Katmandu (André Cayatte, 1969)

Cooproduzione franco-italiana per questo film di Cayatte, che racconta la storia di un giovane individualista e arrabbiato che, deluso dagli esiti della contestazione del maggio sessantottino, decide di andare alla ricerca del padre che fa l’avventuriero in giro per il mondo per ricevere da lui del denaro.
È così che la sua strada si incrocia fatalmente con quella dei giovani dell’esodo hippy, che partono dall’europa alla ricerca di un differente modo di concepire la vita ed i rapporti umani. E così avviene l’incontro con Jane, una di queste giovani figlie dei fiori.
È uno scontro di personalità, di valori e di culture: la lotta di classe del proletariato che vuole annientare la borghesia vs la fuga da un mondo fatto di rapporti individualistici alla ricerca di una vita collettiva di condivisione lontana dai concetti come quelli di doveri ed obblighi sociali.

Cayatte descrive una generazione che attraverso diverse strade va alla ricerca di sé stessa e di una nuova identità in cui riconoscersi.
Se nella parte centrale il film appare un po’ ingessato, didascalico e scolastico nella categorizzazione dei giovani nelle loro tipologie culturali di appartenenza (hippies o contestatari), nell’ultima mezz’ora i personaggi diventano vivi e vibranti, fatti di carne e di sangue, coinvolgendo emotivamente lo spettatore e trasmettendo con forza il dramma interiore che ciascuno di essi, nella propria differente situazione, si trova a vivere.
Spendo una parola anche per Serge Gainsbourg, che oltre ad avere realizzato la musica per il film (tra cui un singolo che all’epoca riscosse un discreto successo) interpreta con efficacia il ruolo di un cattivo di quelli davvero stronzissimi ed insopportabili.

Il film è inoltre un’occasione per parlare del più grande dei problemi che quella generazione si è trovata ad affrontare, la droga, che da viatico per raggiungere nuovi stadi di coscienza e nuovi stili di vita condivisi e collettivi, finiva per essere il pantano nel quale sprofondavano i sogni di molti dei ragazzi che avevano intrapreso il cammino della libertà fino a Katmandu. Privi di volontà, di meccanismi di autodifesa, di capacità critiche, molti di questi hippies arrivati fin laggiù inseguendo dei sogni di libertà ed autodeterminazione si trovavano a fare una vita abietta fatta di prostituzione, malnutrizione e privazioni, per vivere in un continuo stato di incoscienza e schiavitù fisica dettato dalle droghe.
Sotto quest’aspetto il film apre solo uno spiraglio (ma è già qualcosa, probabilmente lo spettatore dell’epoca restava molto impressionato) su quell’inferno delirante e spietato che è la Katmandu degli hippies raccontata da Charles Duchaussois nell’imprescindibile Flash - Katmandu il grande viaggio:


Una pellicola praticamente dimenticata da noi, la versione italiana sopravvive solo in una giurassica VHS uscita per la Creazioni Home Video
Katmandu-Jane-Birkin-Andre-Cayatte-1969

Io l’ho visto nel bluray francese, che si vede da dio, ha l’audio solo francese (non restaurato) e purtroppo come spesso accade per le edizioni transalpine non ha uno straccio di sottotitolo.

Extra risicati, solo il trailer del film e una brevissima intervista dell’epoca a Cayatte, il quale spiega come l’esigenza di raccontare questa storia nacque proprio a Katmandou, dove si era recato per fare i sopralluoghi per un’altra pellicola e dove incontrò questi ragazzi disperati, privi di vitalità e in una situazione (a suo dire) di totale sudditanza alle droghe pesanti. Diversi dei personaggi hippies del film e le loro storie sarebbero ispirati appunto ai giovani che il regista ha conosciuto in quella occasione.

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