Into the Wild di Sean Penn

spero non ci sia un’altro thread aperto su questo film, ho provato a cercare e mi risulta di no.
visto che se ne parla tanto mi pare giusto aprirlo.

l’ho visto ieri sera. premetto che secondo il mio modesto parere, un regista che riesce a farti passare senza noia, anzi con costante interesse e coinvolgimento, 2 ore e 30 di film, ha già un merito non indifferente. chi riesce a sfruttare a proprio vantaggio la lentezza, i tempi dilatati, facendone un punto di forza, merita il mio plauso. io non amo i film lenti fini a se stessi, ma appunto, ci sono casi e casi.
alla fine questo non è un film molto lento. è lungo, questo sì, ma sono parecchie le cose che succedono e alla fine lo si sfagiola abbastanza bene.

altra nota di merito della regia è il non aver fatto un film strappalacrime laddove invece c’erano tutte le premesse per farlo.

ieri sera però, uscito dalla sala, riflettevo sul perchè non mi sia sembrato un capolavoro, un film indimenticabile, sul perchè non mi avesse lasciato quell’ entusiasmo e quella voglia di fare tipica di quando esci esaltato da una sala dopo aver visto un film che ti ha gasato.
secondo me perchè:

  • ci sono film di cui anche se leggi trame dettagliate, recensioni, ecc… fino a quando non lo vedi non ti rendi conto di quello che ti trasmette perchè hanno una atmosfera, uno stile, un’aura tutta loro.
    altri film invece basta che li racconti brevemente e hai già detto tutto. basta sapere di cosa parla che te lo immagini. i paesaggi sterminati, la natura incontaminata, lo stesso rapporto uomo-natura, non sono cose nuove al cinema, paesaggi naturali bellissimi li possiamo anche vedere in TV o su libri e giornali. in sostanza questo film nonostante mi abbia intrattenuto piacevolmente non mi ha dato nulla di più di quello che mi aspettavo. non mi ha sorpeso più di tanto. (eccetto che per una tipa che era davvero gnocchissima).

però andateci a vederlo. è scritto ottimamente, Sean Penn si conferma un regista che vuole dire delle cose e riesce a farlo molto bene. inoltre vedrete come è bella la natura in america, a volte questo stato viene ricordato solo per cose negative.

il protagonista mi ha ricordato molto Di Caprio. (forse era doppiato dalla stessa voce?)

Into The Wild ha ricevuto ottime recensioni in ogni dove e amici reduci da visioni alla festa di roma ne parlavano piu che esaltati. Ovviamente metto nel cassetto oltre a questi pareri super ottimistici anche il tuo abbastanza tiepido, e attendo ancora qualche giorno per poi andarlo a vedere!
Il protagonista, Emile Hirsch, è una delle giovani promesse piu promettenti :smiley: di tutta hollywood e qui, da quello che posso vedere dal trailer, ha fatto un lavoro incredibile. Si è pure dimagrito una ventina di chili se non erro. E sì, somiglia parecchio al primo Leo!

Dopo aver mangiato la “bacca malefica” diventa così magro da fare impressione…soprattutto il volto…molto più di Tom Hanks in Cast Away per intenderci

Film davvero bello…
Non so Johnny cosa ti aspettassi…volevi uscire dalla sala, mandare affanculo tutto e tutti e metterti a vivere nei boschi?:smiley:
Scherzi a parte, comprendo benissimo il tuo discorso…

è difficile trovare difetti a un film del genere, perchè la storia è interessante, la regia è buona, la sceneggiatura anche. Il fatto che Sean Penn ha evitato risvolti lacrimosi o immagini da cartolina privilegiando un utilizzo delle immagini naturalistiche più “razionale”, più confacente alla storia, è più che positivo.
ma ripeto, il limite (ma forse è un limite dovuto al tipo di storia narrata) è che il film aggiunge poco a ciò che si può provare ad immaginare leggendo la storia. Si, il film ha dei personaggi interesanti, alcune battute persino molto divertenti, fa vedere degli scenari bellissimi.
Il punto focale della mia piccola critica è:
E’ molto facile dire che è un capolavoro un film che tratta questa storia. Gli ingredienti: un personaggio giovane, la voglia di fuga, scenari sconfinati, voglia di libertà, pace e amore, uomo contro natura, finale drammatico. frulli tutto e anche mia mamma ci fa un film da oscar. ho volutamente esagerato con quest’ultima affermazione, Sean Penn è stato molto bravo. ma gli ingredienti erano già un buon 80%.
spero di essere stato chiaro. giusto per assecondare la mia logorrea faccio un’altro paragone: è facile preparare una buona cena se abbiamo a disposizione una fiorentina di chianina, un brunello di montalcino, della frutta fresca, un mascarpone della nonna appena fatto. un buon chef preparerà il tutto al meglio, dalla cottura della bisteccona alla decantazione del brunello.
se a disposizione si hanno solo delle fettine di pane, aglio, olio e pomodorini al massimo possiamo fare delle bruschette. la sfida è saper fare delle bruschette divine! ma i 2 chef devono poter essere giudicati alla pari. bon. mi stoppo qui. scusate… :smiley:

belva, sentivo giudizi esagerati, strepitosi, senza controllo…

quando dicevo che il protagonista mi ricorda Di Caprio non volevo essere critico, per me Leo è bravo. Ha un po’ di espressioni “standard” ma è bravo, e ce lo avrei tranquillamente visto nella parte di Alex Supertramp. In molte espressioni e scene me lo ha proprio ricordato.

nota di merito anche per la colonna sonora di eddie vedder, bellissime canzoni.

curiosità: il bus pare sia ancora lì. su internet si trovano foto di turisti che lo raggiungono e si fotografano come lui nella sua ultima foto che si vede alla fine del film

Sicuramente…per me il limite( perchè concordo con te parola per parola) consiste anche nel fatto che “la morale” del protagonista è troppo lontana dal mio modo di pensare, immagino anche dal tuo e da quello del 99% della popolazione sulla terra…la sua voglia di fuga non dipende cioè dalla voglia di libertà, dal volersi allontanare da una società vuota e dalla ricerca di se stessi (ogni uomo vorrebbe vivere alla “Easy Rider” per intenderci), ma dalla sua situazione familiare…ovvero c’è dietro a tutto un qualcosa di terreno e reale e non di “innato”…e vedo questo come un limite(con questo il protagonista ha voglia di libertà, vuole fuggire dalla società e ricerca se stesso in un percorso "spirituale " scandito da cinque tappe)…durante la visione non ho mai pensato di voler essere lui…non mi sono immedesimato…non so se mi sono spiegato…

[SPOILER]queste cose infatti contribuiscono ad allontanare un poco il personaggio dall’immedesimazione col pubblico. anche questo suo ostinarsi ad andare in alaska poco o male attrezzato. ho letto su alcuni siti che se solo si fosse rimediato una mappa si sarebbe salvato. era a pochi km dalla strada principale, da punti in cui poteva guadare il fiume, da punti in cui poteva contattare qualcuno. secondo gli abitanti del luogo il non aver preso certe, minime, precauzioni equivale all’essersi suicidato. la morale finale secondo cui le emozioni vanno condivise secondo me è vera.

penultima cosa: nella realtà lui è morto in agosto, nel film mi pare in maggio… perchè cambiare certe cose quando per tutto il resto si è stati così accurati?

ultima cosa: una trombata alla tipa poteva anche dargliela! che sia la cosa più inverosimile del film? minchia che gnooooooocca![/SPOILER]

Concordo con Johnny, bellissimo film, ma mi mancava qualcosa per considerarlo capolavoro assoluto come molti mi hanno detto.
Cio non toglie che lo consiglierei senza esitare a tutti, muove qualcosa a livello emotivo, certo, non c’è dubbio, esci di sala riflettendo su tante cose, solitudine, natura, società.
Un mistero è come mai da venerdì la sala in cui qua lo proiettano sia sempre piena e strapiena, anche ieri rischiavo di non entrare, roba che in sala non mi succedeva da Kill Bill.
Inoltre pubblico più civile del solito, rapito dal film, avevo di fianco tre ragazzetti che per i primi dieci minuti hanno fatto un gran casino poi hanno taciuto rapiti dalle immagini. LA cosa la trovo molto positiva, specie se si considera che si tratta di un film di 2 ore e mezza.
Probabilmente la colonna sonora con la voce di Eddie Vedder ha fatto da richiamo, ma non è solo merito suo.
Quindi bravo Sean Penn!
Sulla ragazza:

Cazzo che gnocca, faveco fatica a guardarla, veramente bella. Non sò, forse è in linea con il personaggio il fatto di non farsela sebbene le si prostri davani praticamente a gambe aperte. Dopotutto si stava trasformando in una specie di asceta, lontano dai piaceri materiali, ci può anche stare. Poi però in qualche modo rimarrà nella sua test, per forza!

anche io l’ho visto con sala piena ma avevo dietro di me 3 coppie di infami chiacchieroni. a vedere oronzo canà c’era gente più composta.

Visto martedì sera.
Mi è piaciuto molto, bellissimi i luoghi di ambientazione e le musiche. Bello il viaggio in sè come concetto (forse meno estremo di così ma ci abbiam pensato tutti almeno una volta nella vita, parlando almeno per me).Intense le scene di separazione con gli amici incontrati per la strada .
Ho faticato un pò a star dietro ai frequenti salti temporali.
La ragazza che ha stregato un pò tutti è Kristen Stewart, già vista in panic room e The Messengers.
Hirsch si conferma una promessa. Attore per adesso molto versatile.
Lungo ma mai noioso.

Mi unisco al coro dei perplessi per il finale, che mi sa un pò di presa per il culo e di:“Coglione vuoi andare in Alaska e manco sai che le piante e le bacche si somigliano e che puoi morire, che se ammazzi un alce di 400kg non te lo mangi in 5 minuti e arrivano i vermi e le Jene…ma tu a Cesano Maderno devi andare, altro che Alaska”
Comunque Bella Sean!

Visto ieri, un quasi capolavoro. Penn che guarda a modelli registici alti, altissimi (Malick e Herzog), ma che non pecca mai di presunzione (semma il protagonista stesso eccede in arroganza culturale, con le sue frequenti citazioni letterarie, ma Chris “Alexander Supertramp” pare fosse proprio così…). Hirsch splendido (e straziante negli ultimi minuti), il vecchio Hal Holbrook commovente (candidato all’Oscar, sacrosantemente. Ma ve lo ricordate in “Fog” e “Creepshow”, fra i tanti film che ha interpretato?), la Stewart incantevole (e cresciuta benissimo dai tempi di “Panic room”, dove era una bimbetta troppo magra e mascolina). Vergognosa l’esclusione di una tale opera dalle maggiori categorie degli Oscar (a vantaggio di un “Espiazione”, per esempio…). 141’ di Cinema, insomma.

No io grido al capolavoro per tanti motivi, non era facile con una storia vera cosi strappalacrime fare un film che coinvolgesse cosi tanto, non era facile soprendere lo spettatore con una critica cosi aspra e sottile come quella di Penn contro la società meritocratica Americana, non era facile far recitare un ragazzino con aria da attore già navigato, non era proprio per niente facile ottenere la seconda chanche, se mi si passa il termine, di una famiglia in rovina, il film é semplicemente un’arancia a orologeria, tutto si muove all’unisono e i grandi spazi americani sono solo una bella cornice ad un quadro d’autore.
Sopratutto non era semplice far intendere molto velatamente che la salvezza arriva solo dall’incontro con Dio, dal quale il protagonista forse, non si vuole infine esimere, restando confinato in quell’attesa che a mio giudizio anela alla vera felicità.
E ho pianto, tanto, tantissimo.

Premettendo che il film mi ha lasciato abbastanza perplesso, vuoi forse per i dialoghi troppo forzatamente letterari, vuoi forse per l uso eccessivo del paesaggio che sa tanto di leccata di culo ruffiana, quello in cui però riesce meglio è il muoversi attorno al sottile confine tra la voglia di escapismo e il suo limite, cioè il pericolo di rifugiarsi in un isolazionismo forzato fine a se stesso. Il finale del film in questo senso è emblematico e ben riassume le due ore e mezza precedenti che senza un epilogo del genere sarebbero state solamente una bella carrellata di natura selvaggia. Le ultime parole scritte dal protagonista, unite alla lacrima, di gioia e di dolore, avvicinano l uomo alla sua condizione più naturale e cioè quella dell indecisione. Alexander è colui che ha capito meno dalla vita, ma che prova a cercare ciò che non riesce a capire. Quelli che non scappano forse hanno capito qualcosa in più, cioè che scappare è inutile, e tanto in meno, che non scappare è ancora più inutile. Il film indaga sulla ricerca di verità, come dice anche il protagonista in una citazione delle sue, non sulla ricerca della libertà. La libertà è cercata solo perchè non si sa dove si vuole arrivare e si prova ad arrivarci in un modo così anticonformista. Del resto una insoddisfazione tale è difficile da combattere con mezze misure.

IO l’ho trovato un buon film, certo nemmeno io penso sia un capolavoro, ma davvero molto gofibile, nonostante il rischio l’ho trovato per nulla retorico…Plauso alla colonna sonora del sig.Eddi “Ottimo lavoro” Vedder…Tant’è che mi coprerò la colonna sonora:-p

Un ottimo film che conferma la attuale discreta annata cinematografica(almeno per il cinema a stelle e strisce)e che riesce a catturare lo spettatore dalla prima all’ultima inquadratura nonostante la durata della pellicola e il ritmo non sostenuto ma disteso della stessa.Sicuramente è la prova della maturità registica di Penn che si permette di adoperare in qualche sequenza l’ormai demodè(o forse nuovamente di moda dopo l’uso tarantiniano in Kill Bill) split-screen.Un appello ai registi americani,dopo Death Sentence,il nuovo Halloween e Into the wild(qui poco per fortuna) chiederei una moratoria per abolire le sequenze di finti home-movies con effetto nostalgia incorporato,non se ne può più.

un buonissimo film,
ottime le riprese e la colonna sonora (nonostante non ami vedder) comunque,
ho apprezzato molto i sottotitoli in italiano sulle canzoni significative.

bravissimo l’attore principale.

il legame che più mi ha commosso è stato quello col vecchietto

c’è da dire che senza il meraviglioso finale strappalacrime (ma non ruffiano) il film non avrebbe funzionato così tanto

E’ con un certo rammarico che leggo queste valide recensioni su ‘Into The Wild’. Ho cercato di percepire fra le tante righe scritte, un pò di coinvolgimento emotivo, senza pretendere che fosse per forza compassione, ammirazione o biasimo. Tutti noi siamo liberi di trovare qualcosa nel viaggio di Christopher di cui possiamo o meno codividere le ragioni, ma qualcosa dobbiamo trovarci…
Tuttavia è forse per questo motivo che il film non vi ha colpito e probabilmente lo dimenticherete presto, come un qualsiasi altro film che mette di fronte uomo e natura, li fa combattere per un pò e si inventa un vincitore. Mi terrorizza pensare che per alcuni (voi?) questo film potrebbe essere catalogato insieme a ‘Un tranquillo week end di paura’ o ‘cast away’, semplificando con uomo/natura/difficoltà/resistenza/morte (o vita).

Dopo questa intro, potrei fare la cazzata di non dire niente su quello che ‘Into the wild’ ha scatenato in me, ma già che mi prenderò delle sonore infamate con quello che ho scritto finora, non voglio peggiorare la situazione.

Mi limito comunque a scrivere che ‘Into the wild’ mi ha davvero distrutto e rovinato il sabato sera. Purtroppo però mi devo fermare qua perchè questo è un (rigido) forum di cinema dove non credo si possa scrivere di sentimenti o roba simile. Ma non potevo non scriverlo e, penso che forse, questo film la giornata l’ha rovinata anche a qualcuno di voi che si nasconde dietro opinioni tecniche.

Da un punto di vista artistico sono sotanzialmente d’accordo con tutto quello che leggo, quindi in questo senso non aggiungo altro, se non, permettetemi, che la strafiga in questione è si strafiga, ma in un film del genere, tratto da una storia vera, che pretende di essere “al di sopra di ogni sospetto di superficialità”, avrebbe potuto metterci una ragazza “qualunque”. Memorabile comunque la battuta ‘quella si scoperabbe un palo della recinzione e tu sei qui a farti gli addominali dell’asceta’.

Ehi Patrick (benvenuto) ma per chi ci hai preso ? Sentiti libero di sproloquiare sui tuoi sentimenti dato che mi sembra di capire che il tutto sia legato alla visione del film.

Parlare di sentimenti legati ad un film no è andare OT :smiley:

Piccolo chiarimento da neofita: per cosa sta OT:D??? inglesizzazione di fuori tema?

In ogni caso, visto che me lo si chiede, due stronzate sul perchè il mio sabato sera è stato rovinato da Into the wild ve le sparo.

Da un punto di vista economico/sociale, la mia vita (ma credo anche quella di molti altri) la si può vedere in due modi differenti.

Punto di vista 1
Ho un buon impiego, in una solida azienda, che mi garantisce un discreto stipendio con il quale vivo e acquisto cose che mi piacciono.

Punto di vista 2 (che è quello di Christopher)
Lavoro in una multinazionale, che macina 70 miliardi di $ l’anno. Ogni giorno scorrono davanti a me fiumi di $ secondo le logiche più perverse, antisociali, antiecologiche, e soprattutto atte a metterla nel culo ai consumatori. Io stesso, che non conto un cazzo, che sono un piccola formica del sistema,faccio mensilmente viaggi in cui faccio sputtanare all’azienda migliaia di euro, solo per assicurarmi che quei 4-5 alimenti di nullo valore della mia azienda siano esattamente perfetti per i finissimi palati del consumatore medio (mi occupo di qualità). Per mantenere il mio posto di lavoro, devo dire ‘‘si’’ quando penso ‘‘no’’, ringraziare quando non vorrei, sacrificare tempo di sicuro spendibile in miglior modo. Uso quei pochi soldi che guadagno per comprare cose, che a loro volta sono prodotte da aziende come la mia, e quindi ri-alimento il sistema.

Vedete, il mio normalmente è il punto di vista 1, quello tranquillo, l’unico possibile per vivere in pace. Come dice Woody Allen, per essere felici basta essere superficiali.
Il problema è che film come Into the wild spostano il mio punto di vista verso il 2, e questo mi rovina il sabato sera. Anche perchè ho solo 32 anni.:frowning:

Patrick troppo giusto tutto ciò che hai scritto.
Solo perchè hai già una good rep se no te la ridavo…

Meglio scegliere la superficialità comunque e pensare prima di tutto a se stessi e propri cari…

Se no non ne vieni fuori più e ti fotti il cervello per nulla poi alla fine.
Bisogna per forza giungere a compromessi, sempre e comunque

Pardon per l’OT. Chiudo.