Sorry We Missed You (K. Loach, 2019)

Bello e durissimo questo agghiacciante spaccato di un precariato col quale bene o male siamo tutti in contatto ma del quale ignoriamo tutto quello che c’è dietro.
L’e-commerce piace a tutti e i corrieri che ci consegnano i pacchi di quello che compriamo online fanno parte della nostra normalità. Quello che però ignoriamo è quello che ci sta dietro e questo film di Ken Loach racconta la storia di un corriere freelance che, indebitandosi, compra un furgoncino per lavorare con una grossa compagnia di consegne a domicilio.

La storia è dura e realistica (il film è stato scritto anche grazie alle testimonianze di tanti corrieri che hanno chiesto di restare anonimi), con una famiglia piena di debiti che nel frattempo deve affrontare anche i problemi dell’adolescenza di uno dei figli.
È un film che ho trovato molto angosciante e verosimile, ambientato in una Newcastle grigia e brutta, con bravissimi attori, tutti molto credibili.
È angosciante vedere i debiti che si accumulano e aumentano vertiginosamente, vedere l’ansia di un lavoro dove sei obbligato a rispettare al secondo gli orari di consegna e dove il minimo errore viene pagato carissimo.

Un ottimo film, con ottimi attori e capace di lasciarci con una domanda inquietante: ma questo sistema di e-commerce è realmente sostenibile?

Bravo Ken Loach che riesce a non fossilizzarsi e a continuare ad approfondire le tematiche che gli stanno a cuore restando al passo coi tempi.

Che poi ha 84 anni (83 quando è uscito il film) eppure è sempre sul pezzo.

Credo che sia la caratteristica dei grandi spiriti liberi: un’apertura mentale, una finezza intellettuale, un’abilità di analisi del reale e una capacità di contatto umano continuamente allenate e praticate; che ti consentono di restare sul pezzo e di fare cose grandi e importanti, di comunicare in modo efficace e incisivo ai più giovani, senza gap generazionali nonostante l’età che avanza inesorabilmente.
Un altro così era Monicelli secondo me.

Chapeau.

Che bel film, ma quanta amarezza alla fine. Ancora di piu’ quando ho letto (ma c’era da aspettarselo) che alcuni episodi del film sono ispirati a fatti reali narrati da lavoratori e lavoratrici che hanno, pero’, voluto mantenere l’anonimato.

E’ stata la stilettata finale e mi ha fatto pentire di avere la malsana abitudine di leggere i titoli di coda! :frowning:

Ciao!
C.

Bellissimo film, Ken Loach riesce a parlare sempre di tematiche che gli stanno a cuore senza mai ripetersi, tenendosi al passo coi tempi. In questa storia, poi, è anche più facile riconoscersi, perché di corrieri ne vediamo tanto, spesso ci portano prodotti e non immaginiamo le loro storie. Lui è riuscito a dar voce a una fetta di mercato lavorativo attuale e piuttosto sentita