Sono queste le notizie che mantengono alto l’orgoglio patriottico!
Ma come ca**o ci è finito Curia a lavorare al fianco di Pontello e Olinka in un film di produzione francese (coprodotto con Hong Kong)? Beccato en espanol ho paura che sia inedito in italiano, o no?
prodotto dal randall del castello delle donne maledette
Nel libro “Luce rossa” tutte le informazioni sul film in un’ampia scheda ad esso dedicata.
Ecco dove l avevo sentito! Curia rientra dunque nelle riprese effettuate in Italia.
Essendomi preoccupato di farla sbobinare e incidere su DVD giustifichiamo la (modica) spesa con una visione. Diffuso - scontatamente letti i nomi degli interpreti - anche in versione hard, l’edizione “Emmanuelle va a Cannes” in lingua spagnola distribuita dalla madrilena Beltronik Video lo propone ahimè come erotico (coscienziosamente in effetti così riportato anche sulla cover della VHS) e con le scene esplicite troncate a colpi di mannaia, tuttavia possiamo considerarla un’integrazione alla lista di apparizioni pubbliche dato che né la stampa specializzata italiana né quella francese la menzionano. E non la trovi manco su internet. Partenza sprint amici, Olinka Hardimann (Emmanuelle) e Sabrina Mastrolorenzi si esibiscono in successione all’interno di un night capitolino: la sosia di Marilyn è sciolta e spigliata, leggermente sovrappeso la sua carnosità viene dimenata sul palco con sicurezza fra coreografici balletti; l’italiana è meno dinamica, ostenta una finta timidezza ma seguitando nello strip-tease riesce a trasmettere una maggiore morbosità. Frank, un giovane, magro e barbuto Gabriel Pontello è il partner della protagonista, si intrattiene a discorso con Pino Curia, in pratica oltre che da compagno le fa pure da agente. E - in ottemperanza coi ruoli sadici e perversi da lui ricoperti di solito - da magnaccio. Meritano considerazione le feroci (non esagero, vedere per credere) estrinsecazioni di godimento che il baffuto romanaccio articola con le espressioni del viso mentre possiede Emmanuelle, sono l’unica cosa davvero divertente del film assieme alla movimentata sequenza finale. Olinka becca il suo uomo a letto con Sabrina e va su tutte le furie, viene coinvolta dai due amanti in un rapporto a tre ma poi decide di cambiare vita, la sua meta è Cannes. Prima e dopo l’arrivo nella cittadina del Festival tutti i passanti si girano ad osservarla - la sua burrosità è molto appetitosa nonostante alcune acconciature al limite del digeribile - ma anche per guardare direttamente nella mdp. Sogna di diventare la nuova Marilyn Monroe, viene intervistata, si fa notare in topless sulla spiaggia, finalmente incontra una regista, gira la sua prima scena! Sì, in deshabillé sul prato amoreggia fino a riceverlo fra le cosce… è un passaggio obbligatorio come quello nel letto dei produttori, ma lei è determinata, convinta delle sue qualità (quasi esclusivamente fisiche), vuole avere un’opportunità, giocarsi le sue carte, ce la farà a sfondare secondo voi? Certamente il mio è un giudizio da turiferario del cinema a luci rosse italico ma lo stile registico e la qualità di sceneggiatura e fotografia non si discostano in modo considerevole dal livello tecnico messo in mostra dai nostri compaesani, anzi. Le musiche solo di tanto in tanto si fanno orecchiabili, il nome dato alla protagonista tutto pare tranne che casuale… Semplicistica la scelta della narrazione fuori campo, non malvagia invece l’idea di spedirla a Cannes, peccato per la rappresentazione, persino in patria la si definisce affidata a “scatti documentaristici della fauna vista mille volte: paparazzi e stelline a seno nudo, cerimonie, code di curiosi” (Dictionnaire des films francais pornographiques & erotiques). Ivi Chistophe Bier non esita a considerarlo “noioso, non interessa neanche ai fan di Olinka”. Stroncato altresì dalla critica italiana, anzi disintegrato proprio: pollice verso per la versione soft, quella hard e la stessa protagonista (Andrea Napoli - Luce rossa). Ebbene sì, manca la commedia a dare un po’ di ritmo, si rimpiangono le trovate bizzarre del pornocinema italiano tanto apprezzate per audace spregiudicatezza anche all’estero, c’è solo un interminabile amplesso su di un piccolo aereo condotto dal pilota automatico che non si capisce bene quale attinenza abbia con la storia. Inedito nella nostra lingua i dialoghi in spagnolo un po’ ci aiutano e in tempi di correttezza politica (!) non conviene affatto sfottere lo straniero, riconosciamo dunque a Pallardy il merito di essere riuscito a fondere due autonomi segmenti di girato e aver impiegato l’ingegno necessario per costruirci intorno un dramma erotico, volendo (ma soprattutto volando) si potrebbe addirittura riscontrare un retrogusto autobiografico considerando la carriera reale della finta-Marilyn, difatti c’è un messaggio, diciamo pure un ammonimento. Sì, peròòò… versione soft e dialoghi solo parzialmente comprensibili!!!.. Consigliati insomma solo i due spogliarelli all’inizio (se siete fan delle attrici).
La spogliarellista Paola Farrow (che nel film non compare - si tratta probabilmente di un’identificazione con Sabrina Mastrolorenzi) è accreditata anche nei titoli di testa della versione spagnola da te visionata?

