Lost Horizon - Orizzonte perduto (Frank Capra, 1937)

http://www.imdb.com/title/tt0029162/
http://www.cinematografo.it/pls/cinematografo/consultazione.redirect?sch=394


Grande e visionario film di Frank Capra, tratto dall’omonimo romanzo, 2 anni di produzione, 6 ore la prima cut del regista, 3 ore la seconda, 3 milioni di dollari di budget (tipo Avatar dell’epoca), 4000 m2 di capannone refrigerato per le scene con la neve, una scena di nudo (ma a distanza), 1 anno solo per creare i set, uno di questi il set più grande mai costruito al mondo. E poi, dopo il successo iniziale, il film venne tagliato, rimontato, adattato alle esigenze belliche con propaganda contro i giapponesi, fino a che non si perde definitivamente il negativo…
E infine, negli anni 80, dopo aver ritrovato la traccia audio integrale, viene ripristinato ai 132 minuti di lunghezza originaria, con alcune sequenze rimpiazzate da immagini fisse, e altre di bassa qualità (16 mm).

Il film è ovviamente indispensabile, un b/n da brivido, il tema dell’utopia e di Shangri-La, il posto perfetto, nascosto tra le valli del Tibet, in contrasto con il mondo fuori, violento, inutile. E poi, l’inizio in Cina, e frasi non proprio “politically correct” per l’epoca (e difatti vennero tagliate in seguito). Insomma, a larger than life movie, da vedere almeno una volta nella vita.

L’ho visto da pochissimo anch’io, nell’eccellente DVD Columbia che si sforza, per quanto possibile, di restituire la visione originale di Capra. Il film è un capolavoro, non c’è dubbio, uno dei migliori apologhi fantastici di sempre, ma personalmente preferisco forse la prima metà alla seconda: fin quando permane l’atmosfera di mistero il film non ha eguali (ecco il modello cui guardavano Lucas e Spielberg per Indiana Jones e il tempio maledetto), ma la parte finale della fuga dall’Eden mi ha convinto un po’ meno. Narrativamente, come suggerisce anche qualcuno negli extra, il problema è che in una società ideale latitano i conflitti necessari a un buon racconto, e la figura del fratello che vuol abbandonare il paradiso in terra effettivamente non mi ha convinto troppo.
(Ricordo, fra l’altro, un racconto a fumetti di Carl Barks che era una specie di variazione sul tema, con gli abitanti della città utopica che alla fine venivano invece sedotti dal consumismo e adottavano i tappi della Coca-cola come moneta di scambio)

Per chi, ahimé, continua a ripetere la tiritera del Capra “buonista”, segnalo anche un altro suo eccellente film “cinese”, L’amaro tè del generale Yen.

Capolavoro assoluto, secondo me: il miglior film di Capra, superiore persino a La vita è meravigliosa. La storia è coinvolgente ed tutta la parte finale mette i brividi… ma ovviamente il meglio sono i discorsi dell’High Lama Sam Jaffe, che da quanto sapevo duravano tipo il triplo ma vennero selvaggiamente tagliati in fase di montaggio per raggiungere una durata complessiva accettabile.

Ottimo anche il dvd che circola, peccato solo che abbiano trovato una colonna audio integrale ma non quella video, col risultato di avere qualche scena - non molte, comunque- ricostruite con fotogrammi e foto di scena.

Pensa che io ho letto la storia di Barks da bambino prima di vedere il film di Capra, che ho visto poi verso i 20 anni. In italiano si chiamava qualcosa tipo Zio Paperone e la città di Tra-La-La :-p

Rivisto per la millesima volta; continuo a subire il fascino di questo film in modo totale… Sam Jaffe veramente grandioso, stento a credere che avesse soltanto 45 anni.

Concordo con saimo che il personaggio di George, il fratello minore, è un po’ debole e stereotipato; penso comunque che la cosa non riesca ad intaccare un film del genere.

Uno dei capolavori di Frank Capra e degli anni '30.
A fine novembre esce per A&R un nuovo DVD del film. La novità è che dovrebbe contenere il doppiaggio originale d’epoca (Augusto Marcacci, Paolo Stoppa, Carlo Romano e soprattutto Lauro Gazzolo che ovviamente doppiò il bicentenario fondatore della comunità).
No so se crederci, però viene ribadito anche tra gli extra.

Personaggio stereotipato, ma ovviamente necessario. Forse l’attore non era granché. Me lo ricordo in un’altra interpretazione piuttosto debole anche in Scandalo a Philadelphia.
Grande Sam jaffe, eccezionale anche Edward Everett Horton, “l’eunuco preferito da Lubitsch”. Nato per la commedia.

Ho visto il film sempre in inglese, ma debbo dire che il doppiaggio originale anni '30 sarebbe un recupero notevole. Sul retro della cover del dvd A&R è proprio specificata la presenza di entrambi i doppiaggi.

Mi correggo. Leggo che Lauro Gazzolo non ha doppiato il vecchio bicentenario, cioè Jaffe, ma L’anfitrione in un certo senso, colui che guida i visitatori nel villaggio, cioè H.B Warner. Comunque era sempre vecchio.
Dubito però che Paolo Stoppa abbia doppiato Edward Everett Horton, come leggo. Si può dire misdubbing, anziché miscasting?

E invece l’ha doppiato proprio Paolo Stoppa, questo doppiaggio d’epoca non era una rarità, andava in onda sulla Rai negli anni '80 e fu pubblicato in Vhs dalla Columbia nella collana Winners. Il vecchio saggio lo doppia Olinto Cristina.
Il ridoppiaggio fu fatto a fine anni '90 per l’edizione Dvd.
Il doppiaggio d’epoca aveva i dialoghi di Alessandro De Stefani e la direzione di Sandro Salvini.
Spero di non essermi dilungato troppo.

Avrei l’età per averlo visto in TV col doppiaggio d’epoca, ma non me lo ricordo.
Evidentemente Stoppa non si era ancora specializzato nel doppiaggio di carogne alla Richard Widmark o Kirk Douglas.
Edward Everett Horton era così bonario. Tra i doppiatori di quel film avrei visto meglio Carlo Romano.

Sarà almeno quindici anni che possiedo la versione italiana con il doppiaggio d’epoca…

Appena preso il dvd “rimasterizzato in alta definizione”. E guarda caso, il br Sony estero ha pure l’audio italiano…

L’ho preso anch’io. Non un grande acquisto, del resto sapevo che il doppiaggio d’epoca aveva troppi tagli. Non sapevo invece che avevano “tagliato” di almeno un secolo anche l’età di Padre Perrault: nella versione originale, e nel ridoppiaggio, avrebbe almeno 250 anni, qua arriva forse a 140 anni, un bimbo.
Hanno ringiovanito di una decina d’anni anche Maria, la ragazza che poi scappa coi due fratelli. Tra l’altro, rivedendo il film, proprio il personaggio della ragazza mi sembra il punto debole di tutta la storia. Non si capisce per quale motivo debba mentire sulla sua età e voglia andarsene, sapendo che fuori dalla vallata invecchierebbe subito. E’ talmente innamorata del fratello di Colman che farebbe di tutto per seguirlo o è matta? C’è solo una scena in cui dice che la tengono lontana da tutti gli altri. Troppo poco per capire.

Forse la sua storia veniva approfondita nella versione lunga del film, che Capra dovette tagliare in modo congruo… chissà.