Quando suona la campana

Anno 1970
Durata 87
Origine ITALIA
Colore C
Genere GUERRA
Specifiche tecniche PANORAMICA KODAKCOLOR
Produzione MARINA CINE FILM
Distribuzione INDIPENDENTI REGIONALI - AVO FILM

Regia
Luigi Batzella
Attori
Giuseppe Costantini
Brad Harris
Edilio Kim
Marisa Lando
Alfredo Rizzo
Brigitte Skay
John Turner
Soggetto
Luigi Batzella
Sceneggiatura
Luigi Batzella
Fotografia
Ugo Brunelli
Musiche
Luigi Batzella

http://www.cinematografo.it/pls/cinematografo/consultazione.redirect?sch=22106

Dal 9 luglio il dvd CGori

Parte di questo film venne riciclato per montare La bestia in calore, sempre dell’ineffabile Batzella…

Film brutto, di una miseria e di una sciatteria di mezzi sconcertante. Pessima la recitazione, inconsistente pure la regia/fotografia, complessivamente direi noia e torpore.

Più che altro è noto per essere stato la fonte di approvigionamento de La Bestia in Calore, e secondo il Morandini, a sua volta avrebbe prosciugato Tre Franchi di Pietà, western sempre di Batzella
Abbastanza fuori contesto Brigitte Skay, che dovrebbe essere una umile contadina del paesello, ma che pare la diva in mezzo agli straccioni, troppo bella, troppo coiffata, troppo panterona per essere credibile.

Incomprensibile il fatto che, a metà film, si passi dal colore al bianco e nero; o meglio, secondo Batzella l’espediente sottolineerebbe un cambio temporale, a colori infatti c’è tutta la vicenda durante la guerra, mentre in bianco e nero ci sarebbe la vita di Tego divenuto Gasparre, che fa il bandito tra i monti. Ora, venendo tutto sempre e comunque rievocato in flashback, attraverso il racconto che il prete fa a Brugher, l’ex militare nazista, non si capisce il motivo di suddividere la narrazione in due “colori” diversi, tanto più che solitamente il bianco e nero è cronologicamente precedente al colore e non viceversa. Ma Batzella lo sa solo lui, e ci regala questa interpretazione eterodossa dello spazio-tempo, rigirando fatti e cromatismi a piaser.

Delirante pure il primo piano strettissimo di Tego/Gino Turrini (occhi e fronte) con i bombardamenti in sovraimpressione, e lo sguardo allucinato, a creare l’effetto “follia progressiva”…molto simile a quella dello spettatore…

non sono riuscito ad arrivare in fondo ma penso che gli darò un’altra chance con l’umore giusto
non è certo un film da lunedì sera