Varcare la soglia della casa dei miei nonni materni la domenica intorno alle undici significava essere investiti da un tornado di profumi avvolgenti.
L’odore della pasta al forno, del pollo arrosto con una valanga di patate o verdura ripassata in padella, il Pronto alla cera d’api (era un prodotto spray per pulire i mobili), erano i richiami olfattivi per eccellenza.
Come se non ci si vedesse da anni, era passata solo una settimana, l’immancabile frase della nonna verso mia madre “Ho fatto du cosette, lo trovo dimagrito, deve pur mangiare qualcosa".
Le ascoltavo distrattamente, ero più preso a vedere un episodio del Gorilla Lilla, Arthur e i cavalieri della tavola rotonda,
o Vicky il vichingo sul secondo canale.
I miei con la lasagna fumante dentro al piatto, una volta terminato il mio spazio, cambiavano canale per non perdersi il programma “Tg l’una” o meglio come una delle annunciatrici di turno lo presentava “Tg l’una, quasi un rotocalco per la domenica".
Il rotocalco domenicale è andato in onda la prima volta il 24 ottobre 1976 naturalmente all’una o se vogliamo essere precisi alle ore 13:00
Ha accompagnato per ben 17 anni i pranzi festivi di milioni di italiani, miscelando l’informazione giornalistica classica, alternandoli con servizi molto leggeri ed ha rappresentato un simpatico apripista della programmazione domenicale di mamma Rai, mandando in onda circa 700 puntate.
Ogni puntata (molto spesso veniva mandata in onda in diretta) si sviluppava nell’arco di 50 minuti: dopo le celebri sigle i conduttori (erano principalmente dei giornalisti della redazione del Tg1), presentavano i vari ospiti (di solito due, seduti su comode poltrone o divano) pochissime domande e partiva il primo servizio, rientro in studio, c’era una specie di commento, e via con il secondo fino ad arrivare alle 13:30.
Puntuale come un orologio svizzero la linea passava ad un’edizione flash del TG1 della durata di soli 10 minuti.
Finita la parentesi legata alle mini notizie il programma riprendeva per la seconda parte finale, mandando in onda l’ultimo servizio e intervista finale agli ospiti, prima di salutarci e invitarci di seguire il programma la settimana successiva.
Ogni giornalista aveva il suo stile: tra i volti più simpatici ,ricordati e benvoluti dal pubblico, il podio, senza dubbio lo conquistarono Enzo Stinchelli, Paolo Cavallina e Giuseppe Breviglieri che con molta ironia regalavano ventate di allegria con gli ospiti; più pallosi (permettetemi questo termine) Romano Battaglia, Elio Sparano e Claudio Angelini.
Nel corso delle sue 17 edizioni, il mini talk show ha ospitato circa 1500 vip del panorama nazionale e internazionale; tra i momenti più celebri l’intervista a Andy Warhol o il compositore tedesco Karlheinz Stockhausen (nel 1981 insieme a Lilli Carati, ed in quella puntata, l’attrice non era molto lucida) e oltre 2000 servizi giornalistici attraversando mode e vicende sociali a cavallo di quell’Italia che a piccoli passi stava cambiando.
Concludendo… la trasmissione non fu chiusa per un calo improvviso di telespettatori, chiusa perché la politica (spesso i vari capi di partito erano ospiti e senza trucco si lasciavano intervistare volentieri) e la “televisione” era oramai incompatibile con le regole della moderna TV degli anni '90.
Se volete rituffarvi a ricordare le sigle del programma e osservare delle copertine dei 45 (e non solo) eccovi serviti …








