Jeunesse sauvage (Frédéric Carpentier, 2019)

Il film è bello, molto.

Una storia disperata, che parte dal basso ed in basso resta, fatta di violenza ed anaffettività, di incapacità di contattare emotivamente i propri simili.

Per i primi due terzi del film proprio non riuscivo ad empatizzare con il protagonista, capo di una banda di ragazzotti in una città portuale che si dedicano a furti e furtarelli senza nessuna remora di tipo morale. Non si limitano a rubare una macchina, pestano prima a sangue il proprietario lasciandolo senza sensi sull’asfalto.
Personalmente mi sono rotto il cazzo di questa gentaglia, ormai ci credo poco alla favola che uno è così a causa del contesto sociale e familiare in cui nasce. O per lo meno, sicuramente quel contesto influisce, ma se sul tuo percorso di vita hai trovato almeno una persona che potesse darti un aggancio positivo a cui appigliarti, un esempio da seguire, dei valori da abbracciare, allora il discorso del disagio sociale viene meno, non è più valido. Così come nel mio lavoro mi capita di vedere ragazzi che provengono da contesti privilegiati, che hanno ricevuto attenzioni e cure, eppure sono stronzi. Credo che più o meno tutti qualcosa ce l’abbiamo dentro, quel qualcosa che tutela la tua dimensione umana, la tua capacità di contatto empatico con gli altri, il tuo essere persona valida e capace di reciprocità. Ma se quel qualcosa a diciotto anni non sei ancora stato capace di trovarlo ed agisci solo in modo utilitaristico e violento, fottendotene degli altri e delle conseguenze che hanno su di loro le tue azioni, allora, ecco, sei stronzo.

E così fino ai 50 minuti questo film, seppur ben fatto, mi è stato sul cazzo, così come il suo protagonista.

Poi, di botto, la svolta che mi aggancia, che mi lega emotivamente al ragazzino in modo indissolubile, che me lo fa comprendere e sentire vicino, che mi fa provare affetto per lui.

E che mi fa soffrire per il nichilistico finale che già da quel momento si intravede all’orizzonte e che non tarda ad arrivare.

Un film che racconta anche come l’innocenza e l’inesperienza delle cose del mondo possa essere in grado di travisare la realtà e di farci fare, seppur in buona fede, delle scelte tremende e sbagliate. Che racconta come il circondarsi di gente, ciascuno per i propri validi motivi, insensibile e feroce ci renda vittime delle dinamiche del branco e ci allontani dall’essere persone libere e capaci di senso critico.

Un film che avrebbe meritato molto più successo di quello che ha avuto, e che invece resta relegato a una nicchia francofona senza la possibilità di essere conosciuto ed apprezzato a livello più ampio.

DVD francese senza uno straccio di sottotitolo e oltretutto pure fuori catalogo… Peccato!

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