Molto bello l’ultimo film di Ken Loach, sempre ambientato in Scozia, sempre a rappresentare il disagio sociale (e all’inizio non ci risparmia nulla), ma offrendoci una bella luce al di fuori dal tunnel, magari offuscata dall’alcool: il titolo infatti si riferisce a quella porzione di whisky che evapora invecchiando nelle botti, la porzione (meglio che parte) destinata agli angeli appunto. Facce sconosciute se si esclude Roger Allam (The Thick of It), splendide locations (le Highlands), da gustare con una bella bottiglia di single malt, rigorosamente senza ghiaccio. Vincitore del premio della giuria a Cannes.
Visto in sala (STRACOLMA!), a dicembre. Dato che tre anni fa ho visitato una distilleria di whisky in Scozia (era luglio ma faceva quasi freddo, e l’alcolico liquido è stato nettare per le mie budella…), l’“argomento” mi interessava. Sicuramente mi è piaciuto, attori adeguatissimi, ma è stato pure la conferma di quel che pensavo da sempre: Loach NON è un gran regista. E gira in modo alquanto piatto, senza guizzi, “televisivamente” nel senso peggiore. Per sua fortuna ha sceneggiature e attori, ma non sempre…
Non sono d’accordo, a parte che sforna quasi un film all’anno e con una qualità pazzesca, crea degli spaccati sociali veritieri e credibili con un’accuratezza mostruosa, oltre ad essere un gran direttore d’attori. In questo film i personaggi principali sono tutti debuttanti venuti dalla strada, ad esempio. Robert Carlyle, e non solo, l’ha praticamente lanciato lui.
“Qualità pazzesca”? Nemmeno Woody Allen (lui sì un TITANO della Settima Arte!) riesce, nonostante giri ALMENO 1 film l’anno, a tenere sempre un livello altissimo di qualità, figurarsi un Loach. Ribadisco: a volte ha la fortuna di avere gli attori giusti, e in quel caso indubbiamente li sa dirigere, ma in sè è di certo un regista tutt’altro che imprescindibile. E il suo voler fare il “compagno duro & puro” non lo porta lontano, nè cinematograficamente nè a livello umano: ricordo la figura di cacca che fece col festival di Torino, mi pare nel 2011…
Anche per me Loach è molto bravo a dirigere attori e non attori mostrando certe realtà con grande sincerità però neanch’io lo considero un grande regista.
Ha azzeccato diversi film ma mi ha sempre dato l’impressione di essere schiavo del fatto di considerarsi un eroe della working class a tutti i costi, cosa che lo porta a fare dei film trascurabili (nonostante siano probabilmente nati con le migliori intenzioni).
È comunque innegabile che cinematograficamente sia tutto sostanza e che di forma ce ne sia poca o nulla.
Le storie sono belle e spesso emozionano, le ambientazioni sono realistiche e gli attori rendono molto bene però da un punto di vista meramente cinematografico siamo su livelli davvero modesti. Probabilmente a lui non interessa granché questo aspetto ma per me è comunque importante.
Non ho visto questo suo ultimo film (se capita lo recupererò) ma dopo il, per me, pessimo “Looking For Eric” non ho più tanta fiducia in Loach.
Ecco, il punto è proprio questo: Loach pensa troppo al contenuto (che dev’essere Alto, Importante, possibilmente SOCIALMENTE UTILE), e in pratica se sbatte della forma. Ma, se permettete, così facendo parecchi cinefili (e quasi tutti gli spettatori comuni) sono ampiamente scusati se SE NE SBATTONO di tanti suoi film…