Il pomeriggio del 16 marzo 1978 la televisione italiana cambiò improvvisamente volto.
Il rapimento di Aldo Moro e il massacro della sua scorta, avvenuti in via Fani, sconvolsero il Paese e imposero alla Rai una trasformazione radicale dei palinsesti.
Quiz, varietà musicali e commedie furono cancellati o ridimensionati per lasciare spazio a finestre informative continue, tribune politiche, dirette dal Parlamento e collegamenti dagli studi del telegiornale e dalle diverse zone di Roma.
In quel clima di angoscia nazionale, anche la puntata di Domenica in della settimana successiva assunse un significato particolare.
Corrado si trovò a gestire una trasmissione diversa dal solito, privata di molti dei suoi spazi tradizionali.
La direzione della Rai lo aveva pregato di andare comunque in onda: interrompere completamente la programmazione avrebbe potuto trasmettere un segnale di resa dello Stato e di vittoria del terrorismo.
Attraverso la televisione, inoltre, il Ministero dell’Interno invitava i cittadini alla calma e alla fiducia nelle istituzioni.
Corrado affrontò quella situazione con grande sobrietà. Invitò gli italiani a rimanere uniti, a non lasciarsi travolgere dalla paura e a conservare la fiducia nelle istituzioni democratiche.
La diretta non voleva certo cancellare la tragedia, ma offrire alle famiglie un punto di riferimento, un legame inossidabile in un momento eccezionale. La televisione cercava così di mantenere un’apparente normalità, non come fuga dalla realtà, ma come risposta civile alla barbarie del terrorismo.
Dopo la presentazione della giornata calcistica affidata, come sempre, a Paolo Valenti, intorno alle 14.30 andò in onda una nuova puntata di Disco ring. Il programma musicale stava dedicando da alcune settimane ampio spazio ai successi del Festival di Sanremo, tenutosi poco tempo prima.
Al rientro in studio, Corrado con Valenti commentò i parziali dei primi tempi delle partite e lasciò nuovamente spazio alla musica, con la trasmissione di La fata Moena.
Ho avuto modo di seguire la registrazione di quella puntata, alcuni mesi fa; da amante della musica ero curioso di vedere quello show per vedere innanzitutto la carrellata dei vari cantanti e complessi.
Dai titoli di testa prometteva bene visto che la regia era di Enzo Trapani e la comicità (avevo solo 9 anni e qualche risata me la strappavano) dei Gatti di Vicolo Miracoli.
Per chi non conoscesse questo show musicale era una piccola rassegna canora registrata nella celebre località montana, dove ogni scorcio caratteristico tra uno sketch comico (si fa per dire) c’era la giusta atmosfera per i vari interpreti per promuovere il loro successo.
Tra scorci innevati, battutacce e interpretazioni musicali, il programma avrebbe dovuto offrire un’atmosfera leggera e promozionale.
Purtroppo, quell’edizione si rivelò un clamoroso flop, stroncato sia dal pubblico sia dalla critica.
I Gatti portarono sulla neve una comicità frammentaria, urlata e spesso sconclusionata.
Non conducevano il programma in modo tradizionale: irrompevano tra i cantanti, interrompevano le esibizioni e improvvisavano gag che finivano per spezzare continuamente il ritmo della trasmissione.
Dopo il successo di Non stop, il passo falso risultò ancora più evidente.
Per loro, tuttavia, fu soltanto una parentesi.
Poco dopo si riscattarono al cinema con Arrivano i gatti e Una vacanza bestiale, diretti da Carlo Vanzina.
Tornarono anche più volte in televisione, ormai capaci di esprimere una comicità più efficace.
A distanza di anni, forse, di quelle copertine ricordiamo soltanto un paio di nomi e quei loro successi: il resto appartiene alla curiosa e irripetibile memoria della televisione italiana.
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Ecco, di Grazia Vitale conosco Flash.
Viene messa spesso in serate “obscure disco” e la ballano pure.
Anche Kathleen del casino La conosco, ho il disco jukebox.
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