Snowden (Oliver Stone, 2016)

Teso come una corda di violino, paranoico e manicheo come molto cinema stoniano, Snowden è un bel thriller sui fatti accaduti tra il 2004 ed il 2013 ad Edward Snowden, cervellone informatico al centro della più grande intercettazione di massa ordita dalla CIA e avallata da millemila colletti bianchi di Washington a più livelli, non ultimo Barack Obama (si sente l’amarezza di Stone riguardo ad un Presidente sul quale aveva evidentemente investito delle speranze).

Per certe situazioni che non spoilero il film ha elementi anche metacinematografici, soprattutto sul finale, che contribuiscono a generare ulteriore disorientamento nello spettatore. Si passa dalla cronaca giornalistica nuda e cruda a momenti più retorici ed enfatici, ed anche in questo senso ci si trova perfettamente calati nel modo di far cinema a cui Stone ci ha abituato. Bravo Gordon-Levitt (volato appositamente in Russia per conoscere il vero Snowden) e una piacevole sorpresa anche la co-protagonista Shailene Woodley, che nel film interpreta Lindsay Mills, compagna di Snowden.

Costato circa 40 milioni di dollari ne ha incassati complessivamente 37, con critiche opposte. Ad oggi detiene anche il triste record di peggior esordio in sala per un film di Stone. Va considerata la difficoltà nel trovare finanziatori americani, tanto che i soldi sono arrivati da Francia e Germania (dove è stato anche girato il film, per la parte “americana”), altro indicatore che il tema scelto da Stone era e rimane assai “delicato” Oltreoceano. Diciamo che qualcuno al Pentagono non deve essersi strappato i capelli se Snowden non ha sbancato il botteghino.

Ottimo il bluray, contenente anche degli stralci di intervista a Edward Snowden.