La donna nei testi di due canzoni

Mi è capitato in questi giorni di ascoltare per radio, casualmente, diverse volte due brani storici:

Pescatore di Pierangelo Bertoli
Caffé nero bollente di Fiorella Mannoia

1)Getta le tue reti, buona pesca ci sarà
e canta le tue canzoni che burrasca calmerà
pensa, pensa al tuo bambino
al saluto che ti mandò
e tua moglie sveglia di buon mattino
con Dio di te parlò
con Dio di te parlò
Dimmi, dimmi mio Signore, dimmi che tornerà
l’uomo mio difendi dal mare dai pericoli che troverà
troppo giovane son io ed il nero è un triste colore
la mia pelle bianca e profumata ha bisogno di carezze ancora
ha bisogno di carezze ora
Pesca, forza, tira pescatore
pesca e non ti fermare
poco pesce nella rete
lunghi giorni in mezzo al mare
mare che non ti ha mai dato tanto, mare che fa bestemmiare
quando la sua furia diventa grande
e la sua onda è un gigante
la sua onda è un gigante
Dimmi, dimmi mio Signore, dimmi, se tornerà
quell’uomo che sento meno mio ed un altro mi sorride già
scaccialo dalla mia mente, non indurmi nel peccato
un brivido sento quando mi guarda e una rosa egli mi ha dato
una rosa lui mi ha dato
Rosa rossa, pegno di amore
rosa rossa dalla spina
nel silenzio della notte ora la mia bocca gli è vicina
no per Dio non farlo tornare
dillo tu al mare
è troppo forte questa catena io non la voglio spezzare
io non la voglio spezzare
Pesca forza tira pescatore, pesca non ti fermare
anche quando l’onda ti solleva forte e ti toglie dal tuo pensare
e ti spazza via come foglia al vento che vien voglia di lasciarsi andare
più leggero nel suo abbraccio forte
ma è così cattiva poi la morte
è così cattiva poi la morte
Dimmi dimmi mio Signore, dimmi che tornerà
quell’uomo che sento l’uomo mio
quell’uomo che non saprà
che non saprà di me, di lui e delle sue promesse vane
di una rosa rossa qui tra le mie dita
di una storia nata già finita
di una storia nata già finita
Pesca, forza tira pescatore, pesca non ti fermare
poco pesce nella rete
lunghi giorni in mezzo al mare
mare che non ti ha mai dato tanto
mare che fa bestemmiare
e si placa e tace senza resa
e ti aspetta per ricominciare

2)Ammazzo il tempo bevendo
caffe’ nero bollente
in questo nido scaldato
gia’ dal sole paziente
ma tu che smetti alle tre
poi torni a casa da me
tu che non senti piu’ niente
mi avveleni la mente
Un filo azzurro di luce
scappa dalle serrande
e cerco invano qualcosa
da inventare in mutande
un’automobile passa
e una mosca vola bassa
mi ronza gira gira
ma sbaglio la mira
Vorrei cercare qualche cosa
da fare fuori
e camminare senza orgoglio
darsi a un rubacuori
Ma io come Giuda
so vendermi nuda
la strada conosco
attirarti nel bosco
attirarti nel bosco attirarti
Voci di strada all’orecchio
tutto è poco eccitante
in questo inverno colore
caffe’ nero bollente
ammazzo il tempo cosi’
ma scappero’ via di qui
da questa casa galera
che mi fa prigioniera
Con gli occhi chiusi
a mille miglia per conto mio
odio la sveglia che mi sveglia
oh mio Dio
Ma io come Giuda
so vendermi nuda
da sola sul letto
mi abbraccio mi cucco
malinconico digiuno
senza nessuno
Io non ho bisogno di te
perchè io non ho bisogno di te
io non ho bisogno di te
perchè io non ho bisogno
delle tue mani mi basto sola
E ammazzo il tempo bevendo
caffe’ nero bollente
in questo nido scaldato
ormai da un sole paziente
che brucia dentro di me
che è forte come il caffe’
un pomeriggio cosi’
oh no non voglio star qui
E poi mi fermo
per guardarmi un istante
le smagliature della vita
sono tante
Un ballo in cucina
e sono ancora bambina
un pranzo da sposa
e buttero’ giu’ qualcosa
e questa voglia che non passa
mentre dentro bussa
Io non ho bisogno di te
perchè io non ho bisogno di te
Io non ho bisogno di te
perchè io non ho bisogno di te
perchè io non ho bisogno di te
perchè io non ho bisogno di te
perchè io non ho bisogno di te
io non ho bisogno di te

Che dire, ascoltando attentamente i testi ho riflettuto sulle debolezze della Donna…(che poi, onestamente, sono anche quelle dell’Uomo)…
Oddìo, non che siano state queste canzoni, eh…però, nel cazzeggio estivo mi han ricondotto, anche solo per un breve momento, a far funzionare i neuroni (in questo periodo mi sento un delfino…) e a ripensare a quanto fallaci siamo, e a quanto caduche siano le nostre certezze (e a quanto debole sia la carne).
(Bertoli e Mannoia come maitre à penser)