https://www.imdb.com/it/title/tt0259877/
per gli hindi-recap mash up remake ripoff remix vale un po’ il presupposto di partenza di buona parte degli yesilcam-movies loro gemelli eterozigoti (più trash quando non indigenti-indigesti, e soprattutto più fulmicotonei, ma comunque dall’elevatissima wacko-value): sono esperienze a cavallo tra l’extrasensoriale e l’ultramondano da assumere più come un nuovo stupefacente sperimentale che film in senso stretto (stretto poi davanti a una filmografia dove le nostre durate standard di 90-105’ son ritenute mediometraggi e che prendono una riga di sinossi e ne fanno una tautologia potenzialmente infinita non si può proprio usare): oscillazione continua tra essenzialità e fascinazione per l’ultra-kitsch, sequenze che sembrano durare un’eternità a fronte di altre che evaporano bruscamente senza preavviso, e una logica onirica che ignora molte normative narrative contemporanee. un cinema così omerico, ipertrofico, pericolosamente ipercalorico e senza quasi interpunzioni o comunque con un senso della punteggiatura tutta sua e che urla “espressionismo!” a ogni secondo va assolutamente consumato (stante che è se mai il film a consumarti) con appetenza da digiuno forzato o grandissima golosità altrimenti è come addentare quei dolci così strafarciti che già al primo morso mandano a scazzoni i valori glicemici.
fatta questa premessa applicabile a praticamente tutta bollywood, la ciccia: va immaginato un repechage dell’iconografia vampiresca secondo fisher e murnau, francis e franco via méliès, che si commistiona via via – ma sempre quando meno ce lo si aspetta - alla rom-com da sceneggiata napoletana, alla sexycomedy childish, all’adventure kung-fu movie e al musical barocco con quel non so che di peplum di riporto, boostata da colori caldi oltre ogni concetto di saturo (siamo davvero al gelatina-pride da mandare a nascondersi bava e argento), scenografie cartapestali da funhouse anni 70 tra geyser di nebbie artificiali (anch’esse variopinte), castelli improbabili e una quantità di teatralità superiore ai limiti consigliati (che non lesina trashacchiosamente in involontari looks on camera e un protagonista che – giuro - sembra la versione indiana di sandro ghiani)
insomma, un’apoteosi di artigianalità esasperatissima, impurità strutturali, dialoghi che sembrano venire dall’italo-goth 60’s e una farmaco-cinetica che dire irregolare è eufemizzare. inutile concludere che nei soggetti predisposti alla cine-archeologia e alla weirdotronia può produrre un indescrivibile stato di ilare entusiasmo duraturo e la smania di recuperare tutto l’hindi-horror di allora, e che sono della partita di chi si è scapriolato di sollucchero per 150’ filati ai quali certamente sono arrivato un po’ sfiatato, ma pur sempre riconoscendo il sommo appagamento di un’esperienza incredibilissima.
@LorenzoCardoso con questo secondo me saetti oltre ogni iperuranio. recuperare entro subito!!