https://www.imdb.com/it/title/tt10784464/
È sempre con un pizzico di emozione che ci si appresta a rivedere un film per adulti risultato soddisfacente ai tempi della spensierata gioventù. Imbattutomi nella videocassetta pubblicata dalla non certo celeberrima La foglia di fico non ho resistito e me la sono portata a casa. Il film me lo ricordavo piuttosto bene perché, ripeto, da inesperto mi aveva impressionato. E te credo! Ma Karin l’avete vista? Che bomba-sexy, un’onda d’urto ad alta pressione… sfoggia acconciature e completi da cinema tradizionale, per il sottoscritto la migliore porno-attrice di tutto l’hard italiano, dopo Marina of course. Posso capire che i gusti siano vari, che a uno piacciano le bionde e all’altro le brune, comprendo anche chi ha un occhio di riguardo solo per la carne fresca, ma il mestiere sommato a charme e magnetismo a mio parere fanno davvero la differenza. E la biondona tedesca ne era di certo dotata, anche suo malgrado potremmo dire. Perfino la critica pornografica d’oltreoceano abituata a bellezze assolute (perché chirurgicamente cesellate) di ogni colorazione e fisionomia ammette che Karin può stare anche vestita seduta a gambe incrociate, tanto ti arrapi lo stesso.
In questi piacevoli 1945 metri di nitrato di cellulosa che scontatamente hanno raggiunto sotto forma di VHS (riproposta in DVD) anche i videoregistratori tedeschi è Laura, moglie di Giuliano (J.P. Armand), parte in tromba illustrandoci cosa avviene ogni notte da un po’ di tempo nel talamo: “Ancora! Ancoraaa!!”, posseduta si dimena come una pazza, vuole ricominciare e si avvale di un “addrizzac@**i” (dovete vederlo!), sale a cavalcioni e continua “Ancoraaaaahhh!!!”; l’uomo si trascina in bagno, lei lo raggiunge, “Ma così non lo stai lavando…”, irresistibile l’espressione soddisfatta della donna che vede e sente fra le mani che la situazione si sta facendo di nuovo “spessa”; si fa prendere sul lavandino e dopo l’ennesimo orgasmo segue Giuliano come una cagna in calore in camera da letto, ma lui esplode, non si può continuare ogni notte così, accusa la moglie di essere insaziabile, le suggerisce di andare a farsi visitare dal cugino ginecologo. Lei accetta il consiglio ma non è d’accordo, cosa c’è di male se vuole fare l’amore con il suo uomo? E poi, non è che alla fine è lui il “sottosviluppato”? Di sicuro la ama “di meno”…
A mio modestissimo parere il regista qui è molto abile nell’innescare psicologicamente una detonazione, stuzzica, diverte, coinvolge e contemporaneamente sconvolge lo spettatore: chi non vorrebbe trovarsi al posto di Giuliano alle prese con una Karin allupata?
Però facendo ogni santo giorno tutta questa ginnastica inguinale effettivamente si va a finire in un letto d’ospedale, come giustamente sottolineato dallo stesso marito.
Sì, ma la moglie lo fa solo ed unicamente per amore del suo uomo…
Una volta tanto voglio entrare in aperta polemica col Dizionhard a cui questo macroepisodio introduttivo non è piaciuto, trova esagerata la mimica di Karin e si lamenta dei troppi primi piani concessi alla tedesca…
Amico mio, senza offese, ci mancherebbe, machecazzostaiadì!?
(In confidenza, mi vergogno quasi a dirlo, ma è la verità vera… non spifferatelo a nessuno… a cinquant’anni suonati questo segmento ha avuto un’influenza concreta in quel complesso processo neurovascolare che culmina con un flusso sanguigno all’interno dei corpi cavernosi).
Attenzione, perché il suo non è un cammeo tipo quello di Aldo Ralli e Dino Cassio in DEBORA LA BAMBOLA BIONDA, non è un ruolo di contorno come quello di Garinei e Andronico ne LA DOTTORESSA DI CAMPAGNA, qui il ginecologo Giorgio interagisce fisicamente con una Karin in preda alla licantropia.
Non acceleriamo i tempi, il film è ben costruito, ben dialogato, doppiatori di razza, anche le musiche - come al solito nei film di Paul Bryan - sono coerenti, il titolo è convinzione posta alla base di una diottrina, richiama ovviamente l’ultima scena del film, ma non è una “semplice” orgia, ha una funzione ben precisa, è un dovere non un piacere (!)… non fatemi aggiungere altro.
Ma prima del finale, scontato solo perché si tratta di un porno, ne succederanno davvero delle belle. Il dottore infatti, preparatissimo sull’argomento - la presunta ninfomania della donna - spigliato e incarnato magistralmente dal Foti (giuro!) capisce che nel subconscio supplisce il desiderio di cambiare partner facendolo a tutto spiano col marito, e così al grido di “Devi scopare!” procede con la terapia per gradi. Laura la segue con attenzione, prima seduce il cameriere - solo oral, ottimo il lavoro di lingua ma torre tristemente pendente - poi fa un bagno saffico con la cameriera - capelli ricci, crespi e neri, gatta pelosa e scurissima, bel contrasto col biondo-azzurro-latteo della tedesca e musica dolce - che la manipola con un grosso ditale di gomma dalle pareti sagomate, facendola impazzire. A cena - ah, belle pure le eleganti ambientazioni - il marito non è che sia proprio convintissimo della diagnosi del dottore, gli sembra una potenziale giustificazione ai tradimenti, la moglie cerca di spiegare bene: “Per tradirti dovrei innamorarmi di un altro uomo”. Anche questa conversazione a tavola è piuttosto interessante, sfociata in un litigio spinge Laura ad andarsene a casa della sorella, “Dove c’è aria di solidarietà”. Inverosimilmente la congiunta sarebbe una Denise Dior che sembra sua figlia, sposata con uno più in là con gli anni dello stesso Armand. Ma costui ha un grosso pregio… “Non si ammoscia mai”. Nella realtà il tipo rimane barzotto e spurga allo yogurt (sic!).
Ma il film non cade mai di tono perché in alternato ci viene mostrato che nel frattempo Giuliano si è fatto portare dalla servitù ben due bottiglie di whisky (più un’altra che era già in tavola sono tre), si sbronza a tal punto da scambiare la cameriera per la moglie intanto che lo aiuta a spogliarsi per andare a letto…
Ricordiamo che Laura finora ha sempre agito per amore, non è una sgualdrina, sta solo seguendo la cura prescrittale, e infatti sbollita la rabbia torna a casa da Giuliano, ma…
Anche qui una scenetta divertente, accompagnata da una simpatica marcetta di quelle che assecondano le peripezie erotiche di un Banfi o un Montagnani, e non mancano le spiate dal buco della serratura. Chi scrive definirebbe l’opera una “commedia sexy-hard”, infatti.
Anche il secondo blowjob che la padrona di casa impartisce al cameriere denota flosceria e ricorso allo yogurt. E così, per alzare davvero il termometro al massimo grado della zozzeria, Laura si visiona un bel pornazzo in videocassetta dove Malone prende a 90 una Sophie Fibelle che maneggia e slinguazza il piripicchio di un pastore tedesco. Come ben sapete questi accoppiamenti animaleschi erano una mania del periodo, la povera Karin lamentava la sua foto affiancata a immagini di questo tipo sugli affissi, decorati da frasi come Sono l’amica degli animali che portavano gli spettatori (e anche i semplici passanti) a pensare che la zoofila fosse lei. Poverina… una donna sfortunata che nella vita di tutti i giorni era davvero amante del miglior amico dell’uomo.
“Ho visto le videocassette che mi hai dato, ho seguito le tue istruzioni alla lettera, ma ho sempre voglia di scopare!”, Laura si sfoga col ginecologo, anche qui grande ed esilarante scambio di battute fra i due che danno prova pratica della differenza fra il saper recitare e l’essere belli senz’anima. Non voglio telecronacarvi tutta la scena - a mio parere assolutamente stracult - ma sappiate bene che il dottore proverà a “estirpare il desiderio per forza di consunzione” (!) e mentre la donna ululando si gingilla vorticosamente collezionando orgasmi a raffica stesa a gambe spalancate sul divano con l’ausilio di un grosso membro di plastica (fa parte della cura oh!), Foti accanto a lei con una faccia che vi lascio immaginare impugnando un altro fallo di lattice le stuzzica un capezzolo. Laura prosegue arrivando a tredici orgasmi consecutivi battendo il suo precedente record di… “Cinque o sei, non di più…”, “Laura, dì la verità…”, “Beeeh… allora diciamo nove o dieci…”, mentre il dottore incitandola a non fermarsi mette in fila su una lavagnetta magnetica (di quelle da prima elementare!) una lettera calamitata per ogni orgasmo, finchéee…
Ah! La terapia non funzionerà e così, come dicevo, viene legittimata l’orgia finale dove si distingue - e me la ricordavo eccome! - Marina Kiss per trucco da porcona, accoglienza dove non batte il sole e convincente incasso di abbondante spruzzo in pieno viso. Non si capisce bene chi rappresenti nel film (un’amica, presumibilmente), l’orgia è animata da J.P., la Dior con la sua frusta rossa-cheteloingrossa, suo “marito”, la cameriera e Karin che ancora una volta lecca il cameriere di nuovo barzotto e che come sempre gode “all’orzata”.
Sì, il vostro sospetto è più che legittimo, perché legittimato, il regista ha compiuto lo sforzo disumano di accontentare l’inaccontentabile, dare una spiegazione logica - come dite? Scientifica? - alle scopate del suo pornofilm. Penso fermamente sia da lodare.
“Trionfo di Karin Schubert”, Marco Giusti sul suo Dizionario stracult asseconda i miei toni tripudianti; “Esibizione splendida”, stessa solfa sul Dizionario del cinema hard, entrambi - in perfetta sintonia con l’altisonante (e carnascialesca… e truffaldina!!) retorica del porno sostengono che Karin “fa di tutto”.
E non è affatto vero, Marina Kiss fa di tutto… e la Fibelle anche di più… la Schubert dopo l’exploit iniziale col marito praticamente vive di rapporti lesbo-simiani, autostimolazione forsennata e blowjob senza erezione né schizzi, tutta la panoplia di perversioni bestiali (e non) è in realtà affidata ad altre “specialiste”.
Ma c’era da aspettarsi che come ogni opera di pregio (secondo i miei gusti) sarebbe stata accompagnata da qualche polemica… “Da un film ne fecero quattro”, sosteneva la giunonica bionda, infatti pare che questo ORGIA LIBERA rientri meschinamente in un quartetto di lavori targati Paul Bryan usciti sfruttando un unico nullaosta e inciampati presto in problemi giudiziari, guardate infatti il manifesto originale dove il titolo venne coperto da uno nuovo, ma questa è tutta un’altra storia. Che mi piacerebbe fosse raccontata da chi la sa per benino…







