Di Pin il monello, stranamente non mi raccontó nulla Ugo.
Spesso, quando veniva a trovarmi al bar si soffermava a raccontarmi aneddoti legati a film più importanti dove aveva recitato.
Gli unici trash che citava erano Quella peste di Pierina e Teste di quoio girati più per…esigenze particolari, in un momento particolare della sua vita.
sentita questa perla …roba da lsd per apprezzarlo…chi ha inventato la cioccolata?la mucca negra…effettivamente copertina inquietante,ma sto naso ritto non è che aveva dei sottotesti allusivi??
In realtà VIAGGIO DI NOZZE IN GIALLO è uscito nelle sale. C’è un passaggio in provincia di Roma nel dicembre 1990.
Penso fossero uscite tecniche per far risultare il film come circolato nelle sale. Mi pare fosse una sala di Palestrina
Sì certo, “uscite tecniche”, come le chiamano. Però a fini statistico-burocratici è un’uscita in sala pubblica a tutti gli effetti.
Nel caso qualche “fortunato” possegga il 45 giri, potrebbe verificare gli “autori” di cotanta poesia?
Il testo fu scritto da Sergio Pastore che ebbe anche un’intensa attività di paroliere (risultano a lui ascritti i testi di ben 22 canzoni, tra cui alcune tratte dai suoi films, come ad esempio quella cantata dalla compianta Laura Troschel vestita con tuta mimetica da soldato nel delirante “I mercenari raccontano”). Collaborò inoltre ai testi di alcune canzoni del cantautore partenopeo Ciro Sebastianelli (4 posto al Festival di Sanremo del 1978), anch’egli passato a miglior vita, tra cui “Cagnate a’ faccia”, scarsamente intelleggibile per chi non abbia una perfetta padronanza del napoletano stretto.
Produzione e distribuzione “Big cinematografica” del mitico Luigi Grosso, ex bidello catapultato al dorato mondo della celluloide in quanto mosso dal sacro fuoco dell’arte. Che il brevilineo protagonista bambino William Grosso sia suo figlio?
Certo!
Visionato oggi “Viaggio di nozze in giallo” unico mezzo per vedere l’epònimo “kapolavoro”. Che dire…Un’esperienza, aggiungerebbe l’amico Zardoz “…da non fare” ma tant’è…
Ammetto candidamente che, non avendo mai visto un solo film di Pastore, oserei volentieri, affrontando l’opera in questione. Per poi pentirmene amaramente? Chissà. Oramai di vaccate d’antan made in Italy, ne ho visionate un discreto numero. Ci ho fatto l’abitudine, o quasi. Sono vaccinato, diciamo. Anche se può sempre arrivare, quando meno te lo aspetti, il…virus. Letale…![]()
![]()
![]()
Essendomi immolato per tutto il forum, volevo condividere con voi quest’esperienza unica e irripetibile nel senso da non ripetere (però mai dire mai!)
La visione di questo film costituisce l’unico mezzo per tutti coloro che desiderino godersi l’altrimenti irreperibile “Pin il Monello” che il “grande” Sergio Pastore (1932-1987) presentò al “Festival del Cinema per Ragazzi” di Giffoni nel 1982 (con quale piazzamento non ci è dato sapere e sarebbe meglio non saperlo). Leggenda metropolitana vuole che la pellicola in questione rimase incompiuta, tanto per cambiare per mancanza di soldi e che della stessa sia sopravvissuta soltanto una copia lavoro priva del doppiaggio. Mistero su mistero: che cosa sia stato effettivamente proiettato al “Festival di Giffoni” davvero nessuno lo sa.
Comunque e al di là di tutto, il tal Michelangelo Iurlaro, collaboratore non so bene a quale titolo nella “Sergio Pastore’s factory” “Il Nuovo Mezzogiorno d’Italia”, nella necessità di divulgare al pubblico il capolavoro inedito del Maestro per raggranellare, si disse, qualche fondo ministeriale, assemblò nel 1990 scene realizzate ex novo con la maggior parte del girato del misterioso “Pin”, opportunamente ridoppiato per l’occasione.
Il film realizzato in estrema economia e in un unico ambiente ha per protagoniste la meteora Claudia Cavalcanti, già stellina di coeve rivistelle soft-core del calibro di “Gin Fizz”, che fecero da trastullo onanistico per gli adolescenti e i post-adolescenti dell’epoca e Giovanna Lenzi, seconda moglie del Pastore e autrice della sceneggiatura di “Pin”.
Scendendo nel dettaglio, si inizia con la Cavalcanti nelle vesti della giornalista Claudia (che fantasia!) che decide di intervistare la scrittrice di fama mondiale Miss Jeannette (sic!), ovviamente impersonata dalla Lenzi, per chiederle conto della sua ultima fatica letteraria. Quest’ultima, presentatasi con una vistosa ingessatura (non sappiamo dirvi se vera o fasulla), ci informa di essere scampata a un gravissimo incidente automobilistico nel quale perse la vita il compagno che stava per sposare. Salvata da un ragazzino che, accortosi dell’accaduto, provvide a chiamare tempestivamente i soccorsi, la scrittrice si determina a dedicargli una favola per bambini da intitolare “Viaggio di nozze in giallo” (titolo più sconclusionato e inappropriato non si poteva trovare ma andiamo avanti)!
La Lenzi-Jeannette, con piglio particolarmente serioso, ci narra una storia piuttosto improbabile che ha come protagonista un bimbo un po’ monello di nome Pino (sic!), il quale vive, sempre a detta della scrittrice, sospeso tra realtà e fantasia (mah!), continuamente rimproverato per le sue marachelle dai suoi genitori (i veterani, per non dire attempati, Massimo Serato e Adriana Giuffrè). Il ruolo del piccolo protagonista è invece affidato a un insopportabile William Grosso, figlio, a quanto pare, del catanese Luigi Grosso, un ex bidello titolare della “Big Cinematografica”, incaricata di distribuire il film con gli esiti che, ahinoi, conosciamo e che si improvvisò negli anni a venire improvvido regista dirigendo in terra di Trinacria alcuni pornazzi di infima qualità con protagonista nientemeno che la “divina” Marina Lotar.
Tornando a noi, gli anziani genitori si trovano costretti a subire nel parco della loro villa le lamentele della direttrice zitella e baffuta e del maestro elementare isterico di Pino. A parte le gags pietose dal sapore slapstick e la continua e irritante offerta di biscottini da parte della mamma ai due ospiti, il frangente narrativo si ricorda per un litigio dei genitori culminato con l’inevitabile scambio di battute “Io devo lavorare!!” e “…io invece cosa faccio secondo te: ballo??”, seguito, alla parola “ballo”, da un assurdo minuetto in cui il Serato e la Giuffrè continuano a discutere ma accennando passi di danza (questo si che è cinema ragazzi!!). Dopo aver assistito di punto in bianco anche all’intervento di un frate (l’ex cappellano della Lazio Padre Antonio Lisandrini!!!), capitato non si sa come nel parco della villa, si passa ordunque al tanto atteso “regno della fantasia”.
Qui il cantautore napoletano Ciro Sebastianelli, nelle vesti di un menestrello, ripreso talora a colori e talora in bianco e nero (non credo per precisa scelta registica ma per via dell’unica pellicola in parte avariata a disposizione) ci introduce amabilmente alle varie idiozie che siamo costretti a sorbirci, nonchè ai vari personaggi, uno più assurdo dell’altro, incontrati dal nostro piccolo protagonista. Immersi in una sorta di un’“Alice in Wonderland” in versione ultrapoveristica e naturalmente ultratrash, ci attendono dunque: uno spaventapasseri umano che, una volta liberato, salta e balla come un demente; un contadino avaro che viene preso a zuccate in testa; lo “Zorro e lo 007 de noartri” Giorgio Ardisson nella parte di un circense che, intonando note a casaccio con un’armonica, attende sugli scogli la sirena (eehh??) che, secondo lui, gli riporterà l’amata Regina, naufragata dopo un viaggio in America con il suo circo. Regina, ricordata in flashback, ha le fattezze della truccatissima Moira Orfei, personaggio, continua l’Ardisson, amato da tutti, sia dagli uomini che dagli animali, tra cui annoveriamo, come spasimante, persino un elefante parlante a nome “Whisky”!!! Seguono poi: la principessa etrusca Etrù (sic!) con tanto di serpente e coccodrillo al seguito, desiderosa di sacrifici umani (arisic!), nonchè una bambina cinese, interpretata da una non meglio identificabile “Fior di Loto” con i suoi amici trasformati da un qualche incantesimo in assurdi pupazzetti.
Si ritorna dunque alla Cavalcanti e alla Lenzi. Quest’ultima, dopo aver commentato la vicenda con frasi di sconcertante banalità, non manca di regalarci, con la sua consueta seriosità, autentiche perle di cultura e saggezza. La scelta della favola infantile immersa in un’atmosfera fantastica ci porterebbe, secondo lei, a un grado superiore di conoscenza (eeh???); ci insegna inoltre che i bambini sarebbero più ricettivi degli adulti in quanto questi ultimi utilizzerebbero prevalentemente la parte sinistra del cervello, rimanendo ingabbiati, a differenza dei bambini, nei ritmi frenetici della vita moderna (cosa???!!!).
Lasciando un attimo da parte l’amletico dubbio su quale dei due emisferi cerebrali abbiano usato la Lenzi e il suo compianto consorte nel partorire cotanto capolavoro, riprendiamo le allucinanti avventure del nostro “simpaticissimo” Pino. Dopo aver incontrato un manipolo di quarantenni vestiti come scolari di prima elementare e affetti da evidenti problemi psichici, ci imbattiamo nel più improbabile e improponibile Pierino della storia del cinema interpretato dal baffuto e oggi compianto Ugo Fangareggi, il quale, nelle sue numerose interviste rilasciate, non parlò mai di questo film (e ne ebbe ben donde!!!). Ad aumentare l’aura di sculto che aleggia per l’intera pellicola, non poteva poi mancare la maestra di Pierino in versione addirittura “sexy-flexy”, in persona della lungagnona Livia Romano, presentataci (apoteosi del weird!) con delle incredibili “tette a punta” in guisa di una Francesca Kitten Natividad di casa nostra (sembra che le abbiano messo due coni stradali sotto la maglietta!!). Nel richiamare le sue origini di soubrettina da quattro soldi delle più scalcinate TV locali, la nostra si connota per un’inconfondibile camminata slanciando continuamente le gambe per aria!!! In tale contesto appare chiaro come il Pastore abbia preferito abbandonare i registri del film per ragazzi per cedere a inauditi livelli di pecoreccio e di trash. Oltre agli immancabili purganti dai prevedibili effetti, rimangono scolpite nelle nostre cinefili memorie le sberle mollate dal Pierino-Fangareggi alla nostra “sexy flexy dalle tette a punta” quando immagina (fantasia nella fantasia e anche qui aggiungo questo si che è cinema ragazzi!!) di essere dalla stessa pregato in ginocchio nella speranza di un qualche contatto sessuale!!! (vedere per credere!).
A questo punto compare in scena anche la “tanto attesa” sirena ripresa dalla cintola in su (evidentemente mancavano i soldi per il relativo costume) e con l’Ardisson che, abbandonata l’idea di ritrovare viva l’amata Regina, se ne va sbottando con un indimenticabile “…era meglio che rimaneva schiacciata dalla zampa dell’elefante!” (e anche qui vedere per credere!!!).
IL tutto si conclude con Pino che si risveglia dal sogno, certo di aver vissuto insieme a noi malcapitati spettatori senz’altro un’esperienza unica e forse irripetibile, anche se alcuni aggiungerebbero, da non fare. Come dar loro torto!!
Lo hai trovato???
Si lo.puoi ordinare al csc
Il film (?) è un’esperienza psicotronica rara, sembra di sognare specie quando arriva la maga etrusca o il Pierino di Fangareggi. Non ho mai provato gli acidi ma credo che ci si avvicini molto con questo misto di velleità autoriali di provincia (secondo me la Lenzi ci credeva davvero), tentativi maldestri di fare cassetta e povertà assoluta.
Secondo me la storia che il film fosse incompiuto è falsa non solo per la proiezione al Giffoni, ma soprattutto perché è impossibile che avessero finito i soldi, non avendone in partenza: i porno di Sacco sono ben più ricchi.
Mi sembra di aver riconosciuto addirittura una canzone originale di Nico Fidenco, a cui avranno dedicato l’intero budget.
Il refrain di Pin Monello è cantato da Ciro Sebastianelli su parole immagino di Sergio Pastore
Ho capito. Vuoi che la Vinegar, insieme al br, metta pure il cd con la colonna sonora…![]()
![]()
![]()
Credo Pin il monello ebbe cmq una qualche limitata distribuzione. Non posso al momento verificare ma era elencato in un Segnocinema d’epoca in uno dei loro special “tutti i film dell’anno”. In epoca pre-internet li prendevo in prestito in biblioteca e ricopiavo manualmente tutti i titoli, e per l’annata 1982 è presente nella lista dei titoli distribuiti.
Ho controllato le annate di Segnocinema 1982, 1983 e 1984, ma il film non è mai citato. E’ possibile che tu ti confonda con l’altro film di Pastore, APOCALISSE DI UN TERREMOTO, presente nello speciale dei film di Segnocinema dell’anno 1983, e la cui recensione ho riportato nel thread su quest’ultimo film. Del resto PIN IL MONELLO non ha mai avuto il visto-censura, quindi è impossibile che sia stato distribuito, mentre VIAGGIO DI NOZZE IN GIALLO ha avuto un’uscita tecnica solo nel 1990.
