Un film che è davvero sorprendente nella sua freschezza, nella sua crudezza, nella sua brutalità.
Racconta dall’interno, in un arco temporale di tre giorni (dal 23 al 25 dicembre), la vita dei niños de rua di Medellin, in un periodo storico nel quale la città era caratterizzata dalla totale assenza delle istituzioni e da un tasso di violenza spaventoso. La povertà cronica ed il totale abbandono dello stato generano mostri. L’etica e la morale subiscono delle mutazioni degenerative, tutto quello che agli occhi della società civile risulta inaccettabile ed aberrante è divenuto parte della quotidianità, per cui diventa normale e nessuno se ne scandalizza più. Violenza domestica, violenza di strada, droghe, sfruttamento sessuale, omicidi: per questi bambini reietti della società tutto ciò è all’ordine del giorno. Nessuno in città si scandalizza se vede dei ragazzini di dieci ani o poco più sniffare colla, maneggiare armi o subire violenza sessuale. È così che va la vita. Vita che, per inciso, non vale niente e puoi perdere in un batter d’occhio solo perché incroci per strada la persona sbagliata. In un simile contesto anche la famiglia non è più un ambiente sicuro, poiché la perdita dei valori è totale e aberrazioni e violenze vengono perpetrate anche da genitori e parenti stretti.
Il film è un racconto corale, poiché pur focalizzandosi su una ragazzina vengono raccontare anche le storie di tanti altri bambini e bambine che condividono con le la stessa vita, in un continuo intrecciarsi di vicende e di sentimenti che non possono non coinvolgerti emotivamente.
Non ci sono attori professionisti, tutti coloro che recitano vengono veramente da questo contesto, è la gente che racconta sé stessa e svela intimamente le proprie sofferenze; l’interpretazione è così avvincente perché sono persone che svelano davanti ai tuoi occhi il proprio orrore quotidiano.
Nel complementare ed imprescindibile documentario Poner a actuar pájaros i giovani protagonisti del film e le loro famiglie parlano della loro quotidianità, raccontando il loro ambiente quotidiano ed il rapporto con la violenza, la droga ed il sesso, in un contesto in cui tutto ciò ormai è normale ma tuttavia continua a creare grandi traumi nelle persone. Si mostra come il regista sia entrato in contatto coi suoi attori nelle vie della città e assistiamo ad alcuni backstage delle riprese e della fase preparatoria del film, in cui i bambini vengono coinvolti nel progetto molto di più di quello che può accadere normalmente per dei kids actors. Al termine del documentario vediamo come sono diventati oggi quei bambini e ragazzi e scopriamo che la maggior parte di loro sono morti nel giro di pochi anni dopo l’uscita della pellicola.
Un film potente che aiuta a rendersi conto di cosa vuol dire nascere nella parte sbagliata del pianeta e a valutare le proprie sfortune con altri parametri.