Domenico Paolella: uno dei (non molti) registi autenticamente fascisti del cinema italiano. Durante il regime fu anche uno dei collaboratori razzisti della spregevole rivista antisemita “La difesa della razza” (diretta da Telesio Interlandi, con Giorgio Almirante tra i redattori).
La cosa che mi ha sempre colpito è che tutti gli uomini di cinema fiancheggiatori del regime mussoliniano, anche quelli che erano in posti di potere, non furono mai oggetto di provvedimenti nel dopoguerra (la famosa amnistia) e molti di loro continuarono imperterriti nelle loro carriere, compresi gli aderenti alla Repubblica nazifascista di Salò.
Evidentemente, l’industria aveva bisogno di loro. Al di là delle idee, forse era gente realmente capace. Che la cosa ci piaccia, o no. Un altro nome “importante” che mi mi viene alla mente, è Alessandro Blasetti. Che, oltretutto, fece sé stesso in “Bellissima”. Diretto dal COMUNISTONE Visconti…
P.S. “Non furono mai oggetto di provvedimenti”? E qui mi viene da rispondere, con un adeguato mix di cattiveria e sarcasmo “Ringraziate Togliatti!!”. Fattuale…
Blasetti fu un fascista della prima ora. Anzi era considerato un intellettuale fascista. Una figura presa in considerazione anche da Mussolini stesso, ma prima con la ‘‘fondazione dell’Impero’’ e poi con le leggi razziali man mano prese le distanze.
Se non ci fosse il rischio di andare OT, caro Zardoz, potremmo citare la lunga lista di chi ha militato nella Repubblica di Salò, a partire da Dario Fo (che poi, da grande opportunista, si convertì a sinistra subito dopo la Liberazione). Un altro attore “fascistissimo” era Mino Doro, collaborazionista nazifascista negli ultimi anni di guerra. Nei documenti della censura ci sono vari casi in cui veniva ordinato di togliere il suo nome dai titoli di testa (come avveniva per le riedizioni dei film con Valenti e la Ferida). Fine OT .
Confermo su Fabrizi. Ben noto “frequentatore” della famiglia Mussolini nel dopoguerra. Eh, l’elenco sarebbe lungo..
P.S. Su Fo, come uomo, non mi esprimo. Altrimenti divento volgare. Se davanti all’artista mi inchino, l’uomo lo spernacchio senza pietà. Per i suoi tentativi patetici di celare e “minimizzare” le sue scelte. Meglio Chiari, allora.
Vabbè uno può anche cambiare idea. Pensate a Vivarelli che da repubblichino fu l’unico artista italiano ad avere la tessera del Partito Comunista Cubano ed era amico personale di Fidel Castro. Personalmente se Paolella fosse fascista non me ne importa nulla a questo punto. Sicuramente è uno che certo sottobosco lo conosceva benissimo e quel libro deve essere molto prezioso in questo senso.
Io infatti ho messo subito le mani avanti, sottolineando come stiamo pur sempre parlando di gente capace,dal punto di vista cinematografico. A prescindere dalle loro opinioni politiche, e dal colore delle loro camicie. Paolella incluso. Di cui ricordo con affetto un bel film, con Totò e Gino Cervi (ma guarda…), ovvero “Il coraggio”.
P.S. Cambiare idea? Lecito. Ma senza voler fare dimenticare (o peggio ancora, RINNEGARE) quello che si è stati, in un passato più o meno lontano. Ed è appunto ciò che rimprovero a un Fo. Viceversa ricordo un programma televisivo di non pochi anni fa, con Vivarelli intervistato a proposito della sua militanza nella Decima. Disse che se avesse saputo degli orrori del regime nazista, a cominciare dai campi di sterminio, non si sarebbe mai arruolato nella suddetta. Onore a sincerità e coraggio. Nell’ambito di quel programma, fu l’unico degli ex “baldi camerati” a esprimere una tale opinione. Forse Vivarelli era il solo ad avere coscienza e umanità…
uno dei piu’ importanti dirigenti del PCI,Luciano Barca,padre di un ministro di qualche anno fa,era stato nella x mas durante la guerra.anche ,mi pare enrico maria salerno
Tognazzi lo ricordò in modo divertito, nel senso che lui era un giovane balilla e che non avrebbe potuto fare altro altrimenti avrebbe passato guai. D’altra parte durante una dittatura… Ricordò, inoltre, di un tizio particolarmente effeminato che faceva la sfilata con gli altri ma si agitava come Wanda Osiris.
Si, anche lui. Però ragazzi bisogna anche contestualizzare la cosa. Per quanto potesse sembrare discutibile immaginatevi di stare voi in quella realtà. Non è che tutti potevano partire per andare a fare i partigiani. Non so se rendo l’idea. Per certi versi era una questione di sopravvivenza. D’altra parte ricordiamoci che l’italiano diventò antifascista dall’oggi al domani.
Infatti. Chi si arruolò nella Decima o come Repubblichino, lo fece per fanatismo (Fo, a sentire suoi ex camerati), convinzione (di vari livelli…), disperazione, perche’ giovani ed “esaltati” dalla propaganda, o addirittura perché costretti. Per dire: a 17 anni, si arruolò pure un Marco Ferreri. Per quali motivi esatti, credo che nemmeno lui lo disse in alcuna occasione o intervista…
P.S. Verso la fine della guerra, parecchie camicie da nere, si fecero…grigie. E nel dopoguerra, divennero poi bianche. E perfino…ROSSE. Sì, mi riferisco ai due principali partiti italiani…
Sto leggendo in questi giorni un libro Panni sporchi a Cinecittà e qui l’autore, Ronnie Pizzo, cita in un capitolo Osvaldo Valenti e Luisa Ferida fino all’epilogo della loro morte su fucilazione “ordinata” dal futuro Presidente della Repubblica, Sandro Pertini.
Ci sarebbe da menzionare anche Indro Montanelli, sceneggiatore del film di Giorgio Ferroni Pian delle stelle (1946). Ma ovviamente non lo faceva di mestiere, oltretutto non rinnegò mai la sua militanza fascista e il successivo abbandono di tale ideologia, nel 1943.
Pare, fra l’altro, che davvero la Ferida non c’entrasse niente con i crimini di Valenti. Pagò il fatto di essere stata la sua amante.
Che Valenti fece una scelta sciagurata è fuori di dubbio, tuttavia ci sono testimonianze di ebrei che dissero di essere stati salvati da Valenti stesso che grazie ai suoi soldi e alla sua fama li fece emigrare in Svizzera. Altri invece dissero di averlo visto nella villa in cui si compivano le torture e qualcuno disse di aver visto anche lei anche se non ci sono testimonianze dirette sul fatto che i due c’entrassero qualcosa direttamente anche se solo il fatto di stare lì… Probabilmente la verità non la sapremo mai.
Ricordo una testimonianza di Roberto Villa che affermò che Valenti era comunque una persona sempre su di giri probabilmente, e questo lo aggiungo io, per via del forte uso di cocaina che faceva che all’epoca non era così comune.
Il coinvolgimento di lei era una balla, è stata prosciolta dalle accuse in forma postuma (all’epoca delle torture nella villa della Banda Koch, lei era in ospedale per riprendersi dopo un brutto incidente). Su di lui è stato detto tutto e il contrario di tutto, in effetti la sua presenza alla sopracitata villa era assai dubbia (più che altro, ha pagato la complicità con gli intrallazzi di Koch che oltre a essere nazi trafficava in droga e altre faccenduole sordide).