Oggetto sessuale (Bruno Gaburro, 1987)


Visto secoli fa non avevo mai avuto ritorni di fiamma. Rivisto oggi, penso proprio per l’ultima volta nella vita.
La storia gira e rigira è sempre quella: il ragazzo timido, impacciato verso l’altro sesso e soprattutto vergine che non lo sarà più per… mano, diciamo, di una donna esperta e più grande di lui. Ambientato ad Ischia, dove effettivamente è girata qualche scena, la villazza dove si svolge la maggior parte del film era invece la villa di Casal Lumbroso a Roma. Soggetto e sceneggiatura portano la firma di uno dei più prolifici, Piero Regnoli, e si sa che quantità molto raramente fa rima con qualità, tuttavia per l’occhio che non pretende lezioni di vita lo stile fumettistico garantisce un minimo di svago. Il regista - presumibilmente per vergogna - si firma “Bob Singer”, trattandosi di Bruno Gaburro non mancano passaggi ripresi con cura, ottimi primi piani, quel pizzico di mestiere che rende il prodotto vedibile. Consiglio spassionato: dividetelo fra primo e secondo tempo, uno oggi e l’altro domani, come ha fatto il sottoscritto, eviterete un pisolino fuori programma. Il ritmo infatti è come previsto molto lento, alla stessa maniera di tanti, troppi erotici che se non fosse per la protagonistaaa… qui è 'sta Simonetta Caro… ehm, da dove salta fuori? Bella donna eh, davvero, quando esibisce il lato B inguainata nella lingerie è un bel vedere (leggi “sedere”).
È anche abbastanza spigliata nelle scene d’amore, ma l’erotismo non decolla mai veramente. Diverse sequenze recitate da attori più convincenti sarebbero risultate di sicuro maggiormente coinvolgenti, penso ad esempio a quando Laura sul divano senza slip apre le gambe eccitando il padre del ragazzo seduto di fronte che inizia ad accarezzare la moglie. Perché Laura (Simonetta) è una prostituta d’alto bordo - e fra i clienti non poteva mancare Erminio Bianchi - ingaggiata da una benestante coppia di porcelloni composta da Marcello (Al Cliver, unico nome che risuona familiare di tutto il cast) e sconosciuta consorte affinché svezzi il figlio Sergio (altro giovane attore mai visto) che pensa solo a leggere. Come sempre avviene, i ricchi coniugi coinvolgono di buon grado nei loro giochetti anche la cameriera - la futura pornostar dell’estremo Manya! Qui ancora Maria Cristina Colecchia, giovanissima, capelli ricci e neri, non sfigura nel triangolo coi padroni.
Laura parte in quarta, a mio parere anche troppo, gli mostra subito il triangolo delle meraviglie, a freddo, e il ragazzo rimane di ghiaccio. Nella sua immobile paralisi non gli salta minimamente in mente di accarezzare manco di striscio lo splendido corpo tonico e liscio anche nei primissimi piani, anzi peggio: a un certo punto lei gli regala uno striptease non esecrabile e ben ripreso proprio standogli accanto, e lui che fa un solitario a carte non la degna di uno sguardo.
La seconda parte forse non è proprio malaccio, perché diventa un tira e molla, i due - che ancora non si sono neppure dati mezzo bacio ovviamente - ripartono da zero facendo finta di conoscersi in quel momento, sembrerebbero giocare con malizia, sul più bello lui si blocca e la caccia via, poi si inventa di essere impotente, intanto Laura è a un passo dall’innamorarsi, o almeno così scrive sul suo diario giornaliero, ma riordinando i pensieri capisce che è una pazzia, finché un gesto d’istinto del giovane in un momento di rabbia non spezzerà finalmente la sua castità. Non finisce qui, nella coda finale Sergio scontatamente vede il padre che allunga l’assegno a Laura, ode di nascosto i loro discorsi e capisce tutto, corre su un rudere in cima alla scogliera, ma i cambi d’umore a corrente alternata e i consequenziali colpi di scena continuano…
Appropriati i commenti musicali di un altro emerito sconosciuto (Serfran), probabilmente si ispirano a grandi temi ma risultano senza dubbio della giusta dolcezza quando ci vengono serviti i pasticcini per gli occhi.
Particolari salienti:
il telefono Ericofon “cobra” rosso utilizzato in tanti pornazzi coevi;
la mini-cravatta alla Vito Catozzo rossa e blu esibita da Al durante la festa in villa;
la citazione esplicita “Hai visto Blow up? Il film di Antonioni…”;
il trucco alla David Bowie dei due balordi cannaiuoli con il ghetto blaster che tentano di violentare Laura sulla spiaggia “degli inglesi”.
E a 'sto punto pure lo slip intimo bianco che indossa lei… ma non stava andando al mare?

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se non sbaglio Michel Serfran e Michael Serfrain erano pseudonimi usati da Ubaldo Continiello

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Dici? Non vorrei mettere in dubbio la tua parola, ci mancherebbe, ma lo stile mi pare diverso.

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Hai ragione tu. Avevo fatto una ricerca poco approfondita, controllando bene è venuto fuori quello che sostenevi.

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Non so se il visto censura scritto tutto numeri romani se lo sono inventato di sana pianta ma se è vero sarà mai uscito in sala? È vero che sono passati più di 40 anni fa ma almeno a Roma sto film proprio non me lo ricordo.

Sarei curioso anch’io di sapere se è apparso al cinema, la locandina italiana è invedibile, ho fatto una ricerca sommaria, non sono stato a perderci il sonno, non ne valeva la pena a mio giudizio. Non ci sono attrici di cul…to, per me.
Uscito cmq all’estero:


Su Italia Taglia non risulta perciò è possibile che se lo siano veramente inventato di sana pianta. Il perché vai a saperlo.

su imdb dicono: visto censura italiano n. # 81060 del 10-7-1986

Uscito in DVD anche in Turchia col titolo Ogluma Ogret (la versione doppiata in turco si trova ovunque in streaming, mi ha sorpreso che non abbiano tagliato le numerose inquadrature… ginecologiche della Carosi)
Simonetta Caro è Simonetta Carosi, qui su una copertina di Skorpio


e qui in un’inquadratura di W la Foca

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Vi prego, rileggete questi due post del disinformatore, altrimenti dite che sono fissato. Ma non c’è nessuno dei moderatori (tutti in vacanza) che dia consigli a questo tale per il bene del forum? Una serie di cazzate (il numero del n.o - in cifre romane, augh - se lo sono inventato - chi se l’è inventato, suo nonno?), e di osservazioni inutili (a Roma il film non se lo ricorda - e chi se ne frega se non se lo ricorda?) Vi sembrano post che fanno progredire la discussione e il forum tutto?

Io invece mi baso su dati oggettivi: il nullaosta è ovviamente autentico (29 novembre 1985: bocciato; 10 luglio 1986 approvato in appello), e il film è uscito dappertutto, e per di più in sale di prima fascia: la prima proiezione italiana è avvenuta a Padova nel luglio 1987, e a Roma è uscito addirittura al Quirinale, sia pure in ritardo rispetto ad altre città. Ma lui non se lo ricorda, e ce ne faremo una ragione.

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