Luciano Martino: Un amore che vive (Olga Bisera, 2015)


Trovato in un Mercatino a solo €1. Ho cominciato a leggerlo da poco. In realtà l’intervento della Bisera si limita alle prime 90 pagine sulle quasi quattrocento in totale. Le altre contengono numerose testimonianze di gente che l’ha conosciuto di cui nel frattempo alcune morte anche loro (Gianluigi Rondi, Maria Rosaria Omaggio, Alvaro Vitali, George Hilton, Claudia Cardinale, Delon, Milian e Morricone tra gli altri). Ce n’è uno addirittura di Laura Antonelli, ormai scomparsa anche lei, che nel 2014, anno di stesura del testo, ormai aveva completamente chiuso i rapporti col cinema da molti anni. Pesa come un macigno l’assenza della Fenech.

Tenerissima la letterina, riprodotta all’inizio, che con una scrittura ancora indecisa nel 1938 il cinquenne Luciano scrisse alla mamma per ringraziarla di avergli dato il fratellino Sergio. Gratitudine eterna alla signora Martino.

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Deludentissimo. A parte il fatto che la Bisera racconta cose che ai più neanche interessano, tremenda la cronaca dell’ultimo giorno di vita del produttore, ma il tono è: ‘lui era costretto a fare certi film in realtà avrebbe voluto produrre solo film d’autore’ anche se la Dania, anche come Lea prima e Devon poi, ha fatto i miliardi proprio con questo tipo di film. Irritante il povero Alvaro che dopo aver citato il solito Fellini, si è fatto diventare Pierino anche nei film degli anni 70 pur interpretando ruoli di tutt’altro tipo.

Comunque mi ha lasciato basito il comportamento della donna una volta morto il produttore. Loro erano a Malindi e Martino è morto sul volo che lo stava portando a Nairobi (496 km di distanza ho controllato su Maps) e una volta morto lo ha lasciato lì tornando a Malindi posto che lei poi dice aver sempre detestato. Pensate, lo dice lei stessa, ha lasciato la salma di quel povero uomo dentro l’ospedale di Nairobi. Da solo, senza nessuno che lo guardasse, che se lo piangesse, che se lo riportasse a Roma. Chissà che ne avranno pensato il fratello Sergio e le figlie Dania e Lea. Boh? Certo, poi è stato recuperato, però per almeno una giornata è rimasto lì da solo. Mah!

Non mi spiego l’assenza della Fenech tra le testimonianze eppure i due sono rimasti soci in affari, perciò presumo anche amici dopo tanti anni insieme, fino alla fine.

Ignorantemente chiedo se qualcuno ha mai intervistato Martino.

p s.: Il tono è più o meno lo stesso del libro dedicato a Fulvio Lucisano. Si parla di Franco e Ciccio e vorrei vedere, si parla di Mario Bava e vorrei vedere, ma incidentalmente (?) non si cita il fatto che la IIF ha prodotto e distribuito anche i film di Gianni Grimaldi e/o prodotto e distribuito quelli di Tiziano Longo mentre con un salto carpiato degno di un campione olimpionico si arriva fino al solito Troisi per poi farsi belli con i film di Massimiliano Bruno e di Brizzi (!).

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@rodar, mi presterai poi sto libro?

Se vuoi, ma è una perdita di tempo.

Mi chiamò un albergo per fare degli extra lungo la Roma L’Aquila nel lontano luglio del 1985 ed una sera, mi ritrovai a servire al tavolo Luciano Martino con il fratello Sergio e Isabel(la) Russinova di ritorno da San Benedetto del Tronto, dove avevano girato Mezzo destro, mezzo sinistro…
Certo non mi aspetto qualche riga nei miei confronti, ma voglio leggere se la Bisera racconta la verità sul loro carattere o come sempre fanno su queste biografie, descrivono sempre di “persone splendide, che si sono trovate benissimo a lavorare con loro, indimenticabili” e tanto altro.(sempre se c’è qualche riga, altrimenti pazienza, lo leggo ugualmente)
Quella volta con la ex conduttrice di Sanremo del 1983 e di Discoring, (e non solo) tra una portata e l’altra, i due, non si erano affatto comportati bene.

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l assenza della Fenech forse si spiega con il tipo di rapporti che potrebbero esserci tra le 2 signore

A questo non avevo pensato. Però è anche vero che dalla fine del rapporto con Martino erano passati tantissimi anni (si sono lasciati intorno all’81-82). E vabbè.

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