La Riffa (F. Laudadio 1991)


DVD uncut:
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Il film con una Bellucci sexy era passato nelle sale in versione cut, tagliando dieci minuti abbondanti di scene, che poi invece sono state reintegrate nel dvd editato dalla Ripley, con la durata effettiva di 93 minuti (1h33m) mentre la versione cut era di 85 minuti quindi una grande differenza. Tuttavia il film fu distribuito anche in edicola dalla Edizioni Master e dalla Eagle che invece hanno utilizzato il master cut! quello da 85 minuti, come ben scritto sulla cover posteriore del dvd. Le cover delle due versoni risultano differenti sia in quella anteriore (frase promozionale diversa sia quella posteriore completamente differente). La differenza tecnica che salta piu all occhio oltre al discorso del cut è il formato video di quella uncut è 1.66.1 quella cut 1.85.1, mentr eper gli extra le due versoni dovrebbero essere uguli il solito trailer e schede biografiche.

Noto per essere l’esordio della Bellucci al cinema, è da sempre il banco di prova dei critici che vogliono prendere il patentino nel tiro al bersaglio con pomodori e uova marce. E invece a me la Bellucci qui non dispiace per nulla. Non serviva Meryl Streep per un ruolo del genere bensì un corpo come quello della Bellucci. Nessuno l’avra scambiata per la Magnani ma, per l’apporto che doveva dare alla pellicola, per ciò che richiedeva la sceneggiatura e anche considerando che è un esordio (dopo sono seguiti 55 film, nazionali ed internazionali, evidentemente qualcuno che l’apprezza c’è…), la Bellucci offre una prova apprezzabile e persino generosa.

Trovo più lacunosa la regia di Laudadio, non particolarmente dinamica, creativa e ricca. Il film ha certamente difetti e fragilità la figura del marito defunto e soprattutto il suo lascito umano e sentimentale, oltre che finanziario, è poco sfruttato nella costruzione dei personaggi; l’arrivo improvviso in scena di Giulio Scarpati (personaggio pinocchiesco) convince poco, tra lui e la Bellucci si crea con troppa facilità una chimica che non ha una concreta spiegazione logica; non mi sono piaciute certe sbavature a corollario, tese e a sottolineare quanto la Bellucci sia la gazzella che tutti vogliono cacciare (si veda ad esempio le linguacce lussuriose di Roberto Della Casa, roba da commediaccia sexy anni '70). Inoltre da un regista ex dirigente del PCI mi sarei aspettato ben altre sottolineature riguardanti le opacità della borghesia dell’Italia all’alba dei '90, invece Laudadio quasi sorvola, e così facendo perde un’occasione. Affatto un capolavoro indimenticabile ma nemmeno questo gran disastro. Sarebbe un bel delitto perdersi la Bellucci 27enne.

infatti, per quanto il film sia un’emerita cazzata, la Bellucci vale il prezzo del biglietto
visibile su Prime nella versione cut di 85’