La Setta (M. Soavi, 1991)

Ciao ragazzi , mi sono sempre chiesto 1kosa:vooi ke interpretazione date al finale del film “LA SETTA” di Michele Soavi??
Scusate,magari era gia aperto 1topic su questo film ma,essendo nuovo del forum,non so kome ricercare i titolo dei topic…:-p

Il film non è presente nel database, ma vorrei comunque catturare la tua attenzione (e quella degli altri, intendiamoci…) su due punti in particolare:

Primo: Il film è effettivamente post-90 quindi sarebbe corretto inserirlo nel forum madre (e per questo l’ho gia spostato)…so che ci sono stati dei precedenti, ma stiamo affinando la tecnica.

Secondo (molto più importante del punto 1): è possibile scrivere in italiano?

grazie!

Non è che ci fosse molto da interpretare, viene spiegato tutto dai protagonisti. Il nascituro sacrifica la propria esistenza salvando la madre, alla quale vuol bene pur essendo figlio del diavolo. Più o meno.

Esiste il dvd Cecchi Gori uscito anche nella collana “I maestri della paura” DeAgostini
Per chi se lo fosse perso:
http://www.kultvideo.com//articles/ArticleSheet.aspx?aid=4764

Le tracce audio sono Italiano 5.1 e DTS - Inglese 2.0
Sottotitoli in italiano
Video 1.78:1 16/9 *
1h52m07s
Il trailer come extra

Il master è anamorfico,ma poco definito e i colori appaiono sbiatidi
*Come formato video nella cover è indicato 1.66:1, ma mi pare si tratti di un 1.78:1 (chiedo conferma perchè con i formati video a volte ho paura di sbagliarmi)

Ormai la sto pubblicando a brandelli qua e là, comunque eccovi la parte della mia vecchia intervista allo sceneggiatore Gianni Romoli dove si parla de “La Setta”.

Caddeo: Con Michele Soavi lei ha fatto anche “La Setta”. Lo considera un film riuscito?

Romoli: “La Setta” è stato un film molto strano. Posso dire che è molto riuscito soprattutto da un punto di vista di regia più che sotto il profilo della sceneggiatura. Io avevo conosciuto Michele tramite Dario ed è con “La Setta” che mi sono innamorato del suo stile. In quel periodo io lavoravo per Mario Cecchi Gori che mi chiese di aiutare Luca Verdone, un giovane regista che si occupava di documentari, a fare un film horror perché sia lui che suo fratello Carlo erano appassionati del genere e lui voleva dirigere un vero film. Decidemmo quindi di fare un film intitolato “Catacumba”, la storia di una setta che veniva dall’antica Roma ambientato però nella Roma odierna. Era un film molto curioso in cui ci sono alcune cose (pochissime a dire il vero) che sono rimaste ne La Setta. Questo titolo, “Catacumba”, non piacque però a Vittorio Cecchi Gori che ci chiese di cambiarlo in “La Setta”.
Quando già pensavamo di fare il film, Mario Cecchi Gori ci fece notare che il film mancava di “credibilità produttiva” e pensò di coinvolgere Dario Argento (che all’epoca iniziava a lavorare per loro) per fargli fare qualcosa tipo “Dario Argento presenta”. In effetti la presenza di Dario avrebbe dato davvero una maggiore credibilità al film dato che Luca Verdone era praticamente sconosciuto ed io ero noto più che altro come sceneggiatore di commedie. Dario comunque accettò questo ruolo. Si fece mandare la sceneggiatura e mi convocò per dirmi che l’aveva letta e gli aveva fatto schifo (ride ndr) facendomi rimanere davvero male anche perché ero emozionatissimo solo all’idea di incontrarlo. Il progetto quindi sembrava destinato a chiudersi lì ma qualche mese dopo mi chiamò dicendomi che aveva intenzione di ricominciare a lavorare sulla sceneggiatura, mantenendone però soltanto il titolo: “La Setta”.
Dario mi disse che aveva intenzione di commissionare la regia ad un giovane regista molto promettente che con lui aveva già lavorato per “La Chiesa”, Michele Soavi. Me lo presentò ed iniziammo subito a lavorare sul film con Dario che veniva spesso alle nostre riunioni. Quando si lavora con Dario bisogna sapere che qualsiasi cosa tu gli proponga non gli piace mai, lui deve partire dalla sua idea, in questo è veramente molto autore.

Caddeo: E qual era la sua idea di partenza?

Romoli: Lui aveva due idee fondamentali: innanzitutto voleva che il film iniziasse negli anni ’70 con “Simpathy For The Devil” dei Rolling Stones, collegando il demonio al rock, e poi lui aveva pensato l’immagine del vecchio che si aggira nella campagna per poi arrivare in una casa. Lui pensò allo spunto di partenza, aveva alcune sue visioni, chiamiamole così, ma attorno a queste non si riusciva a costruire una storia. Della storia ci occupammo io e Michele che scrivemmo una sceneggiatura che purtroppo è stata molto tagliata una volta che siamo andati in produzione.

Caddeo: A cosa furono dovuti questi tagli?

Romoli: Furono necessari per motivi di costi. Il film scritto da me e Michele (con l’intervento di Dario specialmente nella prima parte) costava troppo rispetto al budget a disposizione. A quel punto fummo costretti a decidere se farlo o no. Ci pensammo e scegliemmo di farlo ugualmente anche se l’unico modo per poterlo fare era quello di tagliare degli interi blocchi narrativi che hanno però reso alcune situazioni un po’ confuse. Ti faccio un esempio: quando, nella parte finale, la ragazza scappa dalla casa invasa dalla setta ad un certo punto casca in terra e rientra in casa. La scena è inspiegabile perché lei non avrebbe motivo di ritornarci visto che era proprio da lì che scappava! Nella sceneggiatura originale, però, lei scappava in paese e incontrava un personaggio che nel film è stato tagliato, quello di una poliziotta lesbica innamorata di lei, che la nasconde in un convento popolato da frati che a loro volta fanno parte della setta…
Ti dirò di più; ad un certo punto la mancanza di fondi stava per far tagliare anche le scene con il pozzo, che è un elemento fondamentale del film! Un giorno Dario venne e ci disse che bisognava eliminare il pozzo sostituendolo magari con un più economico libro magico tipo quello de “La Casa”. Fortunatamente una notte Michele e il tecnico degli effetti speciali escogitarono un modo più economico per realizzare questo pozzo, erano riusciti a trovare una soluzione che permetteva di realizzarlo con 60 milioni piuttosto che con 400!
Devo dire che Michele dovette iniziare il film con una sceneggiatura un po’ sgangherata, avevamo addirittura tre prologhi e, dato che ci piacevano tutti, non siamo riusciti a tagliarne nessuno, per non parlare poi del fatto che il film aveva diversi buchi nella parte centrale…
Nonostante tutto, però, Michele è riuscito lo stesso a fare uno splendido lavoro, almeno secondo me.

Caddeo: Sono d’accordo, credo che uno dei maggiori limiti del film sia che, facendo un discorso di forma e sostanza, la prima vinca nettamente sulla seconda.

Romoli: Si, è così anche se tutta la parte demoniaca, che sembra un po’ da Cinema di serie C, in realtà è estremamente documentata e poi c’è anche un’altra cosa importante che mi ha fatto molto piacere… Il finale, che è stato estremamente contestato, in cui la donna si butta nelle fiamme col bambino avendo la possibilità di salvarsi con lui o di eliminarlo…

Caddeo: … anticipa quello di “Alien 3”!

Romoli: Esattamente! Quella è stata una grande anticipazione che, per esempio, in Francia ci è stata riconosciuta.
“La Setta” ebbe un grande successo in Inghilterra, soprattutto con la critica inglese. Michele fu scoperto da un critico di horror chiamato Alan Jones che scrisse un articolo estremamente positivo su “La Setta”. Per noi fu curioso perché ci rendemmo conto che l’horror di un certo tipo era arrivato ad un punto tale che non si riusciva più a far paura, il meccanismo era inceppato. Questo tema dell’horror che non fa più paura è diventato stile in “Dellamorte Dellamore”.

Caddeo: Può spiegarmi meglio cosa intende?

Romoli: “Dellamorte Dellamore” non fa paura perché è una riflessione sul Cinema horror, il protagonista non ha paura di morire ma ha paura di vivere ed è proprio questa la grande contraddizione perché il film horror si basa sulla paura di morire. È facile fare paura con la paura della morte, mentre è molto più difficile fare paura con la paura della vita, tutto diventa automaticamente filosofico.
In ogni caso dopo aver visto “La Setta” ho pensato che Michele era riuscito a fare un film da 7 con una sceneggiatura da 6.

Caddeo: Avete in programma di tornare a lavorare assieme nell’ambito horror?

Romoli: Credo proprio di si perché subito dopo il successo di “Dellamorte Dellamore” noi potevamo fare quello che volevamo, potevamo fare due film. Uno era un film intitolato “Angeli” che avrebbe dovuto anticipare l’ondata di revival sui film che parlavano di angeli (tipo “Michael” - di Nora Ephron, 1996 ndr - e i film di quel genere), anche se i nostri angeli erano angeli caduti, tipo Lucifero. Poi però la trama che venne fuori non convinse Michele. L’altro film era intitolato “Peplum”, si trattava di un progetto per rifare il Cinema mitologico in chiave fantastico/horror ed era un progetto che interessava moltissimo soprattutto i francesi. Dopo il successo di “Dellamorte Dellamore” a Michele venne però una specie di “sindrome” che gli imponeva di fare soltanto dei film necessari, una specie di sindrome dell’Autore, ma, intendiamoci, senza nessuna spocchia, sia chiaro! Gli venne un’esigenza realmente personale. Lui era sempre stato pronto a considerare il set come una specie di campo di battaglia con un gran lavoro d’artigianato, ma con “Dellamorte Dellamore” qualcosa è cambiata. Ha sentito il bisogno di fare un Cinema che riguardava storie che potevano sempre essere all’interno del genere ma che dovevano interessarlo al 100% e che significassero qualcosa per lui e per il mondo. Film necessari, appunto…
Lui si è quindi fermato un anno ed io fatto altre cose (Ferzan Ozpetek, Marco Ferreri…). Michele però è tornato al genere lavorando per la televisione, facendo peraltro cose molto belle, “Uno Bianca” è un bellissimo film, per esempio. Adesso dovrebbe fare un film con la produttrice esecutiva di Dellamorte Dellamore tratto da un romanzo di Massimo Carlotto che si chiama “Arrivederci Amore Ciao” che non è un horror ma che è comunque un film abbastanza violento.
Oggi come oggi, però, bisogna tentare di ritornare al genere e uno dei nostri progetti per il futuro è proprio quello di fare un film assieme. I francesi stanno recuperando il genere già da un po’ ma non dobbiamo sentirci inferiori a loro su questo piano. Noi ci sottovalutiamo tanto ma, tanto per farti un esempio, Christophe Gans, il regista de “Il patto dei Lupi”, è un grande ammiratore di Michele, pensa che la presenza di François Hadji Lazzaro (lo Gnaghi di "Dellamorte Dellamor"e ndr) nel cast del suo film è un omaggio a “Dellamorte Dellamore”…

Confermo, è 1.78:1

Naturalmente, quel cazzaro di sor Darione raccontava tutta un’altra versione dei fatti sulla paternità della sceneggiatura, come può constatare chiunque abbia letto le sue dichiarazioni in merito nel libro di Luigi Cozzi a lui dedicato ed edito da Fanucci.

ps. la trovata del pozzo è la più bella di tutto il film. Che Darione volesse sostituirla col Necronomicon la dice lunga su quanto si stesse rincoglionendo già allora.

Il cazzaro è sempre Cozzi che si inventa interviste fasulle come quella all’inizio del suddetto libro. Beh, in effetti mi sembrava strano che Dario avesse concepito La setta, parecchio avulso dal suo stile

Io ci andrei molto cauto con certe affermazioni.
Lo sport nazionale di buttare merda su Cozzi ha davvero rotto.

Sottoscrivo. Gran parte del libro è basato su interviste; se fossero fasulle credo proprio che Argento sarebbe intervenuto. E che sor Darione conti palle è comunque cosa nota, ce ne sarebbero di esempi da fare…

Beh se andate a confrontare l’intervista/chiaccherata sul divano del vecchio libro Fanucci con quella del libro Giallo Argento che il sor Cozzi aggiorna una volta a settimana e vende a un prezzo esorbitante viaccorgerete che un po’ cozzaro lo è, al di là delle cazzate di Dario, che leggo molto volentieri su altre fonti non cozziane (vedi il bellissimo Confessioni di un maestro dell’horror di Maiello)

Dario Argento (come gran parte dei suoi colleghi) è un grande bugiardo. Nulla di grave, eh, è in ottima compagnia.
Io stesso che l’ho intervistato più volte ho notato assurde discrepanze tra le cose che mi ha detto nelle diverse occasioni. Ma tutti noi che seguiamo la sua carriera sappiamo che spesso le sue interviste sono piene di menzogne, errori, imprecisioni e incongruenze. Non è certo nulla di nuovo.
Se Cozzi riporta una sua dichiarazione vuol dire che Dario ha detto proprio così.
Io stesso nel mio lavoro ho montato interviste contenenti clamorose balle da parte dei miei intervistati. Quando erano troppo clamorose (e magari anche lesive della dignità e della professionalità di altre persone) le tagliavo ma se bene o male erano innocue non mi sono mai messo problemi ad utilizzarle anche perché mi piace pensare che la gente sia abbastanza intelligente da prendere con le pinze certe affermazioni e a non considerare vere tutte le cose che dice un regista di cui si è “fan”.
Nel caso di Cozzi si tratta quindi solo di relata refero, respingo con veemenza il sospetto che Cozzi si sia permesso di manipolare un’intervista inventando cose di suo pugno o modificando le dichiarazioni di Argento.
Cozzi è una persona seria, checché ne dicano i suoi detrattori.

Ok, mi hai convinto. Sicuramente ne sai più di me. Io con Cozzi ci ho solo scambiato due parole al negozio di Roma. Riguardo alla Setta, a mio modestissimo parere, è il più debole tra i “Dario Argento Presents”

abcde

Prossimamente in blu-ray per l’inglese Shameless.
Audio italiano…


by Koch Media

Ho finito oggi le riprese degli extra per il blu ray tedesco (e non solo tedesco) de La Setta.
Ci saranno parecchie featurette ma non poteva mancare quella col capobanda Michele Soavi, che, appunto, ho girato stamattina.

Grande soddisfazione da parte mia per questa mia nuova intervista (la prima era del 2006) a quello che è senza ombra di dubbio il mio regista italiano preferito tra quelli in attività.

che il cielo mi fulmini, ma ricordo che sul sito videoarcheologia, e anche sul defunto forum di nocturno, si leggeva che il formato dell’edizione dvd Cecchi Gori (1.85:1) fosse sbagliato, e veniva indicato come formato corretto l’1.66:1.
Confermate? Smentite?

che il cielo mi fulmini, ma ricordo che sul sito videoarcheologia, e anche sul defunto forum di nocturno, si leggeva che il formato dell’edizione dvd Cecchi Gori (1.77:1) fosse sbagliato, e veniva indicato come formato corretto l’1.66:1.
Confermate? Smentite?

Vanno bene sia 1.66:1 che 1.85:1
La fonte è il direttore della fotografia Raffaele Mertes.

Il blu ray Koch (e presumo pure gli altri) sarà in 1.85:1

Ciao Giorgio Brass, puoi dirmi se le featurette del mediabook sono in italiano?
Grazie