La Venus A La Fourrure - Venere in Pelliccia (Roman Polanski, 2013)

Film delizioso, godibilissimo, sottile, acuto, frizzante; e vabbè, mi piace vincere facile, Roman Polanski non è mica Francesco Bruni. Un testo ricco di sfumature intellettuali, allusioni, citazioni colte. Due attori, unità di spazio, tempo e luogo, si ha quasi l’illusione di assistere ad un unico lungo piano sequenza, anche se così, tecnicamente parlando, non è. Classica situazione teatrale a rischio noia e prolissità, pericoli magnificamente schivati da Polanski, che è maestro in situazioni simili. E qui veniamo al “però”…

Per il precedente Carnage si potrebbe adoperare suppergiù la stessa descrizione, ed il punto è proprio questo. Per quanto i due film siano eccellenti, innegabilmente eleganti e raffinati, sono anche fondamentalmente simili come impostazione. Polanski gioca di mestiere, fa quello che sa fare meglio, non rischia poi molto, si adagia sulla sua abilità di destreggiarsi in situazioni così asfissianti e stringenti. Una sfida per qualsiasi altro regista, una passeggiata per lui. Quisquilie mi si dirà, davanti a tanta grazia e ben di Dio, e probabilmente avete pure ragione; è che dopo pochi minuti dall’inizio del film ho sentito rimbalzare l’eco di Carnage, e in qualche misura quel rumore di fondo mi ha un po’ infastidito.
A parte ciò, Venere In Pelliccia sarebbe da proiettare nelle scuole di cinema, servirebbe a tutti, attori, regista, sceneggiatore, tecnico delle luci, costumista, autore delle musiche. Ogni pezzo qui trova la sua collocazione perfetta, idilliaca, ogni tessera del mosaico quadra che è un piacere.

Con Venere In Pelliccia ho pure riscoperto la Seigner; che fosse una gran cavallona mi era chiaro da tempo, ma la sua recitazione algida e legnosa mi aveva sempre lasciato freddino. Beh, o ci avevo capito poco io (che può essere, per carità), o nel frattempo è successo qualcosa, perché qui la Seigner recita divinamente, espressiva come non mai (aiutata anche da un doppiaggio italiano, ad opera della “solita” Emanuela Rossi, magnifico). Erotica, misteriosa, ambigua, sfuggente, irresistibile, magnetica, un grattacielo di personalità in reggicalze e negligé che si affacciano senza soluzione di continuità durante i 96 minuti di pellicola.

Un film splendidamente ameno, giocoso, farsesco. E alla fine ti rimane pure il dubbio che, ironicamente, Polanski ci abbia messo del proprio (come nel film Thomas afferma di aver fatto col suo adattamento di Sacher-Masoch). Vista la somiglianza fisica tra Polanski e Mathieu Amalric, vista la presenza della Seigner e i suoi trascorsi fetish in Luna di Fiele, vista la predilezione di Polanski per certe situazioni morbose, secondo me ci ha un po’ confessato tra le righe come ama passare il tempo libero con la sua Emmanuelle. E buon divertimento allora! :-p

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Bellissimo, l’ho adorato.
Anch’io sono rimasto stupito dalla Seigner che non mi era mai parsa una grande attrice e che invece qui è di una bravura sconcertante.
L’ho visto in francese e lei è davvero straordinaria, non pensavo che potesse essere così brava. Anche Amalric è bravissimo ma la Seigner ha una marcia in più.

Il film è grandioso in tutto, dalla scrittura alla fotografia e mi piace segnalare anche le musiche di Desplat che prosegue il suo felicissimo sodalizio con Polanski con una colonna sonora bellissima. Lui è sicuramente uno dei più bravi in circolazione.

Ho visto il film dal blu ray italiano. È passata qualche settimana e quindi non ricordo bene, però il master non era il massimo, i colori erano sballati (e infatti il trailer - unico extra - si vedeva meglio).

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il film non è assolutamente il mio genere ma devo dire che l’ho apprezzato, pur senza gli entusiasmi di cui sopra
credo che il doppiaggio italiano non gli abbia fatto bene e alla lunga il gioco viene un po’ a noia, ma è diretto, scritto e interpretato così bene che vale senz’altro la visione

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