutto spiegato2).

ok. per me, invece, Nasca non ha nulla da invidiare a Maselli e Pasolini… si tratta di personaggi diversi ma non per questo (cinematograficamente parlando) è così ovvio che i due siano superiori a Nasca.
e malgrado certi squilibri che -l’ho detto- esistono ne Il Saprofita credo che cmq il suo linguaggio sia coerente… in relazione a questo film, in relazione al suo cinema.
la sensibilità e la profondità dello sguardo di Nasca (spesso brutale e intelligentemente “becero”) è semplicemente una cosa diversa da quella dei suoi colleghi… e ti invito, se ancora non l’hai fatto, a vedere Malìa… ancora più nero. ancora più disperato. ancora più radicale.
e ribadisco: un capolavoro, almeno per me eh… non pretendo che tutti la pensino così.

PS: cmq non scambiare questi post per una polemica.
ognuno ha i suoi punti di vista;)

Come no, basta leggere lo stralcio dell’intervista a Dada Gallotti che ho citato nella mia recensione. Nasca nel giro cinematografaro era noto come regista con ambizioni di un certo tipo. Tu stesso me lo confermi sostenendo il fatto che Vergine…e di nome Maria (Malìa), sia ancora più feroce: dunque il regista aveva in mente un determinato percorso da seguire, il suo non era cinema exploitation. Il sapròfita venne programmato in un cinema d’essai (parola di Al Cliver), particolare tipologìa di sala con programmazione più “ricercata”. Il punto è che tipo di registro espressivo scelgo di utilizzare per mettere su pellicola una mia idea. Registro espressivo che può benissimo essere criticabile da diversi punti di vista.
La ferocia con cui Sergio Nasca si scaglia contro società civile e Chiesa (che indiscutibilmente ci può stare) non mi sembra adeguatamente motivata (non c’è mai un perché), tantomeno sostenuta, da un discorso di base che sia chiaro, limpido. Racconta una storia mettendo in scena personaggi particolari, che hanno una loro storia personale appena abbozzata, che hanno un determinato atteggiamento nei confronti della vita ma che non si capisce esattamente da cosa derivi. In questo Nasca mi sembra di gran lunga più “militante” di altri registi dichiaratamente tali: punta il dito dicendo: “Il Male che corrompe l’uomo e la società, deriva dalla Chiesa e dal cristianesimo. Viviamo in una società depravata. Punto e basta” e sbeffeggia a destra e sinistra con rabbia cieca senza proporre spunti di riflessione allo spettatore. Tutto molto sbilanciato. Sembra solo rancore e disgusto personale messo su pellicola che nulla mi ha lasciato al termine della visione. Perché, torno a dire, non mi sembra un comune film di genere. Ecco una delle mie critiche, oltre ad alcune scelte tecniche che, secondo me, aggiungono niente al film.

[FONT=Tahoma][SIZE=2]"…Fin’ora gli è stato insegnato solo il male…". Cito un po’ a memoria questa frase recitata da Janet Agren, perché rende bene l’idea di una piccola possibilità di cambiamento che germoglia in Parsifal. Il ragazzo sembra aprirsi, per un momento, solo con il personaggio della Agren (chiedo scusa, non ricordo il nome) - una specie di angelo che, però, non verrà risparmiato dalla corruzione, un angelo che si “sporca”, tradisce la fiducia di Parsifal causandone, indirettamente, persino la morte! Pertanto: non c’è speranza, vince il Male sempre e comunque. Inaccettabile come tesi, dal mio punto di vista.[/SIZE][/FONT]

In alcune fasi, il film, è sicuramente interessante ma tutto questo capolavoro, IMHO, non ce lo vedo. Per me è stata una mezza delusione. Nessun problema, ognuno ha il suo modo di seguire/relazionarsi col cinema!

Oh, poi, discutere del nostro hobby preferito mica è polemica! Ci mancherebbe! Anzi, ti ringrazio per aver contribuito. :drunk:

sì però io non ho mai detto che Il Saprofita sia un capolavoro eh…
per me il film ha squilibri e ingenuità che non ne fanno un capolavoro… tuttavia lo considero un gran bel esordio… potente e: di forte impatto:D
continuo a pensarlo.
per me è un capolavoro Malìa, non questo.

gli aspetti che hai segnalato come limiti del film, per me, non sono necessariamente limiti… spesso virtù. ecco a volte leggendo le critiche che muovi a Nasca mi son tornate in mente certe critiche che in tanti muovevano a Céline ed alla visione rancorosa e acida, rabbiosa e cieca, incurante di “proporre spunti di riflessione allo spettatore”, implicita nei suoi lavori.
il delirio anarchico e inacidito di un pagliaccio in mezzo alle macerie.
non sto esagerando eh… si scrivevano per lui le stesse cose -o simili- che ho letto in questo topic.
bene, io adoravo e adoro Céline.
ovviamente non sto dicendo che Nasca sia paragonabile al Sommo Poeta eh… ci mancherebbe… ma tante considerazioni che ho letto qui me lo hanno fatto tornare in mente.
in ogni caso non credo che i film di Nasca -compreso Il Saprofita- non propongano spunti di riflessione… anzi. tutto il contrario.
semmai Nasca non si preoccupa di indicare soluzioni ideologiche… questo sì… ed è per questo che non è accomunabile ai registi militanti.
l’occhio di Nasca osserva e registra gli aspetti grotteschi e assurdi di dati contesti, e li racconta deformando l’assurdo non poi così tanto… certe robe son già deformate e atroci così come sono.
il suo è un occhio “ruspante”, a volte meravigliosamente “rozzo”, morboso, un pò unto magari… (perfino infernale, ma ho spesso incontrato il sublime tra le sue immagini) imho è l’occhio giusto per raccontare certe storie.

riguardo al discorso “sull’Autore”:
ovviamente Nasca aveva le sue ambizioni e mirava a fare un certo cinema… in tal senso certamente è un autore “impegnato”.
io però facevo un discorso diverso.
il suo non era cinema exploitation ma era anche cinema exploitation… e consapevolmente.
Nasca ha usato per i suoi fini anche logiche del cinema popolare senza preoccuparsi di sporcarsi le mani, fregandosene del bon ton del cinema d’essai.
il suo cinema è assolutamente corrotto e puro al contempo… lo adoro soprattutto per questo.
il fatto che i suoi film fossero proiettati nei club d’essai non aggiunge o toglie nulla a quanto dico… potevano essere proiettati anche in una saletta porno… il mio discorso resterebbe uguale.

riguardo alla possibilità di criticare il registro espressivo che sceglie di usare per dar forma alla sua idea… beh… certo… tutto è criticabile.
tu lo critichi (facendomi tornare in mente le critiche che i compagni muovevano appunto a Céline) io invece lo apprezzo proprio in virtù degli aspetti che tu critichi.
ma il bello del cinema è proprio questo, o sbaglio?
:wink:

Qualcuno ha preso il dvd? Nella mia copia dal minuto 42 circa comincia un “ticchettio” di fondo nell’audio. :mad:

E’ vero, ed è maggiormente percepibile nelle casse audio del pc…

Controllandolo dopo l’acquisto ho notato che almeno la scena iniziale è girata in Puglia, sembrerebbe Martina Franca o Ostuni, in ogni caso un paese tra Bari e Brindisi. Qualcuno ha notizie più precise?

bellissimo film, e complimenti a Cinekult per il dvd, anche se il ticchettio che si sente per un quarto d’ora circa nella parte centrale è abbastanza fastidioso

Confermo che almeno una parte è girato a Ostuni.
Film interessante e originale. Mi piace il fatto che i protagonisti sono tutti “cattivi”, anche quelli che sembravano buoni.

Anche a me non e’ affatto dispiaciuto pur constatando che Nasca si inspira chiaramente al cinema prurignoso di Samperi , dirige questa dignitosa pellicola con con un bel cast di attori tra cui Al Cliver in quella che e’ secondo me la sua miglior interpretazione , rilanciando la Moriconi nel ruolo della moglie frustrata e libidinosa , mentre ho trovato fuori ruolo la Agren.
Odioso il ragazzino interpretato da Marinangeli che ricorda seppur vagamente Lou Castel nel film I pugni in tasca
Da ricordare anche una particina per il compianto Carlo Monni nel ruolo del santone.
Bello il colpo di scena finale.