Marco, Nicola e Batticuore (Franco Villa, 1992)

Al termine di una carriera quarantennale da operatore e direttore della fotografia Franco Villa decide di giocarsi la sua ultima carta e prima di ritirarsi dalle scene realizza il suo unico film da regista.

Si tratta di un film dalla parte degli ultimi, i cui protagonisti sono dei diseredati. Un bambino orfano abbandonato dai genitori, in affido ad una famiglia benestante ma totalmente “altra” rispetto al mondo ed alle modalità relazionali che egli conosce, dalla quale scappa non trovandosi a suo agio, non sentendosi capito e compreso; un imprenditore fallito col vizio del gioco, ingenuo ed infantile, senza fissa dimora, che vive di espedienti e viene continuamente turlupinato e fregato dalla gentaglia che frequenta alla bisca clandestina; una ex tossica un po’ svitata, con qualche rotella fuori posto, un po’ artista, un po’ sognatrice ed un po’ poeta, che alterna momenti di lucidità e momenti di crisi nera. I tre si incontrano e si sostengono a vicenda, mentre intorno a loro osserviamo un sottobosco umano variamente assortito di immigrati, spacciatori, mariuoli, biscazzieri, artisti di strada, mendicanti e chi più ne ha più ne metta, per una pellicola che vuole mettere al centro le persone marginali, generalmente dimenticate ed ignorate nella nostra società.

Buone intenzioni a parte, però, non si tratta di un film riuscito. Le tematiche affrontate sono trattate ingenuamente, in modo superficiale: spesso la sceneggiatura non risulta adeguata e pare a tratti naif ed ingenua come i protagonisti della vicenda. Argomenti importanti e tosti trattati in modo superficiale e tirato via, purtroppo nonostante alcuni tocchi poetici densi di significato la maggior parte del film scorre via in un’annacquato annaspare tra il mediocre e l’incompiuto. Certo non aiutano le performances degli attori, chi alla prima esperienza, chi con già alcune pellicole alle spalle, ma tutti impacciati e poco in parte nonostante gli sforzi profusi.

Insomma, scrivere una sceneggiatura e dirigere degli attori non è semplice, Villa ha voluto togliersi questo sfizio e per una volta nella vita cimentarsi nel ruolo del deus ex machina, tirando su in autonomia un progetto un ambizioso ma che fa acqua un po’ da tutte le parti. Forse con dietro una produzione solida avrebbe ottenuto risultati diversi, più maturi e concreti. Quello che resta del suo film sono tante buone intenzioni e buone intuizioni, e tutto sommato anche qualche vivido lampo in grado di trasmettere emozioni.

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