Interno di un convento (Walerian Borowczyk, 1978)

Ad aprile edizione Arrow con l’italiano

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e howard ross gran presenzialista agli incontri col pubblico!

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C’erano malati mentali che andavano al cinema appositamente per poi denunciare i film!

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Considero Interno di un convento (1978) uno dei migliori film di Walerian Borowczyk. Apertamente anticlericale, questo film critica la religione istituzionalizzata e denuncia l’ipocrisia e la futilità della fede cristiana praticata in un ambiente rigido e artificiale.

Il film, basato su un romanzo ottocentesco di Stendhal (Passeggiate romane), è ambientato in un convento isolato ed esplora la tensione tra l’istinto umano e le rigide regole della vita religiosa. Borowczyk mette esplicitamente in discussione la “virtù istituzionalizzata” ritraendo le suore e le loro superiore alle prese con “sessualità repressa” e “desideri proibiti”. La corruzione morale si nasconde spesso sotto una facciata di pietà e disciplina, con la zelante badessa e un affascinante prete confessore che impongono regole rigide che alla fine portano alla disperazione e al peccato.

Borowczyk sottolinea la fragilità dell’ordine morale e il desiderio umano di libertà, sia fisica che spirituale. La narrazione suggerisce che reprimere gli istinti umani naturali in nome della castità religiosa sia un esercizio inutile, che porta a comportamenti trasgressivi, autodistruzione (come l’avvelenamento di una suora e di altri) e scandali che le autorità ecclesiastiche tentano di nascondere.

L’uso di immagini provocatorie e simbolismo erotico non ha solo lo scopo di scioccare, ma anche di esplorare le contraddizioni tra purezza e passione. Una scena particolarmente nota vede una suora masturbarsi con una scultura del volto di Gesù, il che può essere interpretato come un atto diretto di blasfemia che mina i simboli sacri della fede cristiana di fronte al desiderio umano travolgente.

La sequenza iniziale del film, che mostra un macellaio che trasporta una carcassa di animale nella cucina del convento, introduce un tema “corporeo”, suggerendo che l’attività sessuale e il consumo di cibo siano funzioni corporee naturali, in netto contrasto con il rifiuto della carne imposto dai voti delle suore.

Nel complesso, Interno di un convento funge da commento al conflitto intrinseco tra la natura umana e i vincoli della religione istituzionalizzata, descrivendo in ultima analisi i tentativi di vivere una vita di completa purezza spirituale come un’impresa destinata al fallimento e all’ipocrisia.

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Riguardo a “Interno di un convento”, Walerian Borowczyk disse quanto segue all’allora critico spagnolo (e ora regista) Fernando Trueba in un’intervista al quotidiano El País nel marzo 1978:

“È una storia ambientata in un convento all’inizio del XIX secolo. È basata su un aneddoto raccontato da Stendhal nel suo diario italiano, “Promenade dans Rome”. Molte giovani nobildonne erano destinate a diventare suore ancor prima di nascere. Raggiunta una certa età, praticamente tutte si innamoravano di qualcuno esterno al convento o si procuravano amanti fittizi, ai quali scrivevano lettere a cui rispondevano loro stesse. La Madre Superiora, in un certo senso, agiva come un agente di polizia. “Interno di un convento” è un film sulla privazione della libertà. Non è affatto un film anticlericale. E, tanto meno, un film pornografico. Tuttavia, è stato sequestrato tre volte in Italia in un solo mese, quindi deve aver fatto arrabbiare un sacco di gente… È stato accusato di ‘oltraggiare la religione!’. Con il mio film si ripete esattamente quello che è successo vent’anni fa negli Stati Uniti con L’amore di Rossellini, o dieci anni fa in Francia con La religiosa di Rivette, e più di recente in Italia con Ultimo tango a Parigi”.

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