Inferno (Ron Howard, 2016)

Con tutte le critiche possibili e immaginabili che si potevano muovere all’approssimazione storica (leggi pure: cialtroneria), alla spettacolarizzazione hollywoodiana, alla superficialità e all’arbitrarietà di fatti e personaggi storici, buttando nel frullatore teorie vere, presunte, false o falsissime, tanto per creare solo ed esclusivamente cinema d’intrattenimento senza alcuna verosimiglianza e credibilità scientifica e storiografica, a me Il Codice da Vinci e Angeli e Demoni sono piaciuti. Presi come meri blockbuster fanno il loro sporco lavoro, anche se il 75% delle teorie di Dan Brown non stanno in piedi neanche a piangere. Che poi a sua volta Ron Howard si prende diverse licenze poetiche rispetto ai romanzi, quindi siamo ancora un passo più in là rispetto alla realtà.

Inferno invece mi ha alquanto deluso. Il primo grosso difetto è che la componente enigmistica è ridotta al lumicino, stavolta siamo più dalle parti di un thriller da agenti segreti. Niente massoni, templari, occultisti, alchimisti, filosofi, millenaristi, piuttosto il solito miliardario pazzo che sta per disintegrare il pianeta, attorno a lui una corte di affaristi privi di scrupoli, e nel mezzo Langdon novello Jason Bourne (anche per i vuoti di memoria) che tenta di impedire il dramma planetario. Tutta la prima parte scandita da visioni sanguinarie e horror sa di già visto. Howard lo ha ammesso candidamente, quel cinema non fa per lui, non rientra nelle sue corde, ma quello richiedeva lo script e quello lui ha girato. Pare un Resident Evil fatto male, un riciclo di frattaglie e computer grafica senza cuore. I twist della trama sono troppo rapidi e privi di emozioni, vengono schiaffati in faccia allo spettatore senza tanto girarci intorno. La seconda parte invece è letteralmente solo un action movie, fiacco però e col finale suggestivo per quanto riguarda la location ma tiepido e superficiale per quanto attiene alla costruzione degli eventi e della tensione.

Wikipedia dedica una lista interminabile alle inesattezze storiche, cosette da niente tipo confondere il Vasari col Botticelli, sbagliare le misure del David di Michelangelo, prendere fischi per fiaschi su molti passaggi della Divina Commedia, etc. Vabbè, ripeto, fosse quello il problema…