Meat kills (Martijn Smits, 2025)

sarei abbastanza d’accordo che si tratta dell’horror migliore del 2025 (perdonatemi l’ingenerosa parola horror): diventa tale proprio quando stai per farti due palle così nel suo continuo mettere la spunta all’attivismo animalista e credi di aver già capito tutto: invece smentisce ogni tuo bias da spettatore sgamato, è una di quelle rare scacchiere dove le pedine diventano indistinte e indistinguibili, le fue fazioni sono entrambe bianche e entrambe nere al tempo stesso: il topo è il gatto, il gatto è il topo, non esistono colpevoli né innocenti, vincitori né vinti, hanno tutti ragione e tutti torto pari misura, e anche se sei convinto del contrario non sai mai bene cosa accadrà davvero tranne che non ce ne sarà per nessuno ma come ci si arriva, chi uccide chi e quando e come e perché, lo puoi scoprire solo avanzando. e avanzare significa anche finirla ostaggi di un belluino crescendo wagneriano che fa tornare alla mente frontieres ma con un costrutto sensato che scavalca-scansa il torture for the mere sake of it e anzi lo rende congeniale e funzionale ergo davvero percussivo.
favola la protagonista, una bomba di espressività e spontaneità interpretativa, bella che ammazza (pun intended?) anche quando è imbibita di sangue dalle punte dei capelli a quelle degli alluci, mi si sta ancora contorcendo il cervello nel cercare di capire se l’ho già vista in altri film o semplicemente mi ricorda da matti qualcuno che conosco e non capisco chi.
f/x convincenti non meno degli attori, deo gratia analogicissimi.

due note dolenti: il titolo internazionale che va a sostituire quello originale, più centrato, di meat day e il

che a me a dire il vero ha fatto davvero cascare braccia e coglioni perché va a rovinare una traiettoria sì parossistica e iperbolica nella sua ferocia ma anche estremamente verosimile, con l’incedere di quella undicenne che sa perfettamente come si usa carica un fucile e come si spara senza cadere per terra e come si sgozza qualcuno polverizzando in due minuti tutta la sospensione dell’incredulità fin là conquistata. non fosse stato per sta sboronata scontatella da dilettante che scivola nella buccia di banana della peggiore previdibilità del genere, avrei parlato senza vergogne di capolavoro.
in ogni caso sposo toto corde il consiglio di frank: da recuperare senza pensarci due volte e nemmeno una. macchina filmica quasi perfetta di un regista da segnare sul libro mastro e tante bellissime legnate sui reni.

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